La paladina dei diritti civili in Birmania: Aung San Suu Kyi e il Nobel per la pace

Aung San Suu Kyi
fonte: globalmediasharing

Figlia del rivoluzionario Aung San e dell’infermiera Khin Kyi, Aung San Suu Kyi è nata a Rangoon nel 1945.

Il padre, personaggio chiave nella lotta per l’indipendenza della Birmania, venne assassinato nel ’47 da avversari politici, lasciando così il destino della famiglia nelle mani della moglie Khin Kyi, la quale a sua volta divenne politica di spicco e ambasciatrice in India.

Questa carica permise a Khin Kyi di offrire alla figlia Aung Kyi le migliori possibilità accademiche. Aung San Suu Kyi si laureò nel ’69 presso il St Hugh’s College di Oxford in Filosofia, Scienze Politiche ed Economia. Iniziò poco dopo a lavorare presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York e divenne successivamente ricercatrice presso il ministero degli Esteri del regno del Bhutan. Poco dopo conobbe Michael Aris, storico inglese specializzato in cultura tibetana e religione buddhista, divenuto poi suo marito e padre dei suoi due figli.

La situazione in Birmania in quegli anni era drammatica, poichè con la presa di potere di Ne Win si era passati da un assaggio d’indipendenza ad una severa dittatura militare.

La povertà e la violenza dei soldati crearono un profondo malessere che sfociò in ripetute proteste, tra le quali la drammatica rivolta dell’8.8.88 in cui il Tadmadaw (l’esercito birmano) sparò sulla folla disarmata uccidendo migliaia di monaci e studenti che chiedevano democrazia. Aung San Suu Kyi, tornata in patria per accudire la madre malata, fu testimone di tali atrocità e decise di divenire parte attiva contro questi abusi.

Il 26 agosto del 1988, davanti a mezzo milione di persone, tenne il suo primo discorso pubblico e lanciò la “seconda battaglia per l’indipendenza nazionale” fondando il suo partito:  la National League for Democracy (NLD) . Promuovendo la lotta non-violenta, ideali democratici e giustizia, riuscì ad ottenere ampiamente il consenso del popolo ed i voti necessari per vincere le elezioni, ma questi furono vani.

La dittatura militare rispose annullando le elezioni stesse e dichiarò la legge marziale con lo State Law and Order Restoration Council (Slorc), ma Aung Kyi continuò la sua lotta per i diritti civili e venne arrestata. Nell’89 lo Slorc la mise dinanzi ad un bivio: poteva lasciare il Paese e vivere libera in esilio o rimanere ed essere costretta agli arresti domiciliari.

Lei rimase.

Privata dei suoi affetti, senza averi e cagionevole di salute, divenne icona della battaglia per i diritti e vinse perciò il Nobel per la pace nel ’90. Con il milione e mezzo ottenuto creò un fondo per la salute e l’istruzione per il popolo birmano. Seguirono così anni di lunghe reclusioni intervallate da brevissimi attimi di libertà, durante i quali però Aung Kyi continuò la sua lotta.

Proteste per la liberazione di Aung San Suu Kyi
Fonte: EnglishPen

Il 13 novembre 2010 è stata finalmente liberata e dopo due anni ha ottenuto la carica in parlamento con l’82% dei voti. Non è potuta diventare Presidente in quanto madre di cittadini britannici (legge voluta dalla giunta militare proprio per ostacolarla) ma, ricoprendo la carica di Consigliere di Stato, agisce di fatti come tale.

Oggi, nel 2021, Aung San Suu Kyi, figura divenuta controversa a causa della sua posizione indifferente dinanzi agli abusi perpetrati dall’esercito birmano sui Rohingya, è stata nuovamente arrestata in seguito ad un colpo di stato per mano dell’esercito.

Sono Valery Gogliucci, nata in Irpinia il 16/07/97, studentessa presso "L'Orientale" affacciatasi verso l'est grazie all'amore per il cinema e l'animazione, ma che stranamente non studia giapponese. Il mio percorso accademico s'è infatti concentrato sulla Corea del sud, l'India ed in generale sulle religioni e filosofie orientali. Al momento sto scrivendo la tesi di laurea sulla simbologia legata al mondo femminile in India