Yama, dio della morte: “colui che irrimediabilmente trattiene con sé”.

Raffigurazione di Yama proveniente dal Tibet, XVII-XVIII secolo.
Fonte: Wikipedia

Yama è il Deva della morte, “colui che irrimediabilmente trattiene con sé”, padrone del regno infero; la deità preposta al controllo e al trapasso delle anime da un mondo all’altro.

Il suo nome ricorre frequentemente nelle cerimonie sacrificali degli Hindu.

La parola Yama significa “gemello” ma nei Ṛgveda e nell’Avesta, è anche il nome di una figura mitica, il figlio di Vivasvant.

Yama è una divinità molto importante, che spicca nel pantheon delle divinità indiane. Yama, é il primo degli umani che nacque e morì, il primo ad andare nei cieli mostrando agli altri la via. Fu concepito insieme a sua sorella Yami da Vivasvant, la Luce (Surya) e Sarangiu, l’Aurora. Yama e Yami, il Giorno e la Notte sono quindi fratelli gemelli, mitici progenitori della razza umana.

Yama e’ il guardiano del sud e come tale e’ chiamato Dakshinaspati e la sua dimora, che si trova nel lato sud della terra, e’ chiamata Yamalaya.

Nel Mahabharata c’e’ un racconto particolare su questa dimora. Dopo che Brahma ebbe creato i tre mondi (terra, paradiso e Patal, il mondo sotterraneo), egli ritenne fosse necessario creare un posto per giudicare e punire i peccatori. Chiese quindi a Vishwakarma, l’architetto divino, di preparare un luogo ideale per questo scopo. Vishwakarma realizzò un magnifico palazzo e opposte alla porta a sud creò quattro fosse in cui sarebbero stati puniti i peccatori. Da altre porte sarebbero entrati Yama e la sua corte, non vedendo così i luoghi delle punizioni quando sarebbero arrivati per giudicare. Brahma chiamo’ questo posto Sanjivani e ordinò all’architetto di costruire una vasta trincea attorno ad esso e di riempirla d’acqua, andando così a formare il fiume Vaitarni. Dopo la morte tutte le anime sono obbligate a nuotare in questo fiume il quale non reca offesa alle anime buone, ma fa soffrire tremendamente i peccatori.

Ai virtuosi e ai peccatori Yama non appare nello stesso modo. Ai virtuosi, appare simile a Vishnu, con quattro mani, costituzione scura e occhi a forma di loto. Il suo viso e’ affascinante, sempre sorridente. Ai peccatori si mostra invece con braccia e gambe lunghe, occhi profondi, grandi denti e piccole labbra nere.

Nonostante Yama sia un essere immortale, pagò un pesante tributo alla Morte.

Un famoso penitente, dopo aver trascorso tutta la sua vita nella austerità più dura e nella pratica delle opere meritorie, nonostante la sua grande pietà, fu preso dal più grande sconforto, arrivando al punto di dubitare della bontà degli Dei. Invano egli aveva pregato devoto a Shiva, affinché gli concedesse la grazia di diventare padre: il Dio un giorno, dopo tante suppliche, si decise finalmente a concedergli la desiderata grazia. Ma per castigarlo del dubbio che si era affacciato nel suo cuore, Shiva pose una condizione durissima: “Scegli – gli disse Shiva- io ti concederò molti figli che godranno di una lunga esistenza, ma saranno esseri malvagi. Oppure se preferisci, te ne concederò uno solo, buono e virtuoso che sarà però preso dalla Morte quando compirà i sedici anni”.

Statua di Shiva presso il tempio di Murudeshwara. Alta 37 metri è stata inaugurata nel 2008.
Fonte: Wikipedia

L’alternativa era crudele. Nonostante tutto, per quanto dure fossero le condizioni, il penitente preferì avere un solo figlio, degno di se stesso e degli Dei. Il ragazzo, di nome Markananda, più cresceva, più le sue virtù aumentavano in proporzione. In breve divenne un modello di sapienza e di pietà.

 Gli anni passavano velocemente e già si approssimava il momento fatale della separazione.

Arrivato il momento, Yama inviò i suoi emissari sulla terra per reclamare l’anima della vittima designata. Giunti davanti al giovane Markananda gli spiegarono il perché della loro missione, invitandolo a seguirli. Il giovane, innamorato della vita, si rifiutò di seguirli nonostante la sua grande pietà e devozione. Yama, venuto a conoscenza dell’oltraggio subito dai suoi inviati, decise di presentarsi personalmente per costringere Markananda all’obbedienza. Terrorizzato, il giovane riuscì a divincolarsi, rifugiandosi nei pressi di un luogo di culto in onore del Dio Shiva. Yama, sempre più irritato, passò la corda attorno al collo della sua vittima per condurlo verso l’abisso, ignorando l’immagine sacra di Shiva. Quest’ultimo si adirò moltissimo per la profanazione subita. Questo inaspettato intervento di Shiva, non solo fu di aiuto a Markananda a cui fu salvata la vita, ma anche al resto dell’umanità. Da quel momento, infatti tutti gli uomini furono liberati dalla morte. Le malattie scomparvero e cessò perfino di esistere la vecchiaia con tutte le sue conseguenze. Tuttavia ben presto iniziarono manifestarsi i maggiori inconvenienti. La terra era piena fino all’inverosimile e i mezzi di sostentamento si esaurirono presto ovunque, anche negli angoli più remoti della terra. Ovunque regnava la confusione e il disordine. L’unico rimedio era riportare Yama in vita e reintegrarlo alle sue funzioni originarie. Questa decisione fu presa all’unanimità e Yama riprese le redini del governo. Fu così che da quel momento in poi la Morte non rispettò più nessuno, indipendentemente dall’età.

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