Indo-Pacifico: la complicità sorprendente tra Donald Trump e Narendra Modi

Asialyst, 4 Marzo 2020

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro indiano Narendra Modi

Non ha dovuto forzare la sua natura. Per fare una visita di stato in India con il primo ministro con il quale condivide il suo modo di fare politica, la sua dipendenza da Twitter e la propensione per gli incontri turbolenti di fronte un pubblico di fedeli, tutto ciò non è stato un compito diplomatico per Donald Trump. L’inquilino della Casa Bianca non ha perso i suoi obiettivi: concentrarsi sul rafforzamento dei legami militari e commerciali tra India e Stati Uniti. Martedì 25 Febbraio, dopo 36 ore di una sosta indiana, il 45° presidente americano ha ripreso l’Air Force One, lasciando sulla sua scia un sentimento generale positivo, sia da parte dell’ospite che del visitatore. Un evento “win win”, “un affare equo” riassumerebbe il miliardario. Non senza un motivo.

Le buone parole del Presidente

Il successore di Barack Obama alla Casa Bianca, appena atterrato in territorio indiano ha celebrato il suo arrivo con un twitt in lingua hindi:

“Io e la first lady abbiamo viaggiato per 8000 miglia in tutto il mondo per portare questo messaggio a tutti i cittadini di questo paese: l’America ama l’India, l’America rispetta l’india e il popolo americano sarà sempre un amico fedele e impegnato per la popolazione indiana”.

Un inizio coinvolgente, che getta le basi per una visita ufficiale premurosa e animata da una dinamica positiva più che litigiosa. Con grande sollievo delle autorità del paese ospitante, che hanno espresso qualche timore prima del viaggio per il possibile ostruzionismo del presidente ospite su questioni bilaterali potenzialmente conflittuali[1].

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la first lady Melania Trump in visita al Taj Mahal, Agra.

“L‘ascesa dell’India come nazione prospera è un esempio per tutti i paesi del mondo, un risultato eccezionale di questo secolo“, ha continuato il presidente degli Stati Uniti d’America. Ancor di più quando ha dichiarato, con forte convinzione nel verbo e nel tono: “L’America sarà sempre un amico fedele e leale del popolo indiano. […] Grazie per la spettacolare accoglienza nel tuo bellissimo paese![2]”.

Venti anni dopo la visita di Bill Clinton in India e la sua visita al Taj Mahal, un capo di stato americano ha avuto ancora una volta il privilegio di un incontro quasi privato con l’incomparabile mausoleo di marmo bianco scintillante. Un posto unico sotto molti aspetti, grandioso. Le aspirazioni di grandezza erano già state sperimentate prima di questa sosta ad Agra, quando il Primo Ministro Narendra Modi ha ricevuto il suo ospite lunedì 24 febbraio nel nuovissimo e imponente stadio di Cricket a Ahmedabad, capitale del Gujarat di cui prima era primo ministro. Nello stadio, oltre 100.000 persone si sono radunate per tifare per il duo Modi-Trump, riunito in questa occasione per la quinta volta nell’arco di otto mesi.

Questo incontro “Namaste Trump” (“Hello Trump!”) da Ahmedabad ha fatto eco nella patria di Nehru alla visita a Houston dell’attuale capo del governo indiano chiamata “Howdy Modi” (“Hello Modi!”) lo scorso settembre.


L’abbraccio di Modi-Trump si sta stringendo

Times of India

Tra India e America ci sono buoni affari

Sono lieto di annunciare che domani [martedì 25 febbraio], i nostri rappresentanti firmeranno accordi di difesa del valore di oltre tre miliardi di dollari, autorizzando la fornitura alle forze armate indiane dei migliori elicotteri militari e di varie attrezzature “, ha annunciato il visitatore dallo stadio ad Ahmedabad. “I nostri rispettivi team hanno fatto enormi progressi verso la conclusione di un accordo commerciale globale. Sono ottimista: dovremmo essere in grado di raggiungere un accordo, che sarà di grande importanza per entrambi i paesi “.

Il quartiere attorno alle Trump Towers a Pune, in India.

Una regione Indo-Pacifica Libera

Penso che abbiamo raggiunto un punto in cui il nostro rapporto con l’India è così speciale che si può dire che non è mai stato così bello come lo è oggi. Proviamo sentimenti molto forti l’uno per l’altro. Noi [con Narendra Modi] abbiamo realizzato qualcosa di unico ». Fiducioso e di buon umore, il visitatore ha poi espresso i suoi pensieri all’assemblea: “Penso che gli Stati Uniti dovrebbero essere il primo partner di difesa dell’India. Ecco come dovrebbe essere concepito. Insieme, difenderemo la nostra sovranità, la nostra sicurezza e proteggeremo una regione indo-pacifica libera, per i nostri figli e le generazioni future. “

Un anno, proprio dopo il suo vertice ad Hanoi con Kim Jong-un, con grandi aspettative ma un risultato deludente sotto molti aspetti, la visita in India del presidente americano dovrebbe innanzitutto tradursi in un movimento regolare, senza trappole, senza brutte sorprese. Spazio a celebrazioni, cooperazione e comprensione reciproca tra i due leader. Nulla dovrebbe rovinare la festa, né la mortale violenza intracomunitaria nella periferia di Nuova Delhi, né i disordini antigovernativi negli ultimi mesi sulla cittadinanza e sul Kashmir. Da entrambe le parti, l’obiettivo è ovviamente raggiunto.

Alimentato da incertezze comuni riguardo alle ambizioni di Pechino, i discutibili progetti di Islamabad o persino il futuro incerto di Kabul, il progressivo riavvicinamento tra Washington e Nuova Delhi non può che emergere consolidato da questa nuova manifestazione della comunione Trump – Modi.

In diverse occasioni, il presidente americano ha insistito – con enfasi – sull’emergere dell’India sulla scena mondiale, sulla progressiva modifica del suo status internazionale, sulla forza del suo DNA democratico … Facendo attenzione a non mettere in difficoltà le autorità indiane o addirittura insistere sugli ultimi grandi argomenti controversi come il deficit commerciale.

Tutto ciò non poteva che soddisfare il Primo Ministro Narendra Modi e dare un nuovo slancio a questo ambizioso partenariato strategico dal quale l’India e gli Stati Uniti si aspettano molto – a livello trasversale – in futuro.

Giustamente.


[1] Si pensi al commercio bilaterale indo-americano, molto favorevole all’India nel 2019 e molto meno all’America (deficit di circa 23 miliardi di dollari). A pena 6 % tuttavia del deficit commerciale americano rispetto la Cina (345 miliardi di dollari).

[2] L’India è anche un mercato importante per gli affari immboliari del presidente, come le Trump Towers. https://www.nytimes.com/2020/02/23/world/asia/india-economy-trump-properties.html


(Traduzione di Maria Casadei)

Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.