Dopo decenni, le donne sono numericamente maggiori rispetto agli uomini in India.

Un sondaggio effettuato su 650.000 famiglie rileva un calo del tasso riproduttivo, suggerendo che il boom demografico sta finendo

Hannah Ellis-Petersen a Delhi (originale in Inglese Guardian.com)

Secondo un sondaggio del governo, per la prima volta nella storia l’India ha numericamente più donne che uomini nel paese e non sta più vivendo un boom demografico, fattore che indica significativi cambiamenti sociali nel paese.

Il quinto National Family and Health Survey (NFHS) condotto dal governo tra il 2019 e il 2021 ha rilevato che l’India ha ora 1.020 donne ogni 1.000 uomini.

L’indagine su circa 650.000 famiglie ha anche scoperto che il tasso riproduttivo dell’India è sceso a una media di 2, per la prima volta al di sotto dei livelli di fertilità sostitutivi. Nelle aree urbane, era addirittura inferiore a 1,6.

Ciò significa che non stanno nascendo abbastanza bambini per sostituire la generazione più anziana, il che suggerisce che la popolazione indiana di quasi 1,4 miliardi potrebbe essere vicina al suo picco, ed è un cambiamento significativo per un paese in cui negli anni ’50 le donne avevano una media di sei figli.

L’oscillazione dell’India verso una popolazione prevalentemente femminile è anche un momento storico molto importante per un paese che da secoli è stato definito il paese delle “donne scomparse”, riferendosi ai milioni di ragazze uccise prima o subito dopo la nascita a causa di uno stigma sociale al parto di un figlia. Questo indica che si stanno facendo progressi nella lotta agli aborti selettivi in ​​base al sesso, al feticidio femminile e all’abbandono di ragazze e donne, tutte drammatiche questioni che hanno avuto un profondo impatto sulla popolazione femminile.

Nel 1990, quando l’economista indiano premio Nobel Amartya Sen scrisse per la prima volta dei 37 milioni di donne scomparse in India a causa di questi fattori, il rapporto tra donne e uomini era di 927 donne su 1.000 uomini.

Poonam Muttreja, direttore esecutivo della Population Foundation of India, ha dichiarato: “È incoraggiante vedere i miglioramenti nel rapporto tra i sessi in generale. Riflette i progressi che il Paese ha compiuto verso l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne”.

Muttreja ha sottolineato che un quadro completo del mutato rapporto tra i sessi in India non sarebbe diventato chiaro fino a quando non fosse stato effettuato il censimento, che doveva avvenire nel 2021 ma è stato attualmente rinviato. L’ultimo censimento dell’India è avvenuto infatti nel 2011.

Nonostante gli apparenti progressi, secondo il sondaggio, il rapporto tra i sessi alla nascita rimane ancora di 929 donne ogni 1.000 uomini, il che indica che la questione della selezione del sesso e del feticidio femminile non è stata eliminata.

“Con un maggiore accesso all’alfabetizzazione e all’istruzione, le aspirazioni delle donne stanno cambiando rapidamente”, ha affermato Muttreja. “Le ragazze si stanno affermando e prendono in mano la propria vita, e in futuro giocheranno un ruolo fondamentale nella crescita e nello sviluppo del Paese”.

I risultati sul calo del tasso di fertilità dell’India potrebbero anche avere implicazioni politiche. Diversi stati indiani, come l’Assam e l’Uttar Pradesh, hanno lanciato leggi sul controllo della popolazione, inclusa la limitazione dell’accesso ai benefici statali, alle razioni e ai posti di lavoro governativi a coloro che hanno più di due figli.

Sono stati proposti sulla base della necessità di tenere sotto controllo la popolazione indiana. Tuttavia, si ritiene che questi disegni di legge abbiano anche una sfumatura comunitaria e giocano con i timori dell’ala destra indù che la popolazione musulmana in India stia aumentando e creando un “pericoloso squilibrio demografico”.

L’India non dovrebbe ancora subire un calo della sua popolazione, attualmente la seconda più grande al mondo, per altri 30 o 40 anni, in parte perché più del 30% ha un’età compresa tra i 10 e i 30 anni e probabilmente avrà figli di età superiore i prossimi due decenni.

(Traduzione: Selene Molica)

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