Letture estive di Myindia: Pethavan, The Begetter, la novella di Imayam

Imayam e la copertina della sua novella del 2016
Fonte: Feminisminindia

Imayam, uno degli scrittori più importanti del sud dell’India, è un insegnante di scuola a Pulichapallam nel distretto di Villupuram, in Tamil Nadu. Ha vinto una Junior Research Fellowship dal Department of Culture, Government of India e un importante premio statale. Le sue opere, Koveru Kazhudhaigal (1994), Arumugam (1999) e Pethavan (2013), lo hanno aiutato a diventare uno degli scrittori di spicco della letteratura dalit. Imayam, tuttavia, non è d’accordo ad essere chiamato uno scrittore dalit e critica duramente il modo in cui la società impone un certo tipo di identità agli scrittori (soprattutto dalit), mentre lascia che altre caste scrivano in pace senza dover subire “etichette” o identità forzate.

Pethavan (tradotto in inglese solo nel 2015 e pubblicato dalla Oxford University Press) è un racconto che narra un giorno della vita di Pazhani a cui è stato ordinato dal villaggio di uccidere sua figlia Bhakkiyam. Il libro non parla solo di delitti d’onore e violenza in nome delle caste, ma fa anche luce sul trattamento delle donne, che sono costantemente sessualizzate e mercificate e sotto costante minaccia di stupri e aggressioni. Ogni riga di Pethavan è carica di intensità e senso di urgenza; non c’è niente di troppo improvviso e niente di troppo sottile. Questa dura realtà è ritratta in un semplice racconto di lotta e sofferenza.

La traduttrice di Pethavan, Gita Subramanian, ha scritto nella sua nota: “Nessuna quantità di ingegnosità può sostituire il tipo di ripugnanza appassionata che Imayam prova contro questa tradizione barbara di preservare la purezza di casta attraverso l’omicidio”.

Bhakkiyam, la figlia di Pazhani, si è infatta innamorata di Periyasami, un dalit. Appresa la notizia, gli abitanti del villaggio si rifiutano di tollerare questa trasgressione “amorosa” e si radunano davanti alla casa di Pazhani per chiedere all’uomo di uccidere la ragazza. Il padre è infine costretto a promette alla folla inferocita che l’avrebbe uccisa il giorno seguente.

“Dovresti versarle del pesticida in gola e chiuderla in una stanza. Per quanto possa urlare, non aprire la porta e non darle nemmeno un sorso d’acqua. In brevissimo tempo la storia sarà finita.

disse la giovane donna che teneva un bambino sul fianco.”

Tuttavia, mentre si legge il libro sorge la domanda: come ci si aspetta che un padre uccida la propria figlia? La grottesca verità di una società che fa giurare a un padre di uccidere la propria carne a causa di una relazione amorosa tra caste tocca il lettore nel profondo. La storia scorre avanti e indietro nel tempo e si è sempre più consapevoli della crudeltà e brutalità degli abitanti del villaggio.

Secondo i costumi locali, la ragazza, che si è innamorata di un sub-ispettore dalit, non ha altra scelta che sposarsi all’interno della sua stessa casta o bere veleno. La narrazione della novella rende inoltre consapevole il lettore delle basi illogiche sulle quali le persone vengono giudicate. Periyasami, infatti, viene riconosciuto prima come Dalit e poi come sub-ispettore.

Imayam, intento a contemplare la società indiana e la condizione umana, intende sollevare questioni che di solito non affrontiamo. Attraverso Pethavan la domanda principale che pone riguarda la psiche delle varie caste che vivono in una comunità, mettendo in discussione il ruolo di una “donna” che è costretta a diventare vittima di strutture e sistemi tradizionali e culturali legati all’onore, casta e religione.

In che modo la società del Tamil Nadu si lascia sopraffare e rovesciare da costruzioni sociali superficiali anche in questi tempi contemporanei? Verso quale tipo di sviluppo ci stiamo muovendo e qual è il posto di tali questioni nella nostra idea di progresso? Le domande che il testo di Imayam pone al lettore costringono i lettori a una profonda introspezione e li impegna a sviluppare una comprensione di tutti i personaggi presenti nella storia.

Il padre, tuttavia, in questa storia riesce a rompere i costrutti della società e fa fuggire sua figlia dal villaggio. L’episodio emozionante e straziante della colpa di Bhakkiyam e il suo ultimo grido per redimersi può ridurre in lacrime qualsiasi lettore impegnato. Mentre la storia procede lentamente in mezzo alla confusione e all’incertezza, la fine è un vero e proprio colpo di scena.

“Al mattino quelli che sono andati nei campi sono tornati di corsa e hanno detto: “Vandikkaran Pazhani ha consumato il Polidol e ora giace morto nei campi. Il cane sta correndo in cerchio intorno al cadavere. L’intera area risuona dei suoi ululati!

Il padre, che sacrifica la propria vita per salvare quella della figlia, aveva detto in un villaggio panchayat qualche tempo prima: “Non è più mia figlia. Uccidila.” Pazhani dà alla ragazza molte possibilità di suicidio e non ha quasi nessuna interazione con lei, poiché ha commesso il peccato di innamorarsi di qualcuno di una casta non dominante. Non una volta Pazhani impedisce agli abitanti del villaggio di picchiare sua figlia. Com’è possibile che un uomo sia reso così impotente di fronte a queste sovrastrutture che operano a livello politico e anche all’interno della psiche delle persone?

Chi è vittima di tale odio e diffidenze; è la figlia che è dovuta scappare dalla sua famiglia e da casa? È il padre che ha dovuto uccidersi per salvarsi dalla vergogna e dall’isolamento? O sono la madre e la moglie e gli altri personaggi? O è la società che non è ancora andata oltre le pratiche illogiche e disumane della casta e della cultura?

Pethavan è una lettura obbligata per ogni individuo che desidera comprendere la realtà e impegnarsi con i problemi attuali dell’India. Breve e nitido, il lavoro di Imayam parla solo di ciò che è importante e non lascia che le distrazioni blocchino il suo percorso verso il raggiungimento del suo obiettivo di documentare il presente e mettere in discussione la coscienza individuale e collettiva.

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