Ganga, dea del fiume Gange

Raffigurazione di Ganga
Fonte: Journeying to the Goddess

Ganga (गङ्गा, lett. “Colei che va veloce”) è la divinità femminile hindu che incarna il fiume Gange.

Ganga è la liberatrice della suprema e pura coscienza chitshakti (pura coscienza infusa con il potere di purificare la mente e il corpo e trasformarla in un veicolo di luce e delizia). Lei scende dal cielo solo per volere di Dio per liberare gli esseri dal ciclo delle nascite e morti. Quando le persone entrano in contatto con essa, diventano immediatamente purificate e illuminate.

Così la discesa di Ganga è un’allegoria della liberazione dell’anima dai peccati, dalla sofferenza, dalle limitazioni della vita mortale, e anche la discesa della conoscenza superiore o conoscenza del Brahman nella mente e corpo attraverso le austerità, la penitenza, e le pratiche spirituali del loro occupanti, Bhagiratha, o il Sé incarnato.

Sorella di Parvati e figlia del dio della montagna Himavan, Ganga era troppo bella, così gli dei non vollero condividerla con gli uomini e la tennero in cielo dove formava la luminosissima Via Lattea.

Una tradizione vuole che Vamana, il nano, avatara di Vishnu, con uno dei suoi tre giganteschi passi con i quali riconquistò agli dei l’universo, forasse la volta celeste dalla quale la Via Lattea scese sulla terra formando il Gange.

Un’altra tradizione invece ci racconta che il re Bhagiratha voleva cancellare le gravi colpe dei suoi antenati. Queste colpe erano così gravi che potevano essere lavate solo dalle acque del Gange.

Bhagiratha allora si sottopose a mille anni di austerità e privazioni, rimanendo in meditazione a braccia alzate al centro di un cerchio composto da cinque falò ardenti.

Toccato da quella ascesi, il dio Brahma domandò a Bhagiratha cosa volesse e lui chiese al dio di far scendere sulla terra le acque cosmiche della dea Ganga. 

Brahma accettò, ma invitò Bhagiratha a rivolgersi a Shiva perché se il Gange fosse sceso sulla terra con tutta la sua impetuosità, l’avrebbe distrutta completamente.

Bhagiratha allora proseguì la meditazione e le austerità nutrendosi prima soltanto di foglie secche e poi solo di aria e di acqua, rimanendo permanentemente ritto su un solo piede con le mani alzate verso il cielo.

Il fiume Gange
Fonte: Metrosaga

Mosso dalla compassione, Shiva acconsentì che le acque del Gange scendessero sulla terra passando però dalla sua chioma arruffata affinché ne venisse smorzata la violenza. E così dal cielo la dea fece defluire il suo splendore dalla Via Lattea sulla terra attraverso la chioma di Shiva che stava nella sua dimora sul Monte Kailasa. E da lì, dall’Himalaya, il Gange intraprende il suo cammino terreno fino al suo delta.

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