Khalil Haqqani in Kabul

Emirato Islamico d’Afghanistan: Uno stato narco-terrorista?

La stagione della remissività è tornata e, 76 anni dopo aver sconfitto il fascismo, il mondo occidentale torna a commettere gli stessi errori che ci portano al conto alla rovescia per la terza guerra mondiale. Tanti scommettevano che sarebbe stata l’accondiscendenza dell’Iran e del suo nuovo Presidente, con Biden disperato a mettere al sicuro l’eredità di Obama. C’era chi scommetteva che il Presidente degli USA avrebbe perso la guerra contro Xi Jinping e il drago cinese. Invece, alla fine, sono stati i talebani a cogliere Biden di sorpresa. I talebani, che fino a qualche anno fa l’America voleva distruggere, e per i quali aveva speso più di $2 trilioni e migliaia di vite americane, alleate e afghane, per portare libertà e democrazia alla “tomba degli imperi”.

Ora gli uomini come Khalil Haqqani che ha ancora la taglia di $5 milioni e il Mullah Baradar (liberato da un prigione pakistana dalle pressioni degli USA nel 2018) girano liberi per Kabul, affermando di creare un nuovo governo. Nella fretta di uscire dall’Afghanistan, Biden ha ignorato la costituzione Afghana, che nell’articolo 60 dà potere e gestione del paese al Primo Vicepresidente qualora il Presidente non potesse esercitare le sue funzioni. Dopo la fuga e le abdicazioni del Presidente Ghani, invece di riconoscere il primo Vicepresidente Saleh come il Presidente ad-interim, gli USA hanno passato il timone a una troika Pashtun, composta dall’ex Presidente Hamid Karzai, Abdullah Abdullah e il vecchio signore di guerra Gulbuddin Hemaktyar. In questo negoziato tra i Pashtun non esistono rappresentanti di altre etnie o protezione per le minoranze. Inoltre, non è chiaro in che modo i talebani faranno concessioni sostanziali con più di 11.000 Americani ancora in ostaggio a Kabul e col totale controllo militare.

Il nuovo Emirato Islamico d’Afghanistan: Uno stato sovrano narco-terrorista

Sono già arrivate le congratulazioni da Hamas in Palestina fino ad Al Nusra in Syria, ed è già arrivata l’espressione di sudditanza (bayat) del capo dei Talebani-Pakistani(Tehrik e Taleban) seguito da ogni gruppo di matrice jihadista dal Sud Est asiatico all’Africa. La vittoria dei talebani è anche vista come messaggio divino per cui, qualora i talebani fossero vittoriosi contro gli USA, allora potranno farcela anche gli altri gruppi contro l’America e i suoi alleati, Israele e India. Il misterioso portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, che è uscito dalle ombre per la prima conferenza stampa a Kabul, ha sottolineato che il nuovo stato sarà governato dalla Sharia, la legge islamica.  Il gruppo narco-terrorista è anche stato abbastanza audace nel garantire l’amnistia a tutti coloro che hanno lavorato sodo per far diventare l’Afghanistan un paese libero, democratico e inclusivo, dalle macerie lasciate dagli stessi talebani 20 anni fa. Ironia è che la stampa estera e gli analisti internazionali vedono questa audacia come sinonimo di progresso e mutamento, e non come l’arroganza di un gruppo terrorista.

Ci si aspetta una teocrazia sunnita che avrà l’Amir-al-Muminin Maulvi Akhunzada come leader supremo con un Presidente e un governo eletto dalla Shura di Quetta, senza alcun processo democratico. Il giovane figlio del Mullah Omar, Mohamed Yakoub, avrà un ruolo importante.

Sarà difficile per i talebani abbandonare la loro interpretazione deobandi della Sharia, anche perché il gruppo non è molto coeso, ha diversi rami che si uniscono, uno più estremista dell’altro e l’Afghanistan e il Pakistan sono pieni di gruppi alleati con loro come l’ISIS-Khorasan e Al Qaeda, che aspettano un emirato e un governo sotto l’interpretazione restrittiva e ortodossa della Sharia salafita.

Le promesse di un governo inclusivo, che rispetta i diritti umani e i diritti delle donne, saranno tanto superficiali quanto la loro rassicurazione (violata) di non entrare a Kabul prima di un accordo con il governo di Ashraf Ghani.

L’Emirato Islamico d’Afghanistan ha migliorato la comunicazione e implementato una forma di taqqiya (dissimulazione), una strategia di PR nuova, per essere accettati e legittimati dall’Occidente, essendo molto consapevoli che gli USA e gli altri hanno poca scelta.

Oggi l’Afghanistan è parte della BRI (Belt and Road Initiative) Cinese e ha un patrimonio stimato di $1 trilione di materie prime da esplorare. Con uno stato riconosciuto e sovrano, non hanno più bisogno delle strutture pakistane della ISI (intelligence pakistana) e delle forze armate pakistane, dominate da punjabi, per commerciare narcotici che si coltivano facilmente in Afghanistan. Con i fondi derivanti dalla partnership cinese e Russa e i narco-traffici, i soldati dell’emirato non solo porteranno l’ispirazione, ma anche armi, denari e propaganda a gruppi jihadisti dalla Libya all’ Indonesia passando per la terra santa e il Kashmir. Il vero pericolo è il Pakistan, che dopo anni di dominio dell’etnia Punjabi, rischia che l’invenzione vada contro l’inventore, e che il paese nucleare cada in mano ai terroristi. I talebani sono di etnia Pashtun e i talebani pakistani hanno già dichiarato guerra al governo pakistano.

Il mondo rischia che nei prossimi 5 anni questo nuovo emirato eclissi anche l’Hezbollah nel controllo del commercio di narcotici, armi e appoggio a gruppi jihadisti nel mondo, controllando la fornitura di droga dal Sud Est asiatico all’Africa e all’Europa.

Il Futuro e le scelte

La comunità internazionale ha poche scelte oggi se non appoggiare la resistenza di Panjshir e il presidente ad-interim Amrullah Saleh. Appoggiato da Ahmed Massoud, il figlio di Ahmed Shah Massoud, assassinato dagli stessi talebani con l’appoggio di Osama Bin Laden il 9 Settembre 2001, Saleh e i Tagiki di Panjshir sono l’unica resistenza all’estremismo talebano. Gli altri signori della guerra che sono stati esiliati con varie forme di tradimento da Dostum a Ismail Khan, sono in attesa di un cenno di appoggio dalla comunità internazionale per raggiungere la resistenza di Panjshir. L’ostacolo è la troika appoggiata da America, Karzai, Abdullah e Hemaktyar che continuano con le consultazioni, senza avere nessuna base costituzionale, guadagnando del tempo per il ritiro americano.

Con il controllo dell’aeroporto è importante che la comunità internazionale agisca ora. I talebani non permetteranno mai un ritiro completo di cittadini occidentali senza aver ottenuto tutto quello che vogliono. Le scelte che faremo oggi di combattere contro i terroristi, definiranno il futuro della sicurezza mondiale. Ciò stabilirà anche il valore dei sacrifici fatti negli ultimi 20 anni. Altrimenti, si rischia uno stato narco-terrorista, che una volta stabilitosi sarà difficile domare, mettendo in pericolo la libertà e la democrazia in tutto il mondo.

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Vas Shenoy è un studioso di rapporti Europa-India. Durante gli ultimi 22 anni della sua carriera ha lavorato per la gestione di aziende e progetti nei campi della tecnologia informatica, dell’energia rinnovabile e della cooperazione e sviluppo in più di oltre trenta paesi in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia collaborando con governi, la Banca Mondiale e enti ONU. Vas è il Presidente dell'Associazione Sākshi e della Glocal Cities ONLUS.