Afghanistan: due importanti vittorie per l’emancipazione femminile

Adela Raz designata rappresentante permanente dell’Afghanistan alle Nazioni Unite. Fonte: The Khaama Press

Nell’ambito dei colloqui inter afghani, inaugurati a Doha nei primi mesi del 2020, sembrano essere iniziate le negoziazioni tra i talebani e il governo afghano. Punto focale di discussione sono i diritti delle donne sui quali la comunità internazionale ha investito molto a partire dalla caduta dei talebani nel 2001.

Durante i sei anni del loro governo, tra il 1996 e il 2001, i talebani hanno imposto misure per limitare i diritti delle donne come, ad esempio, impedire il loro accesso all’educazione e al lavoro. Ora che le truppe americane si stanno ritirando dal paese e i talebani stanno riacquistando potere, la preoccupazione principale è che essi possano bloccare gli sforzi fatti fino ad ora dalle donne per assicurarsi più diritti. Tuttavia, recenti dichiarazioni del gruppo fondamentalista, seppur vaghe, sembrano aprire uno spiraglio per l’avanzamento dei diritti delle donne.

Proprio in questi giorni due eventi di storica importanza hanno segnato il cammino delle donne verso l’uguaglianza. Dopo tre anni di campagne condotte da attivisti per i diritti umani attraverso l’hashtag #WhereIsMyName, il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha firmato un emendamento che permetterà di includere sui certificati di nascita anche il nome della madre del bambino. I sostenitori di #WhereIsMyName cercano di combattere la patriarcale tradizione afghana secondo la quale usare il nome di una donna in pubblico porterebbe disonore e vergogna alla famiglia. Infatti, pubblicamente, le donne sono sempre nominate in relazione al loro più stretto famigliare di sesso maschile. I nomi delle donne non sono presenti né su documenti, né su inviti di matrimonio e nemmeno sulle effigi tombali.

Sia il gabinetto afghano che l’organizzazione internazionale per il sostegno dei diritti umani, Human Rights Watch, hanno definito questo passo come un’importante conquista nella lotta per l’uguaglianza in un paese noto per l’oppressione delle donne. Heather Barr, co-direttrice del dipartimento per il sostegno delle donne presso Human Rights Watch, ha ribadito l’importanza di questo risultato nell’affermazione dell’esistenza e dell’identità delle donne afghane.

Fino a che i loro nomi non appaiono su documenti e registri pubblici la loro identità non esiste e, di conseguenza, nemmeno i loro diritti. Barr ha sottolineato la rilevanza di questo successo spiegando quanto sia fondamentale anche per le più semplici procedure burocratiche come, ad esempio, l’ottenimento di assistenza sanitaria o il rilascio del passaporto per i propri figli.

Simbolo che qualcosa si sta smuovendo nella società afghana è il supporto maschile a questa campagna iniziata nella città di Herat. Il governatore della città stessa, Wahid Qattali, nonostante un’iniziale paura per una possibile resistenza a questo cambiamento, ha deciso di supportare pubblicamente #WhereIsMyName chiedendo ai giornalisti locali di includere il nome di sua madre qualora volessero nominarlo nei loro articoli.

In aggiunta a questa conquista, Adela Raz, rappresentante afghana alle Nazioni Unite, ha annunciato l’ottenimento, per la prima volta nella storia dell’Afghanistan, di un seggio presso la Commissione delle Nazioni Unite sullo Status delle Donne (CSW). L’Afghanistan ha ricevuto 39 voti per trovare un posto in questa prestigiosa commissione per la promozione dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione della donna a livello globale.

L’operato di Adela è stato largamente apprezzato da numerose personalità afghane tra cui la regista Sahraa Karimi e il console afghano a Mumbai che si è detto orgoglioso del successo di Adela alle Nazioni Unite.

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Mi chiamo Giulia Dal Bello e sono laureata in Lingue, Società e Letterature dell'Asia e dell'Africa mediterranea all'Università Ca'Foscari di Venezia. Ho conseguito un Master in Studi Palestinesi all'Università SOAS di Londra. Mi sono dedicata in particolare allo studio dell'Orientalismo in India e al ruolo delle Organizzazioni Internazionali e dell'UNRWA nell'ambito delle relazioni israelo-palestinese.