In India l’ultima riforma agraria fa scendere in piazza i contadini

In India un nuovo disegno di legge riguardante l’agricoltura ha turbato il parlamento del paese e innescato proteste che si sono riversate nelle strade. Ricordiamo anzitutto che l’economia indiana,  in via di sviluppo, si basa ancora quasi esclusivamente sull’agricoltura. Nonostante sia caratterizzata da un sistema ancora arretrato, l’agricoltura in India riveste una quota importantissima nella formazione del PIL e accoglie oltre il 50% della forza lavoro indiana.

Agricoltori in protesta
Fonte: BBC

Il disegno di legge è già stato approvato dal primo ministro, ragione per cui i partiti di opposizione hanno accusato il governo di ignorare l’intera procedura parlamentare approvando troppo frettolosamente i progetti di legge e, dunque, non prestando attenzione alla richiesta di inviare i disegni di legge a una commissione parlamentare per ulteriori deliberazioni.

La lite ha portato alla sospensione di otto membri dell’opposizione, che hanno organizzato un sit-in fuori dal parlamento in segno di protesta.

Se da un lato il primo ministro Narendra Modi ha definito le nuove riforme sull’agricoltura come un “momento di svolta” per il settore agricolo in India, le forze d’opposizione le hanno definite come leggi “anti-agricoltore” e le hanno paragonate a una “condanna a morte”.  Il Ministro dell’Agricoltura, Narendra Singh Tomar, sulle orme di Modi, ha dichiarato che questo nuovo disegno di legge riformerà il settore agricolo e darà agli agricoltori  la libertà di commercializzare i propri prodotti.

Cosa propone esattamente questa nuova riforma?

In primis gli agricoltori dovranno vendere i propri prodotti a un prezzo di mercato direttamente a operatori privati (supermercati, negozi alimentari, negozi online). La maggior parte dei prodotti venivano venduti, fino a ora, in mercati all’ingrosso controllati dal governo. Questa novità allenterà le regole sulla vendita che hanno protetto per decenni gli agricoltori indiani dal libero mercato. In questo modo gli agricoltori vedranno cadute le proprie certezze economiche, già sul filo del rasoio, rischiando che un sistema economico lasciato libero a se stesso vada a beneficiare soltanto ai privati e a causare, inevitabilmente, una crisi al loro settore.

Inoltre, l’ordinanza sul commercio di prodotti agricoli mira ad aprire la vendita e la commercializzazione di al di fuori del mandato del Comitato per il Mercato dei Prodotti Agricoli (APMC). In teoria questo rimuoverebbe, per gli agricoltori, le barriere al commercio interstatale aprendo in più una finestra sul commercio elettronico dei prodotti agricoli. I critici vedono lo smantellamento del monopolio degli APMC come un segno della fine dell’approvvigionamento assicurato dei cereali a Prezzi Minimi di Sostegno  (MSP).

In secondo luogo, il nuovo disegno di legge consentirà una forma di “agricoltura a contratto”, in cui gli agricoltori adatteranno la loro produzione per soddisfare la domanda di uno specifico acquirente privato. Il privato, temono gli agricoltori, non esiterà a sfruttarli per i propri tornaconti personali.

“Inizialmente gli agricoltori si sentiranno attratti da questi acquirenti privati, che offriranno un buon prezzo  per i loro prodotti. Col tempo, poi, inizieranno a sfruttare gli agricoltori. Questo è ciò che temiamo”.

la testimonianza di Multan Singh Rana, un agricoltore sikh del Punjab, rilasciata al BBC Punjabi

Le leggi non prevedono, inoltre, la possibilità di un cambio di destinazione dell’uso del suolo, ostacolando così la mobilità intersettoriale degli agricoltori. Inoltre, l’articolo 8 della legge sull’empowerment e la protezione vieta la vendita di terreni agricoli o lo sviluppo infrastrutturale da parte del contraente, compromettendone anche la mobilità interfunzionale. Il contadino diviene un semplice firmatario, nonché ingabbiato da una serie di leggi che sembrano andargli contro. E’ il caso dell’articolo 2.2 b. dell’Essential Commodoties Amendment Act, che conferisce al governo il potere di limitare l’accumulo di scorte qualora qualche contadino volesse provare a costruire autonomamente uno stoccaggio.

Recentemente le proteste sono diventate sempre più violente, e lo stato settentrionale del Punjab si è fatto epicentro dell’agitazione degli agricoltori, arrivando a invadere le strade e a bloccare la circolazione. Ed è anche il Primo Ministro del Punjab, Amarinder Singh, a esprimere forti dubbi- fra i tanti già citati- riguardo all’allentamento della regolamentazione dei prodotti alimentari. Il primo ministro afferma che ciò porterebbe gli esportatori e i commercianti ad accumulare prodotti agricoli durante la stagione del raccolto, quando i prezzi sono generalmente più bassi, e a rilasciarli più tardi quando i prezzi aumentano. Questo potrebbe certamente minare la sicurezza degli alimenti.

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Mi chiamo Davide Cava laureato alla magistrale in lingua e letteratura hindī presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. Appassionato di poesia, musica e meditazione, suono l’harmonium e mi diletto nel canto. Nella mia tesi magistrale tratto della standardizzazione della hindī e della sua penetrazione nella sfera pubblica e politica dell'India.