Yamuna, la divinità fluviale dell’India del nord

Yamuna, o Jumna, è una divinità fluviale della religione hindu e trae il suo nome dal fiume omonimo. È nota anche col nome di Yami, figlia di Vivasvat e di Saranya. Alcuni ritengono che solo tra le montagne, dove il fiume è libero e puro, la divinità è realmente viva e potente. Tuttavia questa affermazione è stata fortemente negata dai sacerdoti del sud.

Pellegrini in viaggio verso Yamanuotri
Fonte: flickr

Yamunotri è famoso per essere uno dei quattro luoghi di pellegrinaggio più sacri (dhāms). Per i sacerdoti di Yamunotri, Yamuna fu la prima divinità a discendere dal regno cosmico,  ma reputando il posto troppo freddo per le visite dei pellegrini suoi devoti, rivolse delle suppliche al padre, Surya, il sole, affinchè rendesse il luogo più accogliente. Il sole diede quindi alla figlia un singolo raggio che colpì una grande roccia alla base di una cascata, dando così origine ad una sorgente termale.

Secondo la tradizione

Il fiume Yamuna è personificato nel Ṛgveda, i racconti epici. Qui, Yamuna prende il nome di Yami, la sorella gemella di Yama, il dio della morte. In Tibet è infatti la dea della morte e regna sugli spiriti femminili dell’aldilà (Naraka).

Yamuna in un altorilievo
Fonte: wikipedia

Nella tradizione vedica, i gemelli Yama e Yami formano la prima coppia umana mortale. Yamuna appare per la prima volta nel Ṛgveda sotto il nome di Yami, approvando la convivenza con il fratello Yama al fine di portare avanti la discendenza della razza umana. Yama è però, oltre che dio degli inferi, anche divinità della virtù e dunque rifiuta la proposta incestuosa della sorella. Per questo motivo Yamuna è anche vista come la divinità della passione senza limiti. Nella tradizione hindu, il quinto giorno del festival delle luci (divali) è dedicato a Yama e Yami. In questa occasione fratelli e sorelle si riuniscono ed esprimono il loro amore e la loro gratitudine l’uno per l’altro

Al giorno d’oggi questa divinità generosa e dispensatrice di amore puro è minacciata dal pericolo dell’inquinamento, che ha difatti mutato il suo nome da “fiume portatore di vita” a “fiume portatore di morte”. A circa 160 km dalla fonte, a Dakpathar, il fiume entra nella pianura, un luogo che segna la transizione da un ambiente naturale ad uno industrializzato. Per molti Dakpathar rappresenta la morte del fiume, per altri la morte arriva nella megalopoli di Delhi. Qui infatti il fiume si divide in innumerevoli corsi d’acqua destinati all’agricoltura, all’industria, all’irrigazione e all’uso domestico.

Vista del Taj Mahal e del fiume Yamuna
Fonte: flickr

Molti fedeli ritengono che il potere della dea di purificare dai peccati non sia determinato dal grado di inquinamento del fiume e ciò spinge le organizzazioni religiose a non impegnarsi in comportamenti che potrebbero prevenire o almeno limitare l’inquinamento del fiume.

Alcuni sacerdoti riscontrano invece la personificazione del divino nel fiume a tutti gli effetti e affermano che l’inquinamento è pericoloso non solo per gli uomini che entrano in contatto con il fiume, ma anche per la dea stessa. Questa visione ha portato organizzazioni ambientaliste, accademici e uomini religiosi a promuovere campagne contro l’inquinamento, per salvare colei che non è più vista solo come una dea portatrice di purezza, ma piuttosto come una madre malata bisognosa di cure.

Per scoprire lo Yamuna River Project in collaborazione con l’Università di Virginia: http://www.yamunariverproject.org/

+ posts