Il ricordo dei militanti della Lal Masjid

Una vista sulla Lal Musjid, o Moschea Rossa, mentre il sole tramonta nella capitale del Pakistan, Islamabad, il 22 dicembre 2008.
Fonte: REUTERS / Mian Khursheed

La Lal Masjid, a Islamabad, rimane immediatamente impressa nella memoria per il rosso vivo che caratterizza la facciata e la cupola. Nel mirino dell’Operazione Sunrise (slogan utilizzato dal canale della televisione pubblica PTW) del 2007, questa moschea è diventata il simbolo del militantismo islamico ed il colore rosso si è prestato velocemente a rappresentare il sangue dei martiri morti per la jihad.

Il maulana Abdul Rashid Ghazi e suo fratello Abdul Aziz gestivano un importante complesso religioso che comprendeva la moschea più antica di Islamabad, la Lal Masjid, letteralmente “la moschea rossa” e le due scuole coraniche, madrasa, più importanti della città: la Jamia Fareedia per gli uomini (2000 studenti) e la Jamia Hafsa per le donne (3500).

Questo complesso, da gennaio a luglio 2007, era diventato l’epicentro di una ribellione armata, fronteggiata da militanti islamisti e di vecchi protetti, con i quali il presidente del governo Musharraf (1999-2008) ha dovuto confrontarsi nel cuore della capitale pakistana.

La Lal Masjid era conosciuta dagli abitanti del quartiere come un “centro di accoglienza per mujahidin in transito a Islamabad” (in partenza per l’Afghanistan e il Kashmir negli anni ’80-’90). Durante la crisi del 2007, il governo insinuò che i due fratelli Abdul avessero dei legami di matrice jihadista e li accusò di nascondere dei “terroristi nella loro moschea”.

Il movimento della moschea rossa era costituito da fedeli, militanti del gruppo islamico armato Harkat-ul Mujahidin, orfani, vedove di jihadisti e studenti.

“I miei genitori mi hanno chiesto di tornare a casa ma io gli ho risposto: “Mai”! Sono venuto qui con la passione per la jihad e il mio desiderio di diventare un martire”

la dichiarazione di un ragazzo della Jamia Hafsa

I militanti armati di manganelli pattugliavano il quartiere, forzavano i negozi a chiudere, saccheggiavano le attività, rapivano poliziotti, prostitute ed emanavano delle fatwa contro un ministro del governo.

Il 10 luglio 2007, fallita ogni trattativa tra i militanti e lo Stato, il Presidente Musharraf ordinò il raid militare che spazzò via la Jamia Hafsa e uccise circa 150 persone. Abdul Ghazi morì come martire mentre l’altro fratello, Aziz, catturato durante l’assalto, fu rilasciato nel 2009 e assolto nel 2013.

Le guerriere islamiche

Interessante notare come in questa mobilitazione (in parte studentesca), la componente femminile era forte e preponderante. Già le due madrase Abdul, che hanno conosciuto un periodo di crescita notevole dagli anni ’80, incoraggiavano le donne a istruirsi ed a occupare lo spazio pubblico.

Se da un lato l’insegnamento prevedeva una sottomissione completa agli uomini e diffondeva molti stereotipi secondo i quali le donne non erano in grado di ragionare, dall’altro esse dovevano imitare le donne del Profeta e dei suoi compagni: modelli di pietà, virtù ma anche di combattività e resistenza.

Queste donne guerriere, che presero parte alla ribellione del 2007, erano delle figure esemplari, nate in contesti come la Jamia Hafta.

L’8 marzo 2007, un Dj di una stazione locale ha ben interpretato il movimento come un’espressione del girls’power: “Dai ragazze! Forza, uscite in burqa con i vostri manganelli in bambù! Sono con voi”.

La sharia o il martirio!

“La sharia o il martirio” era lo slogan che regnava nella Home page del sito internet del “Movimento della Lal Masjid”, sotto una foto del volto tumefatto ma sorridente di Ghazi dopo la sua morte.

La mobilizzazione collettiva della Lal Masjid è andata trasformandosi in una ribellione armata ed il conseguente martirio ha permesso al movimento di perdurare nel tempo. Una delle ultime dichiarazioni di Ghazi, dove incitava a proseguire la jihad dopo la sua morte, insieme al DVD realizzato da alcuni militanti il giorno dopo dell’assalto (che ha circolato in tutto il paese), hanno consolidato il mito del movimento dei fratelli Abdul: essi sono vittime della collaborazione pakistano-americana (Bush-Musharraf) nella lotta “contro il terrore”.

L’ex presidente americano Bush arriva con l’ex presidente del Pakistan Musharraf per una conferenza stampa alla Casa Bianca, 23 settembre 2006.
Fonte: The New York Times

Prima del raid del 2007, si sono svolti diversi attentati suicidi in Pakistan, come gesto di protesta riguardo la presenza delle forze americane-pakistane nelle zone tribali.

Questo genere di azioni si sono intensificate a partire dalla strage della Lal Masjid che viene spesso rivendicata, come nel 2009, quando dei militanti di Baitullah Mehsud, capo del Pakistan Tehreek-e-Taliban (basato in Waziristan), fecero irruzione in una scuola di polizia nella periferia di Lahore, provocando nove morti. Tutto questo preceduto da quattro attentati suicidi a Bajaur, a Islamabad e Sargodha.

Il 17 dicembre 2019 l’ex presidente del Pakistan Pervez Musharraf è stato condannato a morte per “alto tradimento” con diverse accuse che riguardano il periodo in cui era al potere. Musharraf è stato anche accusato di essere il mandante dell’omicidio della rivale politica Benazir Bhutto, vittima di un attentato suicida il 27 dicembre 2007.

Il 13 Gennaio 2020 la Corte Suprema del Pakistan lo ha assolto, rovesciando la sentenza, perciò Musharraf, che viveva a Dubai, ora può tranquillamente tornare in patria.

+ posts

Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.