Lo stupa di Sanchi

Vista dello stupa di Sanchi
Fonte: Flickr

Lo stupa è il monumento buddhista per antonomasia. I devoti sono soliti rendere omaggio tramite un rito chiamato pradakshina, che consiste nel girare attorno ai limiti di un terreno, un edificio, un qualsiasi oggetto o una persona seguendo il movimento del sole; i fedeli vi si recano inoltre per raggiungere uno degli obbiettivi più importanti del Buddhismo: capire gli insediamenti del Buddha, conosciuti come le Quattro Nobili Verità. Uno stupa è, sostanzialmente, una manifestazione del Buddha e delle sue leggi che governano l’universo: è il simbolo del Buddha per eccellenza e del suo cammino verso lo spirituale. La pratica di costruzione degli stupa risale a tempi antichissimi e la loro forma è cambiata molte volte nel corso dei secoli, tuttavia la funzione spirituale è rimasta pressoché invariata.

In India, nello stato centrale del Madhya Pradesh, si trova Sanchi, un piccolo villaggio all’interno del quale venne edificato, nel III-II secolo a.C., uno stupa per volere dell’imperatore Ashoka dopo la sua conversione al buddhismo. Il sito è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La costruzione, 36,60 metri di diametro e 16,46 metri di altezza, sorge dentro una recinzione, la vedika, dove si aprono quattro portali, costituiti da due pilastri battuti da tre architravi.

Planimetria dello Stupa Sanchi
Fonte: Pinterest

Le sezioni principali del Grande Stupa sono tre: la base, altra e circolare, che rappresenta la terra (medhi); la cupola, chiamata anda, che funge da richiamo sia alla volta celeste sia alle acqua primordiali dalle quali nacque l’intero universo; la balaustra quadrata, harmika, dalla quale erge un pennone (yashti), simbolo dell’asse del mondo, l’albero cosmico che fa da collegamento tra il mondo sotterraneo, terreno ed astrale che simboleggia questo viavai tra una vita piena di sofferenze e limiti e il nirvana, ciò a cui l’intero buddhismo aspira. È inoltre poi presente un corridoio che serviva per facilitare l’esecuzione del rituale del pradakshina. Infine, vale la pena far notare anche la presenza dei chattras, livelli di ombrelli circolari che significano il primato dell’intero complesso. Questi sono inoltre supportati dall’axis mundi, yashti.

In sintesi, lo stupa Sanchi è uno degli esempi più importanti dell’arte buddhista. La sua analisi ci permette di capire quanto antica risale la volontà da parte di una figura di rilievo di diffondere gli insegnamenti del Buddha nel territorio da lui governato e tutto ciò che ne deriva: dai rituali che avvenivano, alle tecniche edilizie utilizzate millenni fa, dalla devozione dei fedeli alle offerte che questi ultimi riservavano ai luoghi di culto come il Grande Stupa.

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