Massacro di Jalianwala Bagh

Il massacro di Jalianwala Bagh, anche conosciuto come massacro di Amritsar, è un episodio avvenuto nell’aprile del 1919 ad Amritsar appunto, nel Punjab, e di cui l’anno scorso si è celebrato il centenario.

Nel mese di marzo dello stesso anno era stato approvato dal governo britannico il Rowlatt Act, che permetteva l’incarcerazione di coloro che venivano etichettati come dissidenti, senza il bisogno di processi. Gandhi iniziò dunque ad agitare gli spiriti del popolo indiano, avviando una serie di manifestazioni pacifiche per esprimere il proprio dissenso. Tuttavia non erano rare le occasioni in cui tali rivolte sfociavano nella violenza e l’apice venne raggiunto nel mese di Aprile. Per questo motivo, nella regione del Punjab, ma anche in altre zone dell’India, venne istituita la legge marziale, la quale andava a ridurre le concessioni che erano state fatte agli indiani alla fine della Prima Grande Guerra.

Secondo alcuni dati ufficiali, nel massacro persero la vita quasi 400 persone e ne rimasero ferite circa 1200, anche se non vennero effettuati ulteriori controlli e si pensa quindi che in realtà le vittime siano state molte di più. La folla era riunita nel parco di Jalinwala Bagh in occasione della festività Sikh di Baisakhi, che celebra l’inizio della primavera.

Contemporaneamente era stato organizzato un comizio per protestare pacificamente contro l’arresto immotivato di due leader nazionalisti. Gli inglesi giudicarono la manifestazione provocatoria, in quanto violava la legge marziale e quindi il generale britannico Reginald Dyer irruppe nella piazza con 90 soldati. Per fortuna le due autoblindate non poterono entrare in quanto i vicoli di ingresso erano troppo stretti, ma egli non ritenne comunque necessario sparare colpi di avvertimento per disperdere la folla, ordinando di sparare ad altezza uomo fino a esaurimento delle munizioni. Solo poco più di cento colpi di tutti quelli sparati non colpirono il bersaglio.

Fori di proiettili ancora visibili sul muro di Jalinwala Bagh
Fonte: itinari

La strage durò dieci minuti. Bambini, donne, uomini, anziani, tutti disarmati, si accalcano verso le vie di fuga e divengono un bersaglio facile per i militari. Successivamente Dyer, che non mostrò alcun segno di pentimento per le sue azioni, fu sottoposto ad un processo che però ebbe come unico risultato la firma delle sue dimissioni e in patria venne acclamato come un eroe. Il suo obiettivo, ammise, era quello di dare una lezione all’intera India.

Sotto molti punti di vista la strage rappresentò un punto di svolta nel tragitto verso l’indipendenza dell’India. Anche i rapporti diplomatici tra India e Inghilterra subirono un cambiamento, anche se a più di un secolo dall’accaduto, il popolo indiano sta ancora aspettando delle scuse formali da parte del governo britannico e in occasione del centenario Theresa May, premier inglese, si è limitata ad esprimere il proprio cordoglio per l’accaduto, definendolo:

Un esempio doloroso del passato inglese in India”.

Il massacro ha mutato profondamente l’opinione che gli indiani avevano della corona e persero gradualmente tutta l’ammirazione che nutrivano nei confronti delle loro istituzioni.

Manifestazione tenutasi in occasione del centenario, nel 2019
Fonte: Ansa.it

Il grande intellettuale indiano Rabindranath Tagore, dopo aver ricevuto il 22 maggio notizia del massacro, rinunciò pubblicamente al titolo di cavaliere ricevuto dagli Inglesi, scrivendo al viceré britannico:

Desidero essere libero da ogni particolare distinzione, accanto a quei miei compatrioti che, per la loro cosiddetta insignificanza, sono costretti a subire degradazioni inammissibili per qualsiasi essere umano”.

Fin dall’emanazione del Rowlatt Act, Gandhi era riuscito a vedere con occhi diversi la realtà del dominio imperiale inglese sull’India e con il suo partito condannò duramente l’operato dell’esercito, affermando che gli inglesi avevano dimostrato di non avere più nessun diritto morale di governare l’India.

In seguito in tutto il paese si sono diffusi movimenti nazionalisti e con la nascita del movimento di non-cooperazione di Gandhi, si affermava definitivamente il non voler più collaborare con l’amministrazione britannica. Tale movimento rappresentò un’ulteriore spinta verso una maggiore presa di coscienza di un sentimento nazionalista, espandendosi da nord a sud.

Il senso di appartenenza ad una stessa nazione fu la spinta decisiva che portò poi il popolo indiano a rivendicare con forza la propria indipendenza, ottenuta nel ’47.

Accanto alle manifestazioni e alle iniziative pacifiche intraprese da Gandhi non mancano tuttavia episodi di violenza come quello del 1940, quando Udham Singh, un attivista indipendentista indiano che aveva assistito al massacro, alla Caxton Hall di Londra uccise a colpi di pistola O’Dwyer, il governatore del Punjab che aveva approvato pubblicamente la condotta del generale Dyer.

Una volta ottenuta l’indipendenza, il governo indiano ha fatto costruire nel Bagh un monumento in memoria dei caduti a forma di fiamma. L’atrocità del 13 aprile 1919 è stata rappresentata nel film di Gandhi, in cui però non si fa alcun riferimento alle violenze che la precedettero.

Qui di seguito, è possibile guardare la scena del massacro estrapolata dal film Gandhi del 1982.