Un viaggio in treno in India

Due compagni di viaggio che hanno sorpreso la scrittrice con la loro gentilezza, 24 anni fa

Era l’estate del 1990. Come agenti in prova dell’Indian Railway (Traffic) Service, io ed una mia amica viaggiammo in treno da Lucknow a Delhi.

Nella nostra stessa carrozza viaggiavano anche due parlamentari accompagnati da circa 12 persone senza prenotazione. Il loro comportamento ed il loro abuso di potere furono terrificanti: ci costrinsero a lasciare i nostri posti riservati e a sederci sui bagagli, insultandoci con commenti osceni e offensivi. Ci rannicchiammo per lo spavento e ci contorcemmo dalla rabbia.

Fu una notte straziante in compagnia di un gruppo al quale non potevamo in alcun modo ribellarci; eravamo al limite, sulla linea sottile tra onore e disonore. Tutti gli altri passeggeri sembravano essere scomparsi, insieme al controllore che viaggiava sul treno.

La mattina seguente arrivammo a Delhi senza essere fisicamente danneggiate, nonostante la scomodità della nottata, ma emotivamente distrutte. La mia amica era così traumatizzata che decise di saltare la fase successiva dell’allenamento ad Ahmedabad e di rimanere a Delhi.

Io invece decisi di continuare il viaggio poiché un’altra compagna di squadra si unì a me (Utpalparna Hazarika, ora Direttore Esecutivo, Railway Board). Salimmo a bordo di un treno notturno per la capitale del Gujarat, questa volta senza prenotazione perché non c’era abbastanza tempo per organizzarci e venimmo perciò inserite in lista d’attesa.

Nella carrozza di prima classe incontrammo il controllore e subito lo informammo sulla nostra situazione e sul fatto che saremmo dovute arrivare ad Ahmedabad. Il treno era pesantemente prenotato, ma riuscì comunque a farci accomodare in uno scompartimento mentre ci cercava una sistemazione. Il mio sguardo si posò subito sui nostri due potenziali co-viaggiatori, due politici, evidente dal loro abbigliamento bianco khadi, e andai subito nel panico vista l’esperienza della notte precedente. “Sono persone perbene, viaggiatori regolari su questa rotta, niente di cui preoccuparsi”, ci rassicurò il controllore.

Uno di loro aveva circa quarant’anni e uno sguardo gentile ed affettuoso, l’altro forse sulla trentina, aveva un’espressione calda ma un po’ distaccata. I due ci fecero prontamente spazio, quasi schiacciandosi in un angolo. Erano due leader del BJP (il partito del popolo) del Gujarat, ma purtroppo ci dimenticammo rapidamente i loro nomi.

Dopo esserci presentate a nostra volta, spiegando loro di essere in prova nel servizio ferroviario dell’Assam, iniziammo una conversazione che coinvolse diversi argomenti, in particolare affrontammo temi storici e politici.

La mia amica fin da subito riuscì ad inserirsi bene nel discorso, essendosi laureata in Storia all’Università di Delhi. Comunque anche io espressi i miei pareri e le mie considerazioni. Successivamente spostammo la nostra attenzione sulla formazione dell’Hindu Mahasabha e della Lega musulmana.

Ricordo l’entusiasmo del più anziano nel prendere parte al dibattito, mentre il più giovane rimase per lo più in silenzio, ma, sebbene contribuisse a malapena, il linguaggio del corpo trasmetteva il suo totale coinvolgimento emotivo e mentale. Ad un certo punto decisi di menzionare la morte di Shyam Prasad Mukherjee (un accademico e politico indiano) poiché la sua scomparsa era ancora considerata un mistero, e subito mi venne chiesto come facessi a conoscerlo.

Spiegai che quando mio padre era uno studente post-laurea all’Università di Calcutta in qualità di vicecancelliere, aveva organizzato una borsa di studio per il promettente giovane dell’Assam. Mio padre lo ricordava spesso e si rammaricava per la sua prematura scomparsa avvenuta nel giugno del 1953 all’età di soli 51 anni.

