Modi-Bennett: nuova era per la storica alleanza tra India e Israele?

Il colloquio tra il ministro della difesa israeliano, Benny Gantz, e la sua controparte indiana, il ministro Rajnath Singh, per discutere delle relazioni economiche e della collaborazione nel campo della sicurezza tra i due paesi, è solo l’ultima delle tante manifestazioni di vicinanza tra India e Israele. Tuttavia, la strada per arrivare a costruire l’attuale salda alleanza tra i due stati è stata lunga e caratterizzata dalla transizione da un approccio ideologico, basato sul consenso popolare, ad un approccio pratico in visione di uno sviluppo tecnologico dell’India.

Infatti, inizialmente, quando India e Israele si resero indipendenti dalla corona inglese, rispettivamente nel 1947 e nel 1948, tra i due non correva buon sangue. In particolare, i padri fondatori dell’India Mohandas Karamchand Gandhi e Jawaharlal Nehru si sono sempre dimostrati contrari all’ideologia sionista. Nehru fu una personalità fondamentale all’interno dell’Indian National Congress (INC) e, in veste di Primo Ministro, la sua figura fu decisiva nel forgiare i primi anni di politica estera indiana. In quanto leader della battaglia ai poteri coloniali, Nehru, seppur non negando i legami storici tra la comunità ebraica e Israele, privilegiò la causa palestinese in ottica di resistenza al potere coloniale che Israele incarnava come estensione delle potenze occidentali in Medio Oriente.

Nel 1947, l’India, in qualità di Membro della Commissione Speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina, votò contro la partizione dei territori palestinesi e due anni dopo ribadì la sua posizione votando contro l’ammissione di Israele alle Nazioni Unite. La linea politica indiana può essere spiegata sia dal fatto che l’India, come nazione relativamente giovane, non volle inimicarsi i numerosi stati arabi che in quegli anni boicottavo Israele, sia dalla necessità di mantenere l’appoggio della parte della popolazione musulmana presente nel subcontinente.

Solo nel settembre del 1950 l’India riconobbe ufficialmente lo stato ebraico e permise l’apertura di un consolato israeliano in India. Tuttavia i rapporti tra le due rimasero freddi, e l’India non reciprocò il gesto diplomatico di Israele. Il paese di Nehru manterrà una certa distanza da Israele, prima avvicinandosi al mondo arabo con la fondazione del Movimento non-allineato (NAM), di cui il presidente egiziano da Gamal Al-Nasser fu co-fondatore, poi entrando sempre più nell’orbita sovietica per contrastare l’avvicinamento tra USA, Pakistan e Cina.

Pragmatismo economico: Dagli anni 90 ad oggi

I rapporti tra India e Israele iniziano a cambiare solo con un’apertura di alcuni paesi arabi ad Israele testimoniati dalla pace firmata con l’Egitto nel 1979, e l’inizio dei processi di pace tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (PLO). Inoltre, la profonda crisi economica indiana, causata da anni di politiche socialiste, che raggiunse l’apice agli inizi degli anni ’90 portò il governo indiano, allora presieduto da Narasimha Rao, a lanciare una nuova linea economica basata sul mercato libero e, nel febbraio 1992, a normalizzare i rapporti con Israele, ufficializzando le relazioni diplomatiche tra i due stati tramite l’apertura delle rispettive ambasciate. Molteplici furono i fattori che spinsero Rao all’apertura ad Israele. Oltre alla crisi finanziaria indiana, sicuramente, giocò un ruolo fondamentale la dissoluzione dell’Unione Sovietica che portò l’India a cercare nuovi alleati e un nuovo fornitore di armi. In questo senso Israele si trovava ad essere un’ottima opzione grazie alla capacità del paese di produrre avanzate tecnologie di sorveglianza, diversi sistemi missilistici e avanzati sistemi di difesa, oltre all’esperienza israeliana contro il terrorismo, utile all’India per tenere sotto controllo i gruppi militanti presenti in Jammu e Kashmir.

Dalla fine degli anni ’90, i rapporti tra i due paesi si sono via via intensificati in particolare per importare in India la cosiddetta “know-how” israeliana in molteplici settori tra cui notoriamente difesa e agricoltura. Nel 2000 i due stati formano il Counterterrorism Joint Working Group, una commissione che si riunisce ogni anno alternativamente in Israele e India per coordinare nuove strategie nel campo della difesa e dell’intelligence contro il terrorismo.

Nel 2014 un nuovo livello di sintonia tra i due paesi viene raggiunto con l’elezione di Narendra Modi, leader del gruppo nazionalista Bharatiya Jhanatha Party, che sviluppa con il PM israeliano Benjamin Netanyahu un’amicizia personale coronata dalla visita di Modi in Israele nel 2017 e da quella di Netanyahu in India pochi mesi dopo, all’inizio del 2018. Oltre ai numerosi accordi economici, l’alleanza dei due paesi è attestata anche dal supporto reciproco nell’arena diplomatica internazionale.

L’India si è più volte astenuta dal votare risoluzioni ONU contro Israele come nel caso dell’apertura di un’investigazione per presunti crimini di guerra compiuti da Israele nel 2014 durante l’Operazione Defensive Edge e nel maggio scorso con l’Operazione Guardian of the Walls. Il paese di Modi si è addirittura esposto nel votare contro l’assegnazione dello status di osservatore alle UN ad una ONG palestinese presumibilmente legata ad Hezbollah e alla Palestinian Islamic Jihad. Questa mossa è stata ovviamente ben accolta dall’ ex PM israeliano Netanyahu che l’ha interpretato come un aperto schieramento dell’India con Israele contro il terrorismo di matrice islamica.

Cosa cambierà?

Le ultime elezioni in Israele, terminate con la sconfitta di Netanyahu e la creazione di una nuova alleanza che vede come primi ministri alternati Bennett e Lapid, hanno messo fine al connubio Modi-Netanyahu. Tuttavia, per ora non ci sono segni che le strette relazioni tra India e Israele possano deteriorarsi. Infatti, l’India ha accolto positivamente il nuovo governo israeliano inviando calorose congratulazioni a Bennett. Inoltre, il nuovo PM israeliano non è estraneo alle dinamiche tra i due stati avendo rivestito importanti cariche durante il mandato di Netanyahu. L’unica nota a sfavore è l’instabilità dovuta all’eterogeneità del governo di Bennett. Unendo partiti ed ideologie diverse, il nuovo governo rischia di condurre una politica discontinua allo scopo di mettere d’accordo le diverse opinioni presenti nell’alleanza ma distanziandosi così dalla linea nazionalista di Netanyahu e Modi. Nonostante ciò, per ora, la buona disposizione dei leader sommata agli importanti accordi sulla sicurezza e sviluppo che legano i due paesi fanno ben sperare che i rapporti possano continuare positivamente.

Website | + posts

Mi chiamo Giulia Dal Bello e sono laureata in Lingue, Società e Letterature dell'Asia e dell'Africa mediterranea all'Università Ca'Foscari di Venezia. Ho conseguito un Master in Studi Palestinesi all'Università SOAS di Londra. Mi sono dedicata in particolare allo studio dell'Orientalismo in India e al ruolo delle Organizzazioni Internazionali e dell'UNRWA nell'ambito delle relazioni israelo-palestinese.