La Coronapocalisse sarà in tv

Di Tishani Dashi

“Non sono uccelli quelli che tu senti, solo i loro corrispondenti buchi nel cielo”, Anselm Berrigan

Il silenzio non è mai magico in questa repubblica.
Crediamo nella processione, nell’espressione,
onorando i morti, non tacendo
neanche per un minuto, ma andando in strada
a battere un tamburo. Ecco come salutiamo il dolore.

Con petalo di rosa, bevanda e arto danzante.
Non siamo il tipo da cucire le labbra in segno di protesta,
né impazziremo se ci metterai sottosopra
e ci esponi alle grida di conigli morenti.
I nostri dei sono a favore dei piatti.

È l’altra cosa che ci uccide: il campo
di erba ininterrotta, l’accensione e l’accensione del nulla.
Come puoi sopportarlo? Ci sono sempre stati
due tipi di persone: quelle i cui cuori
sopportano di vivere accanto ai vulcani,

e quelli che scrivono lettere ai vicini,
chiedendo quando è un buon momento per battere i tappeti,
ed è possibile attenuarlo sul piano?
Questa canzone funebre è diversa. Ci chiede di
morire da soli, di entrare in un pozzo con polmoni infiammati,

solo per scoprire che non sei in acqua, ma stai annegando
sulla terra ferma. Quindi, possiamo battere le nostre pentole e padelle dai balconi, possiamo scrivere note di gratitudine
e inviarli in mongolfiere, così quelli vivi
su altri pianeti possono assistere alla nostra disintegrazione.

Vedono quanto siamo tristi, quanto stupiti?
Come ci muoviamo come attori in un film muto,
i nostri movimenti selvaggi e a scatti. Ridono
all’ironia delle carte del titolo del nostro governo:
“Respira!” e “Non preoccuparti!”

“Niente sta andando al serbatoio dell’economia!”
Chi pensava che la fine sarebbe stata così completa?
Ci chiniamo e ci alziamo di nuovo, il fango
in ginocchio troppo affamato per urlare, un’ invisibile
orchestra di violini, che ci guida dalle ali.

Questa poesia è stata composta da Tishani Doshi durante il lockdown, ecco il suo sito personale: http://www.tishanidoshi.com/

Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.