Il voto giovanile nell’India contemporanea

Il voto giovanile
Giovani elettori in 2024

Per le Elezioni Generali 2024, si sono registrati 969 milioni di elettori. Di questi, 18 milioni sono “first-time voters”, diciottenni e diciannovenni che votano quest’anno per la prima volta e che hanno vissuto metà della loro vita sotto il governo Modi. Sebbene possa sembrare un numero enorme, in realtà si tratta soltanto del 38% dei 49 milioni stimati: oltre il 60% dei first-time voters non si è registrato. Dando un’occhiata alle percentuali per Stato, ci si rende conto che sono proprio gli Stati più giovani a registrare le percentuali più basse: in particolare, in Bihar, il più giovane, solo il 17% dei first-time voters si è registrato. Tendenze simili si osservano a Delhi (21%), in Uttar Pradesh (23%) e in Maharashtra (27%). Nonostante alcune eccezioni (Telangana con il 66.7%, Jammu e Kashmir con il 62% e Himachal Pradesh con il 60%), è evidente che ci sia scarsa partecipazione da parte dei giovani.

Secondo Anil Verma, il coordinatore nazionale dell’Association for Democratic Reforms, una delle cause è la mancanza di rappresentazione: “L’apatia potrebbe derivare dall’impressione che la leadership dei principali partiti sia costituita da anziani e che non ci siano abbastanza leader o candidati giovani, con i quali i giovani si possono identificare”.

Da un punto di vista più pratico, neanche le difficoltà logistiche aiutano: molti studenti e lavoratori fuorisede non saranno in grado di tornare a casa e registrarsi.

Il voto giovanile

Alcuni hanno accusato la gioventù indiana di essere pigra e di non interessarsi al proprio futuro. Chi è coinvolto nell’educazione dei giovani al voto ha risposto affermando proprio il contrario: se gli si spiega l’importanza del loro voto e li si incoraggia a partecipare, i giovani cittadini mostrano molto interesse. Infatti, le organizzazioni no-profit stanno portando avanti delle iniziative che stanno ottenendo risultati promettenti, riuscendo a far registrare nuovi elettori. Secondo Chaintanya Prabhu, il fondatore di Mark Your Presence, una di queste organizzazioni, ciò che trattiene i first-time voters è la mancanza di informazione riguardo alla politica: “Durante la scuola e l’università, gli studenti vivono con la percezione che ‘politica’ sia una brutta parola ed è tenuta a debita distanza come professione. Non ti puoi aspettare all’improvviso che compiano diciotto anni e vogliano partecipare al processo elettorale”.E quando cominciano a interessarsi, ecco che sono sopraffatti dal sovraccarico informativo, secondo Asim Siddiqui, assistant professor alla Azim Premji University di Bengaluru. Shevika M, fondatrice della no-profit Kuviraa, sottolinea il fatto che molti giovani cittadini sentano di non avere un posto sicuro per poter discutere di politica.

Siddiqui è anche del parere che una mancanza di identità, o meglio una mancanza di un’identità creata autonomamente, giochi un certo ruolo: “se un terzo dei giovani non è istruito, è analfabeta e non lavora, non si crea una propria identità, ma si deve affidare a quella che gli viene data, come la casta o la religione”. Questo riecheggia nelle parole di Poonam, una casalinga ventiduenne di Delhi che dice che, sebbene sia contenta di votare, voterà come la propria famiglia, perché non può andare contro la propria famiglia.

I coetanei di Poonam in Maharashtra, quando gli è stato chiesto se avrebbero votato, sono apparsi disillusi: non si sentono presi in considerazione e non si fidano della coerenza dei politici, che “cambiano partito e ideologia da un giorno all’altro”. 

Secondo il recente sondaggio del Centre for the Study of Developing Societies (CSDS), le principali preoccupazioni dei giovani sono le tensioni religiose, l’inflazione e la mancanza di posti di lavoro. Infatti, sebbene negli ultimi dieci anni il reddito pro capite sia raddoppiato, il tasso di disoccupazione è preoccupante, specie fra i giovani. Ma la disoccupazione non sembrerebbe essere una ragione abbastanza forte per non votare Modi, in quanto i 2/3 degli intervistati hanno detto che avrebbero votato per il BJP. Il crescente status globale sta convincendo i giovani a concedere a Modi un terzo mandato. Il motivo non è soltanto un senso di orgoglio per il nuovo ruolo dell’India sullo scacchiere internazionale: molti pensano che gli investimenti che l’India di Modi potrebbe attirare potrebbero garantire nuovi posti di lavoro.

Molti cittadini (giovani e non) sono soddisfatti dalle abilità di leadership di Modi e, dal punto di vista della corruzione, hanno l’impressione che questo governo abbia una reputazione migliore rispetto ai precedenti. Ma non tutti i first-time voters sono rimasti colpiti dalla percezione di uno sviluppo crescente e dalla popolarità del Primo Ministro. Diversi voteranno per un cambiamento, lamentandosi delle crescenti tensioni religiose, dell’analfabetismo, delle disparità di reddito e della situazione in Kashmir.

Infine, non manca chi non è convinto da nessuno dei candidati e che in cabina elettorale selezionerà la voce “None of the above” (“Nessuno dei precedenti”).

Francesca Crispino
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