L’avvento dei falsi guru e l’Illuminazione di massa

In Italia, sebbene non manchino fittizi santoni nostrani e associazioni “spirituali” truffaldine, si sta via via espandendo il fenomeno dei “falsi guru”. Si tratta di persone che, dopo anche un singolo viaggio in India, tornano in Occidente tutte imbellettate di conoscenze superficiali sulle antiche religioni e filosofie del subcontinente indiano. Convinti di possedere dentro di sé quel patrimonio sconfinato che affonda le sue radici in qualche millennio prima dell’era comune, si sentono in grado di impartire insegnamenti senza aver mai seguito le orme di un vero insegnante. Così divengono divulgatori di bhakti e storpiatori di mantra.

Tuttavia, siamo sicuri che tale fenomeno sia da attribuire soltanto agli occidentali? Non è forse, questa, una tendenza presente nella stessa India?

A tal proposito, può risultare interessante analizzare le parole di Premcand, figura di spicco della letteratura hindī del Novecento, molto legato al tema della denuncia dei falsi guru. Nel suo articolo Hindū samāj ke vibhatsav dṛśy (“Gli aspetti disgustosi della società Hindū”), pubblicato nel 1934, critica alcuni aspetti della comunità religiosa concentrandosi, in più punti, sui vari asceti e guru che si fanno chiamare Babaji.

“Nella società hindū ciò che conta è ricoprirsi il corpo di cenere. Se diventi un esperto di Ganja e Charas allora ancor meglio”, e continua asserendo “così il Babaji diventa come un dio. Può essere stupido, basso, disdicevole, ma non importa, è un Baba”. 

In sostanza, sebbene il celebre scrittore riconoscesse l’esistenza di qualche vero e puro rinunciante, da ricercare soprattutto in coloro che si si sono battuti attivamente per l’indipendenza dell’India, non esitava a smascherare quei falsi guru che sono sempre pronti a far colpo sulla preda naïve e impreparata.

In un altro articolo Rāhu ke śikār (La vittima di Rāhu”) pubblicato nel 1933, Premcand traccia un’interessante distinzione tra lo yatra (pellegrinaggio) dei tempi antichi, realmente intrapreso al fine di una crescita spirituale, e il pellegrinaggio contemporaneo in cui regna corruzione e falsità, dove il materialismo vince a mani basse sullo spirito.

“In tutte le strade troverai templi, pujārī e mendicanti che non hanno altro scopo nella vita eccetto quello di ingannare, indossando abiti religiosi”.

Ma ora torniamo in Occidente.

L’avvento della New Age, a partire dagli anni ’70, ha condizionato profondamente il nostro modo di affacciarci a Oriente e di intendere quei concetti spesso così lontani dalla nostra matrice culturale. Così si è cominciata, nella gran parte dei casi, un’opera di importazione approssimativa del pensiero orientale e, in particolar modo, di quello dell’India. Il nostro stile di vita così frenetico è rimasto folgorato dalle teorie sull’Illuminazione, ma siamo riusciti a importare taluni concetti non soltanto impoverendoli, ma rendendoli oggetto di mercificazione. 

Nella sua opera “Tra Cielo e Terra”, l’antropologa e ricercatrice californiana Mariana Caplan parla di Illuminazione di massa affermando:

“L’illuminazione è morta quando sta sul bancone dell’edicola o sulla copertina delle riviste”.

L’effettiva conseguenza di questo atto di approssimazione è che, al giorno d’oggi, potenzialmente ogni individuo, dacché non esiste un certificato di avvenuta Illuminazione, può sentirsi libero di manipolare le menti delle altre persone. Ebbene, quei falsi guru forgiati nell’ignoranza non sono da considerare soltanto come figure squallide, maparimente pericolose. Infatti, essi posseggono un potere che nulla ha a che fare con le realizzazioni spirituali (siddhi) di cui parla Patañjali, ma che sta tutto nella capacità di persuadere le menti di nuovi adepti e seguaci, spesso portandoli a far parte di malsane sette.

In Italia si bada ancora molto poco al tema della protezione dalle sette o dai falsi guru, ma un importante baluardo è costituito dall’Associazione Italiana Vittime delle Sette (AIVS), che s’impegna per sensibilizzare le persone e richiamarle a prestare una particolare attenzione su questi temi.

Il numero di falsi guru in Italia cresce sempre di più, e ciò che appare quanto mai interessante è che, pur non appartenendo essi ad alcuna paramparā (lignaggio spirituale), essi tornano nel nostro paese dopo un breve periodo in India con una assai accurata e vuota serie di nozioni utili a svolgere complessissimi rituali. Così, senza la necessità di praticare e studiare per anni, tornano in Italia e si esibiscono, di fronte a un pubblico adorante, con le proprie pūjāabhiṣeka.

Mariana Caplan parla egregiamente di questo fenomeno spiegandolo in poche frasi:

“Sfortunatamente ma inevitabilmente, nell’importazione di massa delle tradizioni spirituali dell’Oriente su suolo occidentale quello che è stato importato è la serie di pratiche ed espressioni tangibili e visibili di queste tradizioni, e non la matrice culturale da cui queste sono emerse”. 

Tra i possibili esempi concreti atti a fornire completezza a tutto il precedente discorso, ho deciso di dedicare qualche ultima riga a un falso guru conosciuto a livello internazionale. Si tratta di Bikram Choudhury, celebre insegnante di yoga nato a Calcutta nel 1944 e fondatore del cosiddetto Bikram Yoga (anche detto Hot Yoga)

Locandina del documentario Netflix “Guru dello yoga, predatore sessuale” che parla della storia di Bikram Choudhury
Fonte: Netflix

Osannato e incensato dai suoi studenti, il falso guru prese a essere molto offensivo con loro, mettendoli costantemente a disagio. Quando Bikram si accorgeva di aver raggiunto un soddisfacente livello di adorazione da parte di alcune delle sue allieve, cominciava a invitarle nelle sue stanze private. In quelle stanze, come potremmo immaginare, si consumavano rapporti sessuali non consensuali, vere e proprie violenze Bikram ha ricevuto un mandato d’arresto nel 2017 per essere fuggito in India in seguito alle accuse di abusi sessuali. Nel 2019 Bikram si è trasferito in Messico, dove ha tenuto uno dei suoi affollatissimi workshop di Bikram Yoga, senza che nessuno lo fermasse.

Purtroppo esistono molte altre storie come questa in India, in Italia e nel resto del mondo. Oggi più che mai è necessario mantenere alta l’attenzione per smascherare i falsi guru”,uomini e donne perversi che si manifestano al pubblico come grandi comunicatori ma che in realtà nascondono, dietro la promessa di illuminare le coscienze e di aprire i cakra, tutto un mondo oscuro e violento su cui è necessario far luce.

Fonti:

“Representation of Popular Culture in Premchand’s Works”, Jagdish Lal Dawar

“Tra Cielo e Terra (Gli errori della ricerca spirituale e le pretese premature di illuminazione)”, Mariana Caplan ( Il Libraio delleStelle, 2010)

“Tu non sei Dio”, Maura Gancitano e Andrea Colamedici (Edizioni Tlon, 2016)“Bikram:Yogi,Guru, Predator”, Eva Orner (documentary on Netflix,2019)

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Mi chiamo Davide Cava e sono uno studente di Hindī e Sanscrito presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Sono appassionato di letteratura, musica e meditazione, suono l’harmonium e mi diletto nel canto. La mia tesi di laurea triennale si concentra su Jayshankar Prasad, figura illustre della letteratura Hindī di inizio ‘900.