Acido e donne sfigurate: tendenza comune?

L’ultimo film interpretato dalla fantastica Deepika Padukone si chiama “Chhapaak. Uscito in India il 10 gennaio 2020, la pellicola racconta la vera storia di Laxmi Agarwal, donna sopravvissuta all’acido, che rappresenta oggi la lotta per i diritti delle vittime indiane di questo genere di violenza.

Laxmi si batte per avere giustizia, per regolamentare la vendita dell’acido, affinché lo Stato aiuti le vittime nella riabilitazione ma soprattutto nel ricevere il trattamento medico adeguato. La sua vita è cambiata nel 2005 nelle strade di New Delhi quando aveva solo 16 anni. La ragazza era corteggiata da Naeem Khan, un uomo sulla trentina, le cui attenzioni non erano ricambiate. Ed ecco che entra in gioco l’acido. La sua storia è stata raccontata anche in una serie dell’Hindustan Times (Don’t stare at me im human too).

Figure 1: Laxmi a Washington D.C.

Nel 2019 il coraggio e la perseveranza di Laxmi sono stati premiati con l’International Women Empowerment Award  per la sua compagna “Stop Sale Acid” (Basta Vendere Acido). Nel 2014 ha ricevuto il premio International Women of Courage award, consegnato da Michelle Obama.

Chhapaak ha ricevuto critiche positive per aver raccontato con bravura le difficoltà di Laxmi nell’accettarsi, nel ribellarsi e nell’avere fiducia nel cambiamento. Nel film si nasconde anche una piccola storia d’amore, ma è lontana da essere il tema principale del film. Durante la campagna contro l’acido, Laxmi si è innamorata di Alok Dixit, giornalista, attivista e fondatore del Stop Acid Attacks con base a Delhi (SAA).

L’obbiettivo di SAA è mettere in contatto tutte le vittime dell’acido e incoraggiarle a unirsi per chiedere giustizia e proteggere i propri diritti. In India sono stati aperti dei Caffè per creare dei luoghi di incontro per le vittime dell’acido e per aiutarle a reintegrarsi nella società. L’idea è che le donne aggredite possano lavorare e allo stesso tempo raccogliere del denaro per aiutare la loro campagna. Il primo caffè ad Agra ha avuto un grande successo. Ce n’è un secondo a Lucknow. Il progetto prevede l’inaugurazione di altri caffè anche nelle città di Udaipur e New Delhi. 

I dati: India Today Data Intelligence Unit (DIU) ha riportato che tra il 2014 e il 2018 ci sono state 1,483 vittime di attacchi con l’acido nel paese, secondo National Crime Records Bureau.[1]

Il 2017 registra 309 attacchi e 319 vittime, il maggior numero nell’arco di questi quattro anni. Il 2018 arriva giusto dopo, con 300. Gli stati più colpiti sono l’Uttar Pradesh, il Bengala Ovest e Delhi. Solo questi tre stati formano il 42% delle vittime dell’acido in India tra 2014 e 2018.

Laxmi Agarwal purtroppo non è la sola.

Pragya Prasun aveva solo 22 anni quando un lontano parente ha gettato dell’acido sul suo viso. Motivo? Pragya aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio. L’acido ha bruciato il 47% del suo corpo. La più grande sfida, racconta, è ricevere un trattamento medico adeguato, poiché esistono pochi ospedali specializzati per le ustioni e per le vittime è praticamente impossibile essere ospedalizzate dal governo ad un prezzo abbordabile. “Oltre ai casi noti, bisogna pensare anche alle vittime che non sopravvivono agli attacchi, soprattutto nelle zone rurali. Non possiamo conoscere il vero numero delle vittime”. Pragya ha fondato Atijeevan Foundation, un’organizzazione di Bangalore che aiuta le sopravvissute a riabilitarsi.

Eccone un’altra, Reshma Qureshi. Nel 2014, il suo fratellastro ha gettato dell’acido su lei e su sua sorella, rimasta sfregiata solo in parte. Nonostante i suoi sforzi, solo un uomo su tre coinvolti nell’attacco è in prigione. Reshma evidenzia un altro enorme problema per le vittime: il supporto legale. Racconta di aver dovuto aspettare le autorità per denunciare l’accaduto prima di poter essere curata (senza contare le spese legali per avere un avvocato e arrivare in tribunale).

