Jagannāth, Signore dell’Universo

Jagannāth
Fonte: Cityzenkane CZK

Jagannāth è una divinità venerata non solo dagli hindu ma anche dai buddisti e jainisti. Per gli hindu ci sono teorie divergenti: i vēṣṇva (devoti di Viṣṇu) credono sia uno dei dieci avatāra (manifestazioni) di Viṣṇu, sostituito nel tempo del Buddha, mentre i Śēva (devoti di Śivā) credono sia una forma tantrica di Bhērava, divinità śaiva. Per i buddisti, invece, Jagannāth insieme ai suoi due fratelli sono la raffigurazione della sacra triade buddista di Buddha-Saṅgha-Dhamma. Per i giainisti, l’etimologia del nome e i rituali vengono associati alla tradizione giainista.

Jagannāth viene menzionato la prima volta all’interno dei testi religiosi vedici dove la divinità è identificata come Dārū, un tronco di legno che galleggiava nell’oceano, che le popolazioni vediche cominciarono a venerare.

Il tempio di Jagannāth si trova a Puri, località sulla costa orientale dell’india, in Orissa. Questa città è fortemente devota al Dio Viṣṇu, localmente conosciuto come Jagannāth, che significa “Il signore dell’Universo”.  La casa di Lord Jagannāth attira annualmente milioni di pellegrini.

Tempio Jagannāth a Puri, Orissa
Fonte: Ranadipam Basu

Il tempio di Jagannāth è circondato da altri 30 templi dedicati ad altre divinità presenti nel pantheon hindu. La maggior parte delle Mūrti (statuette) raffiguranti divinità nella religione hindu sono di metallo o di pietra, ma quella di Jagannāth e dei suoi fratelli sono in legno. Per questo motivo, ogni 12 o 19 anni, la statua viene solennemente sostituita, utilizzando legno proveniente da alberi sacri e accompagnando la creazione della nuova statua con riti segreti.

La leggenda hindu, legata alla creazione del tempio Jagannāth e degli idoli in legno, ci riporta alle popolazioni indo-aree. Un re, Iṅdrayumnā grande devoto di Viṣṇu, voleva a tutti i costi incontrarlo. Un giorno un bramino gli disse che vi era un’incarnazione di Viṣṇu chiamata “Nīla Mādhava“. Allora il re inviò molteplici bramini alla sua ricerca, ma l’unico che ebbe successo fu Vidyāpati. Il bramino si spinse al di la dell’area abitata dagli Arii, scoprendo una popolazione denominata “Sabaras”. Si stanziò lì per un po’ e sposò la figlia del capo della tribù, chiamato Visvāvasu. Il capo dei Sabaras era un grande devoto di Nīla Mādhava e ogni giorno lo venerava all’interno di una caverna segreta. Vidyāpati chiese di vedere la divinità così Visvāvasu lo condusse al luogo segreto con una benda sugli occhi. Vidyāpati, bramino astuto, disseminò durante il tragitto dei semi di senape per poter far ritorno.

Jagannath, Subhadra e Balabhadra
Fonte: Country Club India

Fu così che condusse il re Iṅdrayumnā da Nīla Mādhava. Una volta giunti la divinità era scomparsa. Allora il re assediò il villaggio e imprigionò Visvāvasu. Improvvisamente, la voce di Jagannāth insorse dal cielo e gli ordinò di lasciare in pace i Sabaras e di costruire un tempio in onore di Nīla Mādhava sulla cima della collina di Nīla, dove sarebbe apparso sotto forma di Dārū. Quando il tempio fu costruito, Jagannāth apparì in un sogno del re chiedendogli di ricavare da un albero profumato il suo idolo. Il re così fece e ricavò dall’albero anche altre due divinità: il fratello e la sorella di Jagannāth, Balabhadra e Subhadrā.

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Mi chiamo Martina Di Maio e sono una studentessa partenopea sempre con uno zaino in spalla per inseguire il mio Wanderlust (desiderio di viaggiare). Sono interessata al canto, alla musica e agli studi comparatistici che uniscono il mio interesse per il mondo ispanico e la mia passione per l’indologia. Sono iscritta all’Orientale al corso di studi “Lingue e Culture Comparate” dall’anno 2017/2018 e nel settembre del 2020 sono partita per un’esperienza Erasmus in Spagna presso la UCLM (Universidad de Castilla-La Mancha) che ha cambiato il mio essere e il mio modo di relazionarmi con le persone. Spero di potermi incanalare presto nel flusso del mondo e vivere in costante movimento vivendo esperienze che potranno un giorno placare la mia fame di scoperta.