Pakistan: nuovo decreto contro la violenza domestica

Donne che protestano per l’approvazione della legge anti-violenza
Fonte: dawn.it

A gennaio 2021, nelle quattro province del Pakistan, è stata approvata la legge contro la violenza domestica nei confronti delle donne. Questa decisione segna un momento di grande rilievo non solo per l’intera comunità femminile, ma per il paese stesso che ha compiuto un importante passo in avanti verso un progresso legislativo e sociale.

La violenza operata verso il genere femminile, in Pakistan, è stata per lungo tempo una problematica allarmante e dilagante all’interno del paese a tal punto da essere normalizzata. Secondo quanto dimostrano le statistiche di uno studio condotto dal Bureau of Statistics, tra le donne intervistate più della metà ha ritenuto tollerabile l’uso di violenza da parte del genere maschile in determinate circostanze. La normalizzazione di tale situazione vede nella struttura patriarcale della società la sua causa principale. Nel paese, infatti, la figura maschile ricopre le più alte cariche all’interno della società e, nel quotidiano, esercita un forte controllo nella vita delle donne, detenendo potere sociale e finanziario.

Secondo un rapporto dei media: “i dati della polizia del KP mostrano un aumento nel numero di casi di violenza domestica registrati nel 2019, soprattutto per i casi di omicidio. Nel 2018, 180 donne sono state uccise all’interno delle loro famiglie – nel 2019, la cifra è salita a 217. Trentasei donne hanno denunciato abusi fisici in casa nel 2019, tre volte in più rispetto al 2018”. La pandemia dovuta al Covid-19 ha, inoltre, provocato l’aumento di tali dati rispetto agli anni precedenti. Il servizio di assistenza telefonica di Bolo ha registrato un aumento del 45% dei casi di violenza nel periodo da marzo 2020 a dicembre 2020.

Poco prima della legge attuata a gennaio 2021, è stato abolito il test di verginità che era obbligatorio per le donne vittime di stupro. Secondo il giudice del tribunale pakistano che ha emesso la sentenza, il test di verginità è una pratica “invasiva che viola il corpo delle donne” e che veniva praticato sul corpo delle vittime di stupro da un medico, per accertarsi della violenza sessuale.

In passato, si è tentato di prendere precauzioni per la sicurezza delle donne tramite l’approvazione di diverse leggi. Gli ultimi decenni hanno visto l’attuazione di una serie di decreti, come il the Status Of Woman Bill del 2012, the National Policy for Development and Empowerment of Women del 2002, the Punjab Protection of Women against Violence Act del 2016, fino ad arrivare al 2021 con l’attuazione del Domestic Violence against Woman (Prevention and Protection).

Questa legge, oltre scoraggiare la pratica diffusa del matrimonio con minori, prevede l’impegno da parte dello stato nella protezione delle donne tramite l’istituzione di centri d’accoglienza in ogni distretto. Questi rifugi sono quelli di Abbottabad, Chitral, Peshawar, Mardan, Swat, Haripur e Kohat che, secondo i dati del dipartimento di assistenza sociale di Khyber Pakhtunkhwa, accolgono 70 ospiti ciascuno.

È prevista, inoltre, l’istituzione di un comitato di protezione distrettuale di 12 membri appartenenti a diversi dipartimenti governativi e della società civile. Tra i compiti principali del comitato figurerebbero la sensibilizzazione dei diritti delle donne a livello comunitario e la stesura di un registro che raccoglie e conserva le denunce, le petizioni e le ordinanze del tribunale.

Nonostante i grandi passi in avanti compiuti a livello giudiziario, la strada verso l’emancipazione del genere femminile e la piena accettazione dei diritti delle donne all’interno del tessuto sociale ed economico del Pakistan è ancora molto lunga e tortuosa.

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Mi chiamo Giovanna Scala e sono studentessa presso l'Università L'Orientale di Napoli nel corso di Lingue e Culture Comparate. Da sempre il mio forte interesse per i viaggi, mi ha permesso di entrare in contatto con culture e visioni diverse dalla mia. Proprio questa mia passione, mi ha portato a continuare lo studio delle lingue dopo il liceo e a iscrivermi ad un corso che mi permettesse di poter mettere a confronto realtà differenti. Sono appassionata anche di giornalismo, comunicazione e cinema.