Ayyappan, il dio della crescita

Ayyappan

La divinità Ayyappan, nota anche con i nomi di Hariharaputra, Maṇikaṇṭan, Sartavu, e Śāstā, è il dio hindu della crescita.

Nell’iconografia propria dell’India del sud, è raffigurato come una tigre, ma in alcuni luoghi come in Sri Lanka viene rappresentato come un elefante bianco.

Il tempio principale dedicato al culto di Ayyappan si trova a Sabarimala, immerso nelle colline di Pathanamthitta del Kerala.

Il culto

L’unicità del culto risiede nella sua mascolinità assoluta. Ayyappan è il penultimo brahmacārin, e a lui gli uomini fanno voto di celibato. Per questo motivo il culto è visto come un fenomeno tutto al maschile senza la possibile partecipazione di donne, a meno che esse non siano in età prepuberale oppure in menopausa.

Tra le regole da seguire quella più severa è sicuramente quella che riguarda il celibato, ovvero il non potersi assolutamente legare sentimentalmente ad un’altra persona. I seguaci del culto sono stata recentemente rinominati svāmis ed è per loro obbligatorio vestire di colore nero o blu. Tuttavia gli svāmis più anziani possono indossare anche il color zafferano.

L’epiteto Hariharaputra (“figlio di Hara e Hari”) indica una stretta connessione sia a Śiva (Hara) che a Viṣṇu (Hari), e oltre al divieto per le donne, tutti sono i benvenuti nella fratellanza, a prescindere dalla casta, dalla classe sociale o dal credo. Infatti, persino i mussulmani e i cristiani possono prendere parte al pellegrinaggio.

Pellegrinaggio

Pellegrini in marcia verso il tempio
Fonte: Flickr

Nel pellegrinaggio (chiamato  maṇḍalapūjā) da compiere per raggiungere il tempio centrale sono importanti tre fasi. La prima è la cerimonia di iniziazione formale che segna l’inizio dei 41 giorni di vrata. La seconda fase, è il rituale irumutikettal, ovvero quando gli svāmis partono a tutti gli effetti. La terza e ultima fase è l’ascesa ai 18 sacri scalini.

L’intero percorso si svolge durante i mesi di dicembre e gennaio, in occasione del mese malese del dhanu.

Miti e leggende

In nessuno dei principali Purāṇa si accenna alla figura di Ayyappan. L’unico testo sacro sanscrito che documenta le sue origini è l’intricato e oscuro  Bhūtanāthopākhyā.

Essendo l’India un vasto paese ricco di diverse culture e tradizioni, le leggende sulla vita e la mitologia di Ayyappa variano da una regione all’altra, come per tutte le divinità hindu.

Ayyappan a cavallo della tigre
Fonte: Wikipedia

La storia principale presenta le origini di Ayyappan nel Regno di Pandalam. La famiglia reale non aveva figli. Un giorno il re trovò un neonato nella foresta e decise di portarlo da un ascetico nella foresta per indagare sul piccolo. L’ascetico consigliò al re di portare il bambino a casa e di crescerlo come se fosse figlio suo, e che da lì a 12 anni avrebbe davvero capito chi il bambino fosse. La famiglia reale lo chiamò dunque Manikantha. All’età di 12 anni, il re volle formalmente incoronare Manikantha principe erede. Tuttavia, la regina dissentì, essendo stata influenzata da un ministro, il quale l’aveva ragguagliata sul fatto che il suo figlio biologico avrebbe dovuto essere l’erede. Il figlio biologico era però disabile e non aveva le abilità necessarie per adempiere ai propri doveri. Il ministro persuase quindi la regina a chiedere del “latte di tigre” per curarlo e domandare che Manikantha in persona fosse mandato a prenderlo nella foresta. Manikantha si offrì volontario, andò nella foresta e tornò cavalcando una femmina di tigre. Il re, rendendosi conto della speciale dote di Manikantha riconobbe il figlio adottivo come un essere divino, arrivando alla creazione di un santuario in suo onore. Per la posizione, Manikantha scoccò una freccia che arrivò a 30 km di distanza. Il giovane ragazzo si trasformò quindi in Ayyappan. Il luogo in cui la freccia atterrò, è oggi il luogo di maggiore pellegrinaggio.

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