Il reato può essere punito massimo con 10 anni di prigione ma la verità è amara, perché in almeno il 40% dei casi il colpevole non subisce alcuna pena. Questo è ciò che racconta Tania Singh, attivista per l’associazione Make Love Not Scars, che aiuta le donne come Reshma Qureshi. Trovano il modo per danneggiare donne bellissime, in modo che nessun’altro possa averle, visto che loro non ci sono riusciti. Con l’acido pensano di poter mettere fine alla loro bellezza e alla loro vita. Ma le donne sono più di questo e Reshma ne è la prova. Ha trovato il coraggio di continuare la sua attività prima che il suo viso fosse gravemente danneggiato. Oggi fa tutorial su come truccarsi: Beauty Tips by Reshma: How to get perfect red lips:[2]


Secondo un report dell’Acid Survivors Trust International pubblicato ogni anno, le vittime sono principalmente donne, che sono attaccate in casa da mariti o familiari in seguito a litigi o a causa di proposte di matrimonio rifiutate. Insomma, delitti passionali.

Figura 2: Qureshi e Soni a “Make Love, Not Scars a Delhi”

Il Governo Indiano deve fare di più. Megha Mishra, portavoce dell’Acid Survivors Foundation India (ASFI) individua tre azioni indispensabili: abolire la vendita al dettaglio dell’acido, punire severamente i colpevoli e infine assicurare alle vittime un’assistenza medica adeguata (senza che debbano combattere per averla). Nel 2013 la Corte Suprema in India ha ordinato al governo di limitare la vendita di acido ai minori di 18 anni. DI fatto l’acido rimane un prodotto a basso costo e che è possibile trovare dovunque. Niente è cambiato.

Ed ora veniamo all’Italia…donne sfregiate. Altra caratteristica che ci accumuna?

Figura 3: Lucia Annibali, sfregiata dal suo ex fidanzato

Gessica Notaro, reginetta miss Italia, aveva 28 anni quando, dopo aver rotto con il suo fidanzato, è stata attaccato con l’acido il 10 gennaio 2017. Lucia Annibali, avvocato, è stata aggredita dal suo ex fidanzato all’età di 35 anni. Domenica Foti sfregiata dall’ex marito.

Sono alcuni nomi che ricostruiscono una storia comune in due paesi lontani ma non troppo diversi.

Se vogliamo parlare dell’Europa, si è assistito ad un aumento degli attacchi con l’acido. A Londra tra il 2011 e il 2016 le aggressioni sono state 1500 mentre in Italia, dove i delitti sono passionali (a differenza degli altri paesi europei), si è passati dagli 8 casi nel 2013 ai 27 del 2016. La nostra legislazione prevede reclusione da 6 a 12 anni se l’acido ha causato uno sfregio permanente al viso[3].

…una vittima disse durante un’intervista:

“Il mio ex fidanzato mi ha lanciato addosso l’acido e da allora tutto è cambiato. Ma la società mi getta l’acido ogni giorno”. Una vittima dopo aver subito un attacco, soprattutto in India, vive in isolamento e viene emarginata dalla società. E’ difficile ritornare ad una vita “normale” e soprattutto trovare un lavoro.

La dura campagna di sensibilizzazione portata avanti dalle vittime italiane, indiane, del mondo ci fa sperare di poter creare una società migliore.


[1] Pulaha Roy, India saw almost 1,500 acid attacks in five years, India Today,New Delhi, 12 gennaio 2020

[2] Siobhan Heanue, Indian acid attacks are on the rise, and the women who survive them are forced to live as oucasts, NEWS, New Delhi, 24 Agosto 2019

[3] Laura Cavestri, Gli attacchi con l’acido? In italia, dal 2013, sono triplicati (e in Europa va anche peggio), Sole 24 ORE, 25 Aprile 2017

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Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.