Il movimento Anti-Arrack in Andhra Pradesh

Il movimento anti-arrack rappresenta una delle più grandi proteste di massa spontanea condotta dalle donne nel piccolo villggio di Dubagunta, in Andhra Pradesh contro la produzione e la vendita della bevanda alcolica tipica del subcontinente indiano, l’arrack. Questo drink è simile all’aquavite ed è frutto della fermentazione di melassa, cereali e vino estratto dalla palma di dattero.

La protesta, oltre a sottolineare gli effetti dell’arrack sulla condizione di vita delle donne nelle zone rurali dell’Andhra, deve intendersi come un’aspra ribellione contro il governo, poiché mirava alla proibizione totale della produzione del liquore.

La nascita della mobilitazione femminile ebbe origine in seguito alla formazione del movimento nazionale di alfabetizzazione, che fu lanciato a gennaio del 1990 nel distretto di Nellore, in Andhra Pradesh. Questa campagna fornì a molte donne la prima occasione per incontrarsi, confrontarsi e discutere dei problemi. Il movimento anti-arrack può essere visto, infatti, come frutto di questi incontri, grazie ai quali le donne telugu riuscirono a maturare una consapevolezza collettiva riguardo gli effetti della bevanda alcolica sulla loro vita privata.

Lo stato e il business dell’arrack

In Andhra Pradesh, la struttura politica era al tempo determinata dal business dell’arrack, i cui guadagni (liberi dalle imposte) permettevano agli imprenditori di investire nell’industria cinematografica, nella finanza e di concedere donazioni ad istituzioni culturali e religiose che andavano a rafforzare la loro posizione politica.

La strategia attuata dal governo, conosciuta come Varun Vahini Program, prevedeva che i consumatori di arrack ricevessero la bevanda sulla porta di casa, senza dover spostarsi per procurarselo alla fine della giornata lavorativa. Tra il 1991-92, il guadagno medio di una famiglia in Andhra era di 1840 Rupie di cui 830 erano spese nel liquore.

I problemi derivanti dalla produzione e dal consumo dell’arrack che intaccavano la vita delle donne erano duplici: da un lato l’abuso di alcool faceva scarseggiare le risorse economiche per mantenere la casa, dall’altro, esse dovevano fare i conti con la violenza domestica da parte dei mariti, spesso ubriachi.

L’agitazione, che era nata in un lontano e piccolo villaggio nel sud dell’India, si trasformò presto in un vasto movimento nazionale contro gli imprenditori, ma anche contro i politici, la polizia ed il Primo Ministro indiano. Le protestanti iniziarono così a distruggere gli ingredienti con i quali veniva realizzata la bevanda, mossa che si rivelò alquanto inefficace poiché gli assidui consumatori riuscivano facilmente a procurarsi l’arrack al di fuori del villaggio.

La politicizzazione del movimento

La protesta fu ampliamente politicizzata dall’opposizione, l’ala destra rappresentata dal Bhartiya Janata Party (BJP) e da altri gruppi Marxisti-Lenisti, che supportavano l’Organizzazione Progressista delle Donne (POW) e protestavano contro la vendita dell’arrack nel 1992.

Queste organizzazioni, insieme a numerose NGO locali come Jagruti e Jana Vignana Vedika mobilizzarono circa 10 mila persone provenienti da 300 villaggi per firmare un memorandum da presentare al Primo Ministro per l’abolizione della vendita di arrack.

Dopo una prolungata serie di iniziative locali e campagne di sensibilizzazione portate avanti da donne appartenenti ad ogni strato sociale, il governo, ormai sotto pressione, fu costretto a bandire il commercio dell’arrack nello stato il 1 Ottobre del 1992.

Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.