Il più giovane allora distolse lo sguardo e parlò sottovoce, quasi a se stesso: “È un bene che sappiano tante cose…”. Di rimando il più anziano, cogliendoci alla sprovvista, ci propose di unirci al loro partito politico in Gujarat. Scoppiammo a ridere, un po’ imbarazzate, dicendo di non essere del Gujarat. Il giovane allora intervenne con forza: “E allora? Non abbiamo alcun problema! Diamo il benvenuto ai talenti nel nostro Stato”. Immediatamente notai una scintilla nel suo comportamento in apparenza calmo e silenzioso.

La conversazione venne interrotta dall’arrivo del cibo: quattro thali (intero pasto indiano) vegetariani. Mangiammo velocemente e in silenzio. Quando ci venne portato il conto, l’uomo più giovane pagò per tutti noi. Riuscii a mormorare solo un debole “grazie”, ma l’uomo si affrettò a banalizzare il suo gesto, per noi così gentile. Un diverso tipo di bagliore si era acceso nei suoi occhi, che difficilmente poteva essere ignorato. Parlava raramente, per lo più ascoltava, ma c’era qualcosa di differente in lui.

Finalmente il controllore tornò, ma non con buone notizie: il treno era totalmente pieno e non era riuscito a trovarci una sistemazione per la notte. Subito i due si alzarono e stesero rapidamente un telo sul pavimento, mentre noi ci apprestammo ad occupare le cuccette.

Che paradosso! La notte precedente ci eravamo sentite molto vulnerabili viaggiando con un gruppo di politici, invece in quel momento ci sentivamo protette.

Al nostro risveglio il treno era quasi giunto ad Ahmedabad ed entrambi si preoccuparono riguardo la nostra sistemazione in città. L’uomo più anziano si propose immediatamente di ospitarci ed il più giovane, apparentemente imperscrutabile, con una sorta di genuina preoccupazione nella voce o nei contorni del viso, aggiunse: “Sono come un nomade, non ho una casa adatta per invitarvi, ma potete accettare la sua offerta (indicando l’amico) ed avere un rifugio sicuro in questo nuovo posto”.

Quasi commosse, li ringraziammo per quell’invito così spontaneo, assicurando loro che l’alloggio non sarebbe stato un problema per noi.

Non volevo dimenticare quei due compagni di viaggio dal cuore così generoso che mi costrinsero a rivedere la mia opinione sui politici in generale, perciò, prima che il treno si fermasse, tirai fuori il mio diario per annotarmi i loro nomi: Shanker sinh Vaghela e Narendra Modi.

Nel 1995 ho deciso di raccontare questo episodio su un giornale assamese: un tributo a due politici sconosciuti del Gujarat per aver rinunciato alla loro sistemazione sul treno senza esitatazione, per il bene di due ben (Gujarati: sorelle) dell’Assam. Quando l’ho scritto, non avevo idea che queste due persone sarebbero diventate così importanti, o che ne avrei sentito parlare di più in seguito.

Quando nel 1996 il signor Vaghela è diventato Primo Ministro del Gujarat, ne sono stata felice e quando il signor Modi ottenne la stessa carica nel 2001, mi sono sentita euforica. Pochi mesi dopo un altro quotidiano assamese ripubblicò il mio articolo del 1995. Ora Modi è il Primo Ministro dell’India e io non potrei esserne più felice!

Ogni volta che lo vedo in TV, ricordo quel pasto caldo, quella gentilezza, quella premura e quel senso di sicurezza che abbiamo provato quella notte sul treno, sole e lontane da casa, e chino la testa, sorridendo.

A voi è mai capitato di vivere episodi simili viaggiando in treno in India? Vi siete mai imbattut* in persone di una certa rilevanza con le quali avete tenuto una conversazione? 

Se sì, com’è stata la vostra esperienza? Potete raccontarcelo tramite la nostra mail info@myindia.it!

Questa è la traduzione di un’articolo pubblicato da “The Hindu” il 1 Giugno 2014. Per leggere l’articolo originale in Inglese Clicca qui

Mi chiamo Rebecca Della Lena, vengo dall'Umbria ma vivo a Napoli da studentessa fuorisede. Frequento il terzo anno dell'Università L'Orientale e studio Giapponese e Hindi. Mi piace tutto ciò che concerne le culture orientali, soprattutto storia, letteratura e musica!