Rowlatt Act, 18 marzo 1919

Il Rowlatt Act è una serie di proposte legislative antiterrorismo fatte nel luglio del 1918 da sir Sidney Rowlatt. La data esatta della sua approvazione da parte del parlamento britannico è il 18 marzo 1919.

Questi provvedimenti permisero a Gandhi di aprire gli occhi sulla realtà del dominio imperiale inglese sull’India e di cominciare la sua lotta non-violenta per l’indipendenza, ottenuta poi nel 1947, un anno prima della sua morte. Gandhi organizzò infatti un movimento di protesta che condusse al massacro di Amritsar e, conseguentemente, al suo movimento di non-cooperazione (1920-22).

Gandhi
Fonte: National Herald India

Fin dal 1917 il governo indiano aveva istituito un comitato capeggiato da Rowlatt con il compito di investigare i “crimini rivoluzionari” nel paese e suggerire delle soluzioni per sopprimerli. Il governo presentò dunque due liste per la soppressione di tali attività “rivoluzionarie e sediziose” e, nonostante la forte opposizione dei membri indiani presenti all’interno del Consiglio Imperiale, la prima lista venne approvata con il nome di Anarchical and Revolutionary Crime Act.

Questo provvedimento appariva a tratti draconiano, dato che autorizzava la polizia a cercare e arrestare indiani anche senza un mandato, che venivano poi processati e rinviati a giudizio anche per più di due anni e inoltre prevedeva un controllo molto più serrato sulla stampa. La legge ha fatto arrabbiare molti leader indiani e il pubblico, che ha spinto il governo ad attuare misure repressive. Il governo indiano ha abrogato la legge Rowlatt, la legge sulla stampa, e altre ventidue leggi nel marzo 1922.

Manifestazioni contro il CAA
Fonte: Global Voices

Circa un secolo dopo, il governo indiano ha varato un’altra serie di provvedimenti: Citizenship Amendment Act, conosciuto con la sigla CAA. Purché non contenesse delle misure draconiane, tutti i cittadini indiani hanno riconosciuto un intento celato, ovvero quello di trasformare la repubblica in una specie di habitat naturale per i sionisti, per i non mussulmani, andando quindi a sovvertire i principi fondamentali che garantiscono la cittadinanza secolare fornendo un percorso alternativo alla cittadinanza indiana per i migranti illegali. L’emendamento è stato ampiamente criticato per la sua discriminazione sulla base religiosa, in particolare per l’esclusione appunto dei musulmani.

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