Analisi linguistica dei comizi elettorali di Modi e Gandhi a Siliguri (2024)

Il 28 gennaio 2024 Rahul Gandhi, leader politico del Partito del Congresso, siede sul tetto di un auto a Siliguri, nel Bengala Occidentale, rappresentando così il suo impegno nel movimento di protesta itinerante Joḍo Nyay Yātra.

Da lì dà inizio a un discorso (da 0:47:00 a 1:05:15.) risoluto, come si addice al leader del principale partito di opposizione, circondato da centinaia di persone e da alcuni uomini della sicurezza  

Dopo 41 giorni, il 9 marzo 2024, l’attuale PM dell’India Narendra Modi raggiunge Siliguri, e tiene il suo discorso (da 0:10:40 a 0:34:14) dalla finestra di un palazzo, con la determinazione di chi intende stringere un patto di fiducia coi suoi uditori. 

Prima di passare all’analisi linguistica dei discorsi di Gandhi e Modi a Siliguri, si ricordi che l’attuale governatrice del Bengala Occidentale del Bengala Occidentale è Mamta Banerjee, figura influente a livello nazionale e rappresentante del Trinamol Congress (di seguito TMC), un partito nato a Calcutta nel 1998 separandosi dal Congress.


Il principale scopo di questo articolo è quello di valutare come l’atto linguistico, che si compone di significanti e significati, possa aiutarci a comprendere meglio le figure in analisi. L’uso del lessico, la sintassi, il mezzo prosodico, saranno gli elementi trattati di seguito.  

Tutto ciò con l’intento, più o meno conscio, di manipolare la massa attraverso messaggi di propaganda (Chomsky 1988: 472).

Così, il politico ricorrerebbe alla sua competenza erestetica – quella di usare la lingua per manipolare l’opinione pubblica – che è al pari di un’arte (Riker 1986: X). 
In questo articolo non sarà però di primaria importanza ciò che il politico dice, ma anche e soprattutto il come, sulla base del contesto in cui viene prodotto l’atto linguistico.  

Photo from – Livemint.com

Il discorso di Rahul Gandhi ha avuto una durata di poco oltre 18 minuti. Il tono del politico risulta elevato e grintoso, probabilmente anche a causa del rumore circostante. 
Il saluto rivolto al pubblico è veloce e succinto, Gandhi ringrazia la platea per la presenza e la generosa accoglienza, e passa a ricordare i motivi della campagna di protesta itinerante Bharat Joḍo Yātrā, cominciata nel settembre 2022 e ufficialmente terminata il 30 gennaio 2023: 
 
Abbiamo portato a termine Bhārat Joḍo Yātrā e il suo obiettivo era che tutti insieme fronteggiassimo l’odio che in India sta diffondendosi, tra una religione e l’altra, tra una lingua e l’altra, tra una regione e l’altra. 

Gandhi ripete il termine odio नफरत, evidentemente rivolto alla politica del suo antagonista, 9 volte all’interno del suo discorso. La ricorrenza di questa parola si può intendere come stigmata (stigmawörter), e cioè come parola-slogan atta a designare in modo negativo la politica dell’avversario (Brambilla 2007: 32). 
 
Gran parte del discorso elettorale di Rahul Gandhi a Siliguri è rivolto alle opportunità lavorative giovani, all’imperativo morale di prendersi cura delle loro aspirazioni. Lo stile comunicativo di Rahul Gandhi, si basa fortemente sulla ripetizione di concetti, e ogni ripetizione è atta a chiarire un po’ di più il messaggio che intende recapitare. Questo appare chiaro attraverso l’uso del verbo “capire” samjhnā समझना all’imperativo, dopo il quale il leader propone un sunto o un chiarimento del contenuto espresso appena prima. La maggior parte degli imperativi adoperati da Gandhi sono di verbi legati all’intendimento, alla concentrazione, al pensiero (samjho, socho, dekhie); come se la strategia comunicativa del leader fosse plasmata dall’intento che il messaggio penetri profondamente nell’uditorio.  
Seguendo le orme pragmatiche di Austin (1955) si potrebbe pensare a una buona parte dell’atto linguistico di Rahul Gandhi come di tipo prevalentemente “espositivo” e cioè per quegli «atti di esposizione che comportano l’illustrare opinioni, il portare avanti discussioni, e il chiarificare usi e riferimenti» (Penco, Sbisà, 1987: 118)  
Questa strategia diventa ancora più evidente nella parte conclusiva del discorso, che può risultare di grande interesse. Qui, Gandhi demanda alla platea la responsabilità di cambiare il corso degli eventi politici, insistendo sulla parola “responsabile” जिम्मेदारी, ripetuta 7 volte soltanto negli ultimi due minuti di discorso. La responsabilità cui Gandhi fa riferimento è chiaramente quella di unirsi, guidati dal pensiero critico, e così dare fiducia al Congresso tramite il voto. Prevedere nella chiosa del suo discorso il richiamo a figure storiche importanti per l’identità bengalese (Tagore, Bose, Vivekānanda) è una scelta accurata di avvicinamento al pubblico-target, che troverà un riflesso nel discorso di Narendra Modi, non alla fine bensì al principio del suo discorso.  
 
