A Calcutta viene eretta la statua di Durgā protettrice dei migranti

NDTV, 16 Ottobre 2020

In India l’improvviso annuncio del blocco nazionale ha costretto milioni di lavoratori migranti a tornare a casa a piedi da distanze inimmaginabili. Immagini strazianti hanno mostrato queste lavoratrici e lavoratori migranti che camminano per chilometri al sole trasportando i loro figli e tutti i loro averi. Le foto sembrano raffigurare enormi pellegrinaggi, stormi di rondini che tornano stancamente al proprio nido, spesso senza più un lavoro e in conclamata pandemia.

A Calcutta, nel Bengala occidentale, una statua di Durgā rende omaggio speciale alle lavoratrici e ai lavoratori migranti. La statua raffigura la dea come una migrante che porta a casa i suoi figli. Durgā è qui vestita con un semplice sari e porta il suo bambino, Kartik, sul fianco.

Ad accompagnare la dea ci sono anche due bambine; una di loro, che rappresenta la dea Lakshmī, porta un gufo tra le braccia mentre l’altra, che rappresenta Sarasvatī, porta un cigno. Un quarto idolo, visibile in basso, rappresenta il Signore Ganesha, colui che libera il cammino da ogni ostacolo.

Statua di Durgā protettrice dei migranti, opera di Rintu Das
Fonte: indianexpress

Il comitato Barisha Club Durgā Pūjā di Calcutta ha deciso di installare la statua per rievocare e denunciare la difficile situazione dei lavoratori migranti, sono rimasti senza lavoro e costretti a camminare per centinaia di chilometri verso casa a causa del Coronavirus.

La raffigurazione della madre Durgā, che rappresenta l’enorme coraggio delle madri nell’affrontare un lungo viaggio a piedi coi propri bambini, sembra dirigersi verso la più tradizionale immagine di Durgā, che è sullo sfondo, dopo aver volto un fuggente ma intenso sguardo alle sue spalle . Su ognuna delle otto mani della dea vi è un sacco, verosimilmente pieno di viveri, da interpretare come la ricompensa della dea per l’immenso coraggio dimostrato dalle madri affrante dalla fatica.

“La dea raffigurata rappresenta la donna che ha sfidato il sole cocente, la fame e la miseria insieme ai suoi figli. Sta cercando cibo, acqua e un po’ di sollievo”, afferma l’artista Rintu Das e continua “durante il blocco, tutto quello che ricordo di aver visto in TV e di aver letto sui giornali era che i lavoratori migranti tornavano a casa a piedi. La Durgā Pūjā era ancora lontana, ma lo spirito indomabile delle donne che tornavano a casa con i bambini mi ha sopraffatto. Nella mia mente loro hanno incarnato la dea. “

Mentre il paese continua a combattere il Coronavirus, il Barisha Club ha dichiarato su Facebook che quest’anno le persone potranno godersi la Durgā Pūjā digitalmente.


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Mi chiamo Davide Cava e sono uno studente di Hindī e Sanscrito presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Sono appassionato di letteratura, musica e meditazione, suono l’harmonium e mi diletto nel canto. La mia tesi di laurea triennale si concentra su Jayshankar Prasad, figura illustre della letteratura Hindī di inizio ‘900.