
Il wayang è una forma tradizionale di rappresentazione teatrale dei burattini, originaria dell’isola indonesiana di Giava. Nel 2003, il wayang indonesiano è stato nominato Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.
Rinomata per i suoi burattini elaborati e i complessi stili musicali, questa antichissima forma di narrazione, risalente al VII secolo, è fiorita per dieci secoli presso le corti reali di Giava e Bali, e nelle aree rurali, diffondendosi poi nelle altre isole dell’Indonesia, dove si sono sviluppati vari stili di performance locali.
Ci sono quattro teorie sulle origini del wayang (indigena, Giava-India, India e Cina), su cui ha prevalso l’origine indigena giavanese. Tuttavia, il wayang ha focalizzato le sue narrazioni sull’epica indiana classica, ed è sopravvissuto all’avvento dell’islam in Indonesia, che oggi è il più popoloso Paese a maggioranza musulmana del mondo.
Importantissimo elemento della cultura indonesiana, il wayang è stato probabilmente il veicolo principale per la diffusione e la conservazione della tradizione indiana classica in Indonesia, anche dopo l’islamizzazione. Un testo giavanese risalente all’840 (era cristiana) afferma che esistevano sei specie di funzionari di corte incaricati all’organizzazione degli spettacoli di wayang, prova evidente di una presenza del wayang da tempo istituzionalizzata nelle corti giavanesi. Lo sviluppo di questa arte ebbe luogo durante il periodo dei regni indù-buddisti in Indonesia, tra l’800 e il 1500.
In tutte le sue varie forme, sono fondamentali i ruoli del dalang, non un semplice burattinaio, ma depositario di una preziosa tradizione orale, regista e narratore, e del gamelan, la tradizionale orchestra indonesiana di strumenti a percussione, in prevalenza gong e campane.
Si dice che la parola wayang derivi da “ma Hyang”, che significa “viaggio verso la terra della spiritualità”, ma viene spesso menzionata la più probabile etimologia dalla parola giavanese bayang, ombra. Infatti, la forma più antica, e più famosa, è il cosiddetto wayang kulit, il teatro delle ombre giavanese.
Marionette piatte di cuoio (kulit significa appunto cuoio), che proiettano le loro ombre su un telo, vengono abilmente manovrate dal dalang durante gli spettacoli di wayang kulit. La grande epica indiana, soprattutto il Rāmāyaṇa e il Mahābhārata, rappresenta il suo repertorio. Solo nel XVI secolo (ai tempi del regno di Majapahit a Giava) si sarebbe sviluppata un’altra forma di wayang kulit, il wayang gedog, il cui repertorio era tratto dal romanzo di Panji. Più o meno nella stessa epoca sarebbe nato il wayang kelitik, con marionette tagliate nel legno. Alla fine del XVI risalirebbe il wayang golek con burattini tridimensionali di legno, nel tentativo di rendere il wayang accettabile anche dopo l’islamizzazione. Le sue rappresentazioni trattano il ciclo di Amir Hamzah. L’islam, sebbene contrario alla rappresentazione della figura umana, non ha cancellato il teatro delle ombre giavanese, anzi ha fornito un tema musulmano, che si è affiancato ai più antichi e sempre prevalenti cicli di origine indiana classica.
Alcune forme di wayang, meno antiche, sono vere e proprie forme di danza, con gesti stilizzati e a scatti, ad imitazione dei movimenti delle marionette: il wayang topeng, con attori mascherati, e il wayang wong con attori non mascherati.
Sebbene sia stata a lungo dibattuta la possibilità di un’origine indiana del wayang, gran parte del repertorio del wayang kulit è di diretta provenienza indiana, con l’aggiunta di elementi giavanesi: il ciclo di Arjuna, il ciclo di Rama, quello di Pandawa e più tardi si è aggiunto il ciclo di Panji, l’eroe culturale giavanese. È stato proprio il wayang a preservare la tradizione indiana in Indonesia anche dopo la fine di ogni influenza diretta.
Bibliografia:
Santa Maria, Luigi. 1971. Le influenze indiane classiche nel mondo malese indonesiano. Indologica Taurinensia. Torino.
Laureata Magistrale in Lingue e Civiltà Orientali presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con la tesi ‘Spot Pubblicitari di Cosmetici Indonesiani Halal: Donne, Hijab e Bellezza Ideale’, ho focalizzato la formazione accademica sullo studio della lingua e della letteratura indonesiana. Ho trascorso due semestri presso la Facoltà di Studi Umanistici e il Dipartimento di Gender Studies dell’Universitas Indonesia, rafforzando il mio interesse per gli studi di genere, la letteratura e le tematiche femministe. Svolgo l’attività di autrice per l’Associazione Italia-ASEAN e The Walkman Magazine. Attualmente corsista del ‘Digital Temporary Export Manager Academy’ erogato da Italian Trade Agency.