Altri due spunti interessanti del discorso di Rahul Gandhi si rilevano nel lessico usato per rivolgersi agli uditori, ai quali si indirizza di tanto in tanto, col sostantivo informale “fratello” भैया (Al contrario, Modi userà 7 volte nel suo discorso la più formale espressione di derivazione sanscrita “amici” साथियों), e quello che usa nei confronti dell’antagonista Modi e dei suoi collaboratori. 
Gandhi non fa mai esplicitamente accenno al BJP, né tantomeno nomina il Primo Ministro.  
Quando vuole criticare le azioni e le scelte politiche dei suoi avversari fa genericamente riferimento alla parola “governo” सरकार, che usa 5 volte durante il discorso. Quando si rivolge al governo, seppur poche volte in modo esplicito, ciò che Gandhi non manca di affermare è il suo legame con la “ingiustizia” अन्याय, parola che, inoltre, si ricollega alla sua nuova campagna di protesta itinerante Bharat joḍo nyāy yātrā – dove न्याय sta per “giustizia” –  iniziata il gennaio 2024. 

Il discorso di Narendra Modi ha una durata complessiva di poco oltre 23 minuti.  
Narendra Modi comincia il suo discorso con atteggiamento solenne e carismatico, coinvolgendo il pubblico tramite la breve esecuzione di un jaykār (inneggiamento): भारत माता की! Bhārat mātā kī!  
Il tono del PM durante il comizio rimane solenne, fiero e con picchi di altezza non tanto nei momenti di evidente attacco ai partiti avversari, quanto nel rimarcare ai cittadini un patto di fiducia, la promessa di una presenza solida. 

Photo from – The Indian Express

Il Primo Ministro saluta la platea di Siliguri cercando di instaurare subito una connessione emotiva, che Rahul Gandhi ha tentato di stabilire negli ultimi minuti del suo discorso attraverso il richiamo a eminenti figure storico-culturali del Bengala. Come lo fa? Attraverso l’uso della lingua bengali. Il pubblico appare ammirato ed entusiasta in seguito alle parole del PM. Considerando la naturale ossatura multilinguistica dell’India, che storicamente ha assunto caratteri problematici, si può

pensare all’uso della lingua regionale nella determinata area in cui è parlata come un tentativo di avvicinamento profondo all’uditorio.   
Modi passa alla hindī con una frase a effetto: 
 
Un saluto rispettoso a tutti i membri della (ndr. mia) famiglia che lavorano nelle piantagioni di tè da parte di questo venditore di tè (chāyvāle) 
 
Questa frase basta a se stessa per riscuotere un’ammirata ovazione. 
Modi si presenta come un membro di famiglia di tutte le genti che lo stanno ascoltando e, in più, ricorda all’uditorio il suo passato di chāyvāla, venditore di tè. La strategia comunicativa in questo caso è quella comune a molte figure politiche internazionali, e cioè l’enfatizzazione della retorica dello underdog. 
 
Prima di addentrarsi nelle ambizioni politiche del suo partito, Modi esprime ammirazione per la città che in quel momento lo sta accogliendo, definendola una mini-India. Parlando di sé in terza persona, Modi passa a spiegare ciò che ha fatto e che intende fare per il Bengala Occidentale e, a differenza di Rahul Gandhi, non rinuncia a esprimere le criticità del TMC, della sinistra e del Congresso, nominando senza remore i suddetti partiti. 
Trovandosi a tenere il suo discorso elettorale il giorno successivo alla giornata internazionale delle donne, Modi non manca di dar loro attenzione. Adopera il termine “sorella” बहन, metonimico a intendere tutto il genere femminile.  
Ciò che può risultare interessante è notare come il PM dell’India parli più volte dei suoi elettori (futuri) come “familiari” परिवारजन.  
L’uso della terza persona si può considerare come un tentativo di fidelizzare il pubblico a cui si rivolge, rimarcando che è il suo nome (Modi ripete il suo nome 13 volte, replica il termine BJP 14 volte) a dover circolare nelle zone limitrofe, come si può intendere di seguito: 
 
A quelle persone [ndr. i rappresentanti del TMC] non importa nulla dei vostri bambini, se qualcuno è preoccupato del futuro dei vostri bambini quello è Modi, è il BJP, è la coalizione NDA. (…) Ogni famiglia sta dicendo: «sono io la famiglia di Modi, sono io, sono io, sono io, sono io! 
 
Mantenendo la solennità di cui accennato, Modi conclude il suo discorso come lo aveva cominciato, e cioè intonando Bhārat mātā kī!  

 
In un trattamento più completo del presente articolo è stato offerto un focus sull’uso dell’imperativo nel corso dei due comizi presi in analisi, che può interessare prevalentemente agli addetti ai lavori. Ciò che qui possiamo riassumere è che un focus sul modo imperativo nei due discorsi tenuti a Siliguri dai principali leader politici in combutta alle elezioni, ci restituisce l’immagine di Rahul Gandhi che si propone d’essere un primus inter pares, un fratello (भाई) con uno stile comunicativo che parli alla pancia dell’elettorato anche attraverso il mezzo linguistico, e che mediante il suddetto rinforzi una dimensione orizzontale evidentemente ricercata. 

Photo from – Davide Cava


D’altra parte il PM Narendra Modi, che pur parla alla pancia dei suoi uditori, rende più evidente la dimensione verticale che lo separa da essi; si presenta sì come un padre o un mentore, ma è al contempo legato a una certa formalità linguistica. 

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Mi chiamo Davide Cava laureato alla magistrale in lingua e letteratura hindī presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Appassionato di poesia, musica e meditazione, suono l’harmonium e mi diletto nel canto. Nella mia tesi magistrale tratto della standardizzazione della hindī e della sua penetrazione nella sfera pubblica e politica dell'India.