La crescita inarrestabile dell’India tra politiche sociali, economiche e finanziarie

Investire o no in India? La crescita repentina della Borsa Indiana: l’indice supera i 50.000 punti

L’economia indiana si sta mostrando negli ultimi anni come la più interessante a livello internazionale. La forte concentrazione della ricchezza privata e le conseguenti differenze di reddito tra classi sociali potranno certamente affievolirsi grazie a una politica industriale e finanziaria a dir poco illuminata, tendente a valorizzare i driver di crescita attraverso l’innovazione tecnologica e la cultura finanziaria. Cultura e innovazione, dunque, al centro della politica economica di un Paese che certamente diventerà un punto di riferimento per aziende e investitori nei prossimi anni e per i tanti start upper che cercheranno di accaparrarsi gli enormi finanziamenti di venture capital che il governo sta dispiegando.

Tutto ciò al fine di segnare un tasso di crescita del Pil a doppia cifra per ancora tantissimo tempo. Secondo “The Economist Intelligence Unit”, in effetti, si stima che nel 2050 il Pil nominale dell’India sarà 30 volte maggiore rispetto al 2014, il tasso incrementale maggiore fatto registrare tra le principali economie mondiali.

Source: The Economist Intelligence Unit

Se consideriamo il rapporto e le interrelazioni tra l’economia reale e quella finanziaria di un Paese dovremmo allora comprendere come, a fronte dei tassi di sviluppo economico testé citati, si avranno ricadute molto interessanti in termini di multipli di Borsa e di sviluppo dei mercati finanziari in senso lato.

In effetti, giovedì 4 febbraio, per la prima volta nella sua storia, il Bombay Stock Exchange (BSE), la più importante Borsa indiana, ha fatto segnare una crescita di 358 punti, superando in tal modo la soglia psicologica di 50.000 punti, e portando la valorizzazione delle società quotate ad un valore pari a $2.75 trilioni (200 trilioni di Rupese Indiane).

Allo stesso modo, il principale indice della medesima Borsa, il Sensex, ha raggiunto lunedì i 51.400 punti, raggiungendo un altro storico traguardo. La Borsa nazionale, Il National Stock Exchange (NSE) al momento rimane leggermente indietro.

Aver raddoppiato il valore dell’indice di Borsa ha rappresentato un vero e proprio sollievo per tutti quegli investitori che avevano subito il crollo del BSE nel mese di Marzo 2020, quando, con l’inizio della pandemia, la capitalizzazione del mercato era crollata a soli 102 trilioni di Rupese indiane.

Aver raggiunto e superato la soglia psicologica dei 50.000 punti, con il principale indice che si raddoppiato in soli 12 mesi, l’economia della “democrazia più popolosa al Mondo” ha dimostrato al Mondo intero una grande capacità di resilienza e una forte ripresa economica sostenuta e sostenibile. Questo traguardo porta attualmente la BSE a classificarsi quale settima Borsa a livello mondiale, con il 2,