Il nuovo database per monitorare le specie a rischio in India

Scimmia in gabbia in India
Fonte: Flickr

La pandemia di Coronavirus ha riportato alla luce il pericolo che il commercio di fauna selvatica può avere sulla salute e il benessere dell’uomo e, quindi, l’importanza di regolamentare e tracciare l’utilizzo, l’import ed export degli animali selvatici.

In seguito agli eventi dell’ultimo anno, numerosi paesi hanno preso delle precauzioni legislative che limitano e regolano il commercio, il trasporto e il consumo degli animali selvatici. La Cina, per esempio, ha imposto il divieto di commercio illegale e il consumo della fauna selvatica, mentre il Vietnam ha temporaneamente vietato l’importazione degli animali selvatici rinforzando le leggi esistenti nel territorio. Anche la Bolivia ha approvato una risoluzione che impone il divieto di utilizzo delle fauna selvatica per uso medicinale e alimentare.

A questo proposito, l’11 giugno 2020 l’India ha invece pubblicato un avviso che permette ai proprietari di animali esotici protetti dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate di estinzione (in inglese: Convention on International Trade of Endangered Species-CITES) di regolamentare e “legittimare” la proprietà dell’animale a rischio di estinzione. Questa comunicazione, di natura più volontaria che obbligatoria, dà la possibilità a tutti i proprietari di animali selvatici di richiedere un certificato che attesti la loro regolare possessione di un animale appartenente alla lista CITES. L’obiettivo principale del governo centrale è quello di creare un database di tutti gli animali della lista CITES presenti sul suolo indiano, affinchè in futuro il governo possa essere in grado di monitorare le nascite, le morti, il commercio e il cambio di proprietà delle specie a rischio in tutto il paese.

Cos’è la CITES?

Fonte: Cites.org

La CITES è un trattato multilaterale stipulato nel 1963 da 183 paesi volto a salvaguardare la vita delle specie sia animali che vegetali in via di estinzione, spesso messe in pericolo dal traffico illecito in cui sono coinvolte. L’India si è unita alla CITES nel 1976. La Convenzione contiene 3 Appendici che regolamentano le attività di import ed export della fauna selvatica. In particolare, per le specie dell’Appendice:

I. è necessario ottenere un permesso sia per l’import che per l’export per i paesi da cui si importa ed esporta l’animale;

II. è necessario un permesso per esportare l’animale dal paese;

III. è necessario un permesso per l’export per le specie dell’Appendice III, o in altenativa un certificato che attesti il paese di origine dell’animale

I limiti

Tuttavia, se da un lato risulta evidente l’importanza e la necessità di sviluppare un inventario delle specie esotiche a rischio di estinzione presenti su tutto il territorio indiano, in base al nuovo avviso emesso lo scorso giugno, i proprietari non sono costretti a fornire nessuna documentazione relativa alle 3 appendici se hanno dichiarato di possedere un animale selvatico entro i sei mesi dalla data di uscita della regolamentazione ufficiale. A causa della pandemia, il Ministro dell’Ambiente indiano ha annunciato la proroga del termine della domanda fino a nove mesi, estesa dunque a marzo 2020. Questo significa che potenzialmente un individuo che ha importato illegalmente un animale esotico CITES il 1 gennaio 2020 ha potuto far domanda per ottenere il certificato che legalizza la proprietà dell’animale.

Fino ad ora in India, per registrare e possedere legamente un animale esotico era sufficiente dichiarare la presenza dell’animale al Guardiano della natura selvatica del proprio stato (Chief Wildlife Warden-CWLW) registrandosi al sito ministeriale Parivesh (http://parivesh.nic.in/). Il CWLW, dopo aver condotto una visita fisica, avrebbe seguito la procedura per il rilascio del certificato online che attestava e legittimava la proprietà dell’animale. Tuttavia, in questo procedimento il governo non era assolutamente in grado di controllare se l’animale registrato era stato importato legalmente o illegalmente nel paese.

Legislazione nazionale vs CITES

L’avviso che intende presentare un nuovo sistema di registrazione delle specie a rischio, seppur giustificato dall’obiettivo di creare un database utile a monitorare la presenza delle specie in via di estinzione sul territorio indiano, viola l’Articolo VIII della CITES, secondo il quale l’India è obbligata a punire chi contrabbanda illegalmente fauna selvatica e confiscare l’animale coinvolto. In sostanza, grazie al documento emesso dal Ministero del Clima, delle Foreste e del Cambiamento Climatico dell’India, un individuo ha avuto nove mesi per far entrare nel paese un animale selvatico violando la CITES e poi richiedere ed ottenere formalmente un certificato di importazione regolarizzato. Di fatto, invece che limitare il commercio della fauna esotica, in questo ultimo anno si è registrato un forte aumento del contrabbando di animali selvatici, soprattutto nella parte nord-est dell’India.

Inoltre, secondo uno studio condotto da Indiaspent, la maggior parte degli animali per cui si è fatta domanda appartenevano alle specie CITES, come per esempio la varecia, specie di lemure nero e bianco originario del Madagascar, o la besia proveniente dall’Est-Africa (entrambe protette dall’Appendice I della CITES). Fino al 26 maggio 2020, sono state inviate 43,693 domande per richiedere la legittimazione della proprietà di animali selvatici da 30 stati dell’Unione indiana. Di queste, 2240 sono state approvate.


Domande ricevute per stato indiano
Fonte: MoEFCC

La legislazione attuale

In India, il quadro legislativo esistente è costituito dal Wild Life (Protection) Act, dal Customs Act e del Foreign Trade Policy del 2015-2020. Il Wild Life (Protection) Act approvato nel 1972 protegge la fauna e la flora selvatica a rischio di estinzione soprattutto dalla caccia, dalla raccolta e dalla coltivazione. Questo atto suddivide le specie protette in sei categorie riportando anche le sanzioni previste per i trasgressori. Il Customs Act del 1962 si occupa invece di regolarizzare e vietare le attività di importazione ed esportazione sul territorio indiano, mentre il Foreign Trade Policy, inaugurato nel 2015, fornisce un quadro per l’aumento delle esportazioni di beni e servizi, nonché la creazione di posti di lavoro e l’aumento del valore aggiunto nel paese, in linea con il programma “Make in India“. Questa norma introduce due nuovi regimi, il “Merchandise Exports from India Scheme (MEIS)” per l’esportazione di merci specifiche verso mercati specifici e il “Services Exports from India Scheme (SEIS)” per aumentare le esportazioni di servizi notificati. A parte questi atti, al giorno d’oggi non esiste nessuna legge che regoli nello specifico il commercio nazionale e il cambio di proprietà delle specie di animali esotiche presenti nella lista delle Appendici CITES.

Secondo il Centro di Ricerca Vidhi, lo schema suggerito dal governo centrale non è in linea con le leggi presistenti nel territorio. Se da un lato, questo atto potrebbe offrire un’occasione importante per l’India per creare un inventario delle specie esotiche, dall’altro, una volta che concessa l’immunità ai proprietari, il governo non sarà più in grado di controllare la possessione, il commercio e l’esportazione dell’animale. Così facendo, l’India continua a favorire ed incoraggiare il contrabbando e il traffico illegale nazionale e internazionale delle specie CITES, la cui proprietà risulta legalmente riconosciuta agli occhi della legge indiana.

+ posts

Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.