Ancora più di 170 persone disperse dopo l’esplosione di un ghiacciaio in Uttarakhand

L’esplosione di un ghiacciaio in Uttarakhand, nel nord dell’India, ha causato la morte di almeno 26 persone. Altre 171 sarebbero ancora disperse, con oltre 30 persone potenzialmente bloccate in un tunnel sottoterra.

La caduta di un ghiacciaio dell’Himalaya in un fiume questo 7 febbraio è all’origini di fortissime e repentine inondazioni che hanno devastato la regione di Chamoli, in Uttarakhand. L’onda di acqua ha trascinato con sé rocce che hanno distrutto fra altre cose due strutture di produzione idroelettrica in Uttarakhand. Sedici lavoratori si sono trovati imprigionati in un tunnel bloccato dalla caduta di rocce. Sono stati salvati dall’intervento immediato dei soccorsi, dopo ore di lavoro. Un secondo tunnel resta da esplorare.

Rescue team members work near a tunnel after a part of a glacier broke away and caused flood in Tapovan, northern state of Uttarakhand, India. Photo: 8 February 2021
Le ricerche continuano in Uttarakhand, dopo le inondazioni devastanti
Fonte: Reuters

Oltre a trascinare via i lavoratori degli impianti idroelettrici, le inondazioni hanno isolato più di 2500 persone. Decine di villaggi sono stati evacuati, e l’esercito ha fornito viveri per via aerea. La polizia dell’Uttarakhand, guidata da Ashok Kumar, sta facendo di tutto per estrarre le persone seppellite, e ritrovare i dispersi. La polizia è stata aiutata in questa operazione dall’Indo-Tibetan Border Patrol, dall’esercito e da altri organismi di soccorso.

La caduta del ghiacciaio nelle acque delle fiume potrebbe essere secondo gli esperti il risultato del cambiamento climatico. Secondo alcuni, l’aumento delle temperature avrebbe causato il sciogliersi del ghiaccio. Le acque così prodotte avrebbero portato via sempre più sedimenti che si sarebbero accumulati dietro al ghiacciaio, fino a causarne l’esplosione, e successiva caduta.

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Mappa della regione, con in blu la diga distrutta dalla valanga
Fonte: BBC

In più dell’aumento dei rischi in seguito al riscaldamento climatico, la crescente presenza di costruzioni come gli impianti idroelettrici colpiti dalle acque sarebbe un ulteriore fattore all’origine della fragilità dell’ambiente himalayano.

Se è ancora troppo presto per tirare conclusioni sull’incidente, questa catastrofe ricorda i cosiddetti “tsunami himalayani” del 2013, che colpirono la stessa regione. Le inondazioni furono il risultato di monsoni particolarmente abbondanti, e causarono la morte di oltre 6000 persone. Oltre ai morti, vi furono più di 100 mila persone evacuate dalla regione, dopo che le potenti corrente portarono via interi villaggi.

Il disastro di domenica ha fatto alzare nuove voci opponendosi alle infrastrutture costruite sulle montagne, e chiedendo un controllo più stretto dell’ambiente sensibile.

Il Primo Ministro Narendra Modi ha espresso il suo sostegno alla regione dell’Uttarakhand, affermando che tutto il paese pregava per la sicurezza di ognuno. In un tweet ha dichiarato “seguo con attenzione la terribile situazioni in Uttarakhand”. Ha affermato il suo coinvolgimento con le autorità ed enti competenti.

Ankal Prakash, direttore di ricerca all’Indian School of Business’ Bharti Institute of Public Policy, ha dichiarato che la regione, una delle più remote e difficili di accesso, ha bisogno di progetti di sviluppo, perché è una delle regioni più povere. Questo nuovo piano però andrà fatto in accordo con norme che preservino il fragile ambiente. L’India ha investito negli ultimi anni in dighe e altre infrastrutture con lo scopo, paradossalmente, di ridurre l’impatto ambientale, aumentando la produzione di risorse sostenibile, ricorda The Hindu.

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Io sono stato interessato all’India da quando sono piccolo, e se prima guardavo più al cibo che alla filosofia, con il crescere e il maturare mi sono avvicinato allo studio delle lingue e delle culture dell’India. Dopo una formazione generale in Francia, mi sono formato in parte nello studio delle lingue indo-europee, del persiano e dell’ebraico all’INALCO e all’EPHE di Parigi, due istituti universitari francesi. Ora sono studente all’Orientale di Napoli, dove studio il sanscrito. In parallelo, porto avanti una ricerca sulla formazione dello induismo moderno a Parigi.