La lingua elamica e l’ipotesi che sostiene la sua natura dravidica

Cartina dell’Impero elamita
Fonte: CAIS

La lingua elamita, oramai estinta, era una lingua parlata nell’antica Persia, territorio oggi a noi noto come Iran. Il termine “Elam” viene convenzionalmente utilizzato per indicare la civiltà persiana fino all’emergere della dinastia achemenide nella seconda metà del VI secolo a.C. Da questo termine “elam”, derivato dalla tradizione biblica e che originariamente faceva riferimento alle montagne, la lingua di questo territorio e di questa ricca civiltà viene chiamata elamica ed i suoi parlanti, elamiti.

La lingua elamica, dalla scrittura cuneiforme (ottenuta per impressione sulla superficie di un materiale modellabile), è attestata in diverse versioni, l’elamico achemenide (AE) e il medio-elamico (ME). L’ AE era la lingua della burocrazia nel regno persiano achemenide ed è presente in un grande corpo di testi bilingue: in antico-persiano (OP) o in accadico (etichetta con cui si raggruppano le varietà linguistiche assira e babilonese). Il medio-elamico di cui abbiamo testimonianza soprattutto grazie alle iscrizioni reali, invece, risale all’impero elamita a Susa (seconda metà del II millennio a.C.), antica capitale del regno elamita e oggi situata nell’odierno Iran.

L’iscrizione di Bisotun di Dario Il Grande presenta la stessa versione scritta in tre scritture cuneiformi: antico persiano, elamico e babilonese.
Fonte: Letteraturamedioorientale.blogspot

Le origini dell’elamico sono ancora oggi molto discusse dagli studiosi, che a distanza di anni non hanno raggiunto un comune consenso. Quello che sappiamo che è che la lingua dell’antico regno elamita non appartiene né alla famiglia linguistica indoeuropea, né a quella semitica. David McAlpin in Elamite and Dravidian: Further Evidence of Relationship (1975) mira a dimostrare che l’elamico è imparentato con la famiglia delle lingue dravidiche. Questa ipotesi è stata formulata a partire da un esame comparativo tra il “Glossario Elamico Achemenide” (1975) ed il “Dizionario Etimologico Dravidico” di Thomas Burrow e Murray Barnson Emeneau (1961). Da questo confronto è stato possibile determinare che il 25% dei termini elamici aveva una corrispondenza nelle lingue dravidiche. Lo studio delle similarità e il grado di parentela tra le lingue dravidiche e l’elamico hanno messo in luce da un lato una somiglianza morfologica dei nomi e dei pronomi e dall’altro l’utilizzo della stessa costruzione della coniugazione dei verbi (radice verbale+marcatore del tempo verbale+desinenza personale).

es: AE nāmana “giorno” deriva da AE nan “giorno”, cognato del termine dravidico nāḷ (che significa “giorno”).

La famiglia delle lingue dravidiche, alla quale appartengono il tamil, il telugu, il malayalam, il kannada e il singalese, viene generalmente divisa in tre gruppi distinti: lingue del nord, del centro e del sud. Mentre le lingue dravidiche del sud si riferiscono alle lingue parlate nel sud dell’India, le lingue del centro indicano le lingue presenti nel nord dell’India. Il gruppo settentrionale, invece, comprende le lingue dravidiche della pianura indo-gangetica. La lingua tamil, esponente del gruppo meridionale, è l’idioma di una tradizione letteraria molto antica risalente al 200 a.C., mentre la lingua brahui rappresenta in assoluto la lingua dravidica più perifica al confine con l’Afghanistan.

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Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.