India, Bharat, Hindustan: un unico paese?

Quel paese che tutti noi chiamiamo India, che un pò ammiriamo, adoriamo e odiamo allo stesso tempo, fa di tutto per sfuggirci e sfuggire ad ogni tipo di identificazione. Anche se forse la bellezza dell’India consiste proprio nell’impossibilità di definirla, i suoi numerosissimi nomi, usati oramai caoticamente nei manuali di indologia, tendono a confonderci. India, Bharat, Hindustan, Hindustani indicano tutti quell’Unione di Stati Federati che punge l’Oceano indiano?

“India, that is Bharat, shall be a Union of States” così si apre il primo articolo della Costituzione Indiana. Qui, nel testo legislativo più importante del paese, i termini utilizzati per identificarlo sono due: India, associato alla fine della dominazione britannica e all’Indipendenza del ’47 e Bharat, (sans. bhārata, bhāratavarṣa), percepito come nativo, poichè la sua presenza era già attestata nella letteratura sanscrita.

In campo giuridico-politico, infatti, India e Bharat sono due termini interscambiabili (bhārata arthāt indiyā, rājyoṃ kā saṅgha hogā).

Bhārata è l’antico nome dell’India. Nei Purāṇa e negli altri testi sanscriti dei primi secoli dell’era cristiana, il termine Bharata si riferisce al territorio connotato dal sistema brahmanico ma non definisce nessuna entità organizzata politicamente. Questo territorio si trova sul Jambudvīpa (l’isola dell’albero di mele) circondato da sei continenti che circoscrivono il Monte Meru, l’axis mundi situato sotto la stella polare.

La geografia presentata dai testi indiani descrive il paese Bhārata come isolato, sormontato dalle montagne dell’Himalaya e circondato dai mari.

Nello slogan alla fine del XIX secolo “Hindi, Hindu, Hindustan”, il termine Hindustan, sanscritizzato Hindusthāna (-stān in persiano e -sthāna in sanscrito, entrambi significano luogo), mirava a gettare le basi per costruire un’identità nazionale comune basata su un’unica lingua e religione.

Diversamente da Bharata, il nome Hindustan è associato al potere politico dell’impero Mughal e indica il periodo che precede la colonizzazione britannica. Proprio durante il governo Mughal, l’India era perciò chiamata Hindustan, termine che ha presto assunto un nuovo significato, oltre ad aver ereditato l’unità culturale già esistente in Bharata. Questa transazione linguistica ha fatto in modo che tutti gli indiani sviluppassero un’unica entità politica, poco importava a quale religione appartenessero.

Mohammad Iqbal, importante autore pakistano in lingua urdu, scrive così nel suo poema Hamārā deśa (Il nostro paese) del 1904:

“La cosa migliore nel mondo intero è il nostro Hindustan

Noi siamo il suo pettirosso, lui il nostro giardino di rose

La religione non insegna l’odio reciproco

Noi siamo Hindu, Hindustan è il nostro paese natio.”

Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.