L’economia dei mango in crisi: nessuna manodopera dal Punjab al Sindh

Dawn, 22 Luglio 2020

Appollaiati su di un albero due lavoratori sono impegnati a raccogliere mango.
Fonte: PH Research and Development Foundation

Parole, parole, parole è tutto ciò che si sente tra i coltivatori di mango e gli ufficiali del governo. Siamo agli sgoccioli e prima che si riesca a trovare una soluzione, i manghi saranno maturi” afferma al telefono disperato un appaltatore, Irshad Jiskani, da Tando Allah Yar, uno dei distretti più fertili per la produzione di mango.

L’appaltatore sta trascorrendo le notti in bianco mentre la stagione della raccolta dei mango si avvicina, ritrovandosi senza manodopera proveniente dal Punjab del sud, essenziale per raccogliere i mango presenti negli oltre 300 acri di terra da lui acquistati per quasi 40 milioni di rupie. Egli aveva inoltre anticipato, nel mese di Marzo, prima del dichiarato lockdown, il pagamento di 250 mila rupie per “prenotare” ben 85 lavoratori.

Se invece si chiede a Mahmood Nawaz Shah, vice presidente della commissione Sindh Abadgar (Sindh Abadgar Board, SAB), un’organizzazione di agricoltori: “È già troppo tardi”. Il governo avrebbe dovuto pensare a delle soluzioni già nel mese di Marzo. “I produttori di mango subiranno una grave perdita quest’anno”, ha affermato.

Facendo dei calcoli approssimativi, ha stimato che la perdita dovuta alla mancanza della sola forza lavoro potrebbe ammontare al 20%, quasi 2 miliardi di rupie per i produttori. Ma la perdita economica sarà molto più grave. “Una diminuzione diciamo pari a 10 rupie/chilo il che può significare una perdita di 3,8 miliardi di rupie per i produttori a causa di una minore domanda e peggiore logistica e trasporto”, ha spiegato Mr Shah.

Ogni anno dei quasi 700 mila lavoratori richiesti per i frutteti di mango, circa 100 mila lavoratori stagionali provengono dal Punjab per lavorare nei quasi 100 mila acri di frutteto di mango del Sindh, secondo i dati del SAB.

Questi braccianti migranti soggiornano in queste terre per due o tre mesi.

“Gli vengono forniti 3 pasti al giorno, sapone, acqua e olio e il mezzo di trasporto. Prima di arrivare gli viene pagato anticipatamente il salario del mese e il resto del denaro viene incassato da loro alla fine della stagione, che spazia tra le 13 mila rupie e le 18 mila rupie al mese. Il capo squadra, chiamato anche presidente, organizza il lavoro degli operai e si assicura che il tutto venga svolto a dovere, guadagna in una stagione anche 500 mila rupie” spiega il contadino Ghulam Sarwa Abro, esponendo il modus operandi.

I lavoratori locali non possiedono le capacità

Con la crisi generata dalla pandemia e nessun segno che la vita ritorni presto alla normalità, Jiskani è preoccupato. “Chi svolgerà il lavoro?” chiede, insistendo sul fatto che i lavoratori locali non possono fare ciò che facevano i lavoratori provenienti da Punjab, lavoro che includeva realizzare delle casse dal materiale di scarto procurato dal Punjab, selezionare i mango, pesare e imballare le casse e, infine, inchiodarle affinché possano essere trasportate.

Abro, che si occupa di coltivare mango in oltre 300 acri a Kotri, teme che ci possa essere un bando sul movimento operaio “Il 60% del raccolto di mango andrebbe perduto” in quel caso. Ma a differenza di Jiskani, Abro non è turbato dato che aveva precedentemente addestrato 200 lavoratori locali nella sua coltivazione di banane, affinché potessero poi lavorare nei frutteti di mango, sembra proprio in previsione di questo giorno. “Ho tre squadre a disposizione di 50 persone l’una pronte a lavorare nei frutteti”, ha dichiarato.

La SAB aveva emanato una nota stampa a Marzo per portare l’attenzione del governo sul problema e aveva suggerito di avviare delle procedure operative standard (SOP) per facilitare lo spostamento dei lavoratori dal Punjab. “Sono passati due mesi, ma nulla si è mosso”, ha detto Mr Shah.

Questione dei controlli per il Coronavirus

Quando il governo del Sindh è stato interpellato su come aveva intenzione di facilitare gli spostamenti, il portavoce Murtaza Wahab ha risposto, in una conversazione Whatsapp, con un lapidario: “Ci stiamo lavorando, non è stata presa ancora nessuna decisione!”.

Mr Shah dice di comprendere il dilemma del governo. “Con così poca competenza e fondi, non può semplicemente lasciar venire dei lavoratori nella provincia; il rischio di contagio è troppo alto”, afferma. “Il governo insiste che se vogliamo far arrivare i lavoratori da Punjab dobbiamo sottoporli ad un test”, dice Mr Jiskani, aggiungendo che non solo non sono disponibili abbastanza kit per fare a tutti il test, ma che essendo costoso, non può permettersi di far controllare tutti i lavoratori.

Il dottor Waqar Ahmed, direttore di Agriculture Technologies, insieme all’USAID ha proposto una semplice soluzione:

“Permettere solo ai lavoratori esperti, che sono il 25% dell’intera forza lavoro, di entrare nel Sindh. I produttori dovrebbero fornire una lista di questi lavoratori al governo in modo tale che se qualcosa non andasse per il verso giusto essi potranno essere tracciati”.

Il dottor Ahmed ha sviluppato una serie di diversi SOP per mantenere il distanziamento sociale e permettere ai migranti di lavorare. Nel frattempo, dice, i lavoratori locali possono ugualmente essere istruiti dai lavoratori di Punjab.  Afferma di incoraggiare anche le donne a lavorare in questo settore: “Nella mia esperienza, imparano molto in fretta quando si tratta di pesare, dividere e imballare, considerate delle mansioni impegnative dagli uomini”.

Nonostante ciò, i produttori sostengono che i lavoratori si presenteranno alla loro porta sia quel che sia. “Potrebbero non venire a fiotti, ma a scaglioni con diversi mezzi di trasporto, in gruppi da tre e da cinque” dice Jiskani. “Significherebbe sganciare delle mazzette strada facendo” aggiunge.

Un’opportunità per fare affari

Mustafa Nangraj, parte del dipartimento agricolo estensione servizi del Sindh, afferma che a Hyderabad ci sono giovani laureati in agraria che cercano lavoro per iniziare a lavorare a contratto.

“Richiederebbe adottare un nuovo modello secondo il quale i lavoratori dei villaggi limitrofi possano essere organizzati in gruppi e istruiti al fine di svolgere diverse mansioni e poi mandati in quelle zone. Anche per la questione di raccolta e imballaggio di mango, non sarebbe troppo tardi. Gli abitanti dei villaggi vicini possono essere addestrati per due giorni e poi mandati a lavorare; è una questione di organizzazione del lavoro, non è fantascienza!” afferma.

Era anche ora, ritiene Mr Shah, che la questione della lavorazione di frutta e verdura venisse presa sul serio e considerato come un prodotto dal valore aggiunto. “Abbiamo bisogno di convertire la polpa naturale, produrre frutta secca e candita ecc”, ha detto.

Un’occasione per spronare l’esportazione

Assodato che il valore aggiunto è adesso di fondamentale importanza, Sualeh Faruqui, segretario del Trade Developement Authority of Pakistan (TDAP) ha detto che altre problematiche strutturali hanno bisogno di essere investigate e risolte: “Sia lo stato che il mondo degli affari devono lavorare in sinergia per sviluppare delle catene del freddo che sono ora pressoché inesistenti”.

In Sindh, il raccolto inizia verso la metà di maggio, mentre a Punjab inizia a luglio. Delle 1.5 milioni di tonnellate prodotte lo scorso anno, il 25% proveniva dal Sindh e il 75% dal Punjab. Ma il Sindh può esportare solo il 45% del totale dell’esportazione di mango.

Ciò nonostante quest’anno, i confini iraniani e afghani chiusi, le vie aeree e marittime non funzionali e il costo del trasporto schizzato alle stelle, hanno portato lo Shah a temere che solo una piccola parte verrà esportata. La soluzione ci sarebbe stata se il governo avesse programmato dei viaggi cargo privati e chiesto agli esportatori di proporre un prezzo più ragionevole, ha detto.

Secondo Mr Faruqui il governo starebbe già ragionando in questi termini: “Stiamo valutando la possibilità di trasportare via aria i mango nei paesi dove il lockdown è stato allentato. Stiamo discutendo con gli esportatori e i commercianti per facilitare il loro lavoro e allo stesso tempo per assicurarci che non solo gli aeroporti ma anche i mercati siano aperti per accogliere i nostri prodotti”.

In aggiunta, il governo, attraverso queste missioni commerciali, ha spinto in maniera più aggressiva al fine di trovare mercati alternativi e sfruttarla come “Un’opportunità per esplorare nuovi metodi di scambio”.

Shah ha dunque suggerito di “Infilare i nostri mango sugli scaffali dei supermercati nel Regno Unito e in Europa dato che quest’anno i mango provenienti dall’India, dalla Thailandia e dal Peru sono stati tolti dalla competizione”. Ma ha poca fiducia nel governo: “Non hanno l’occhio giusto per individuare e sfruttare questa grande opportunità”.

(Traduzione di Giulia Borrelli)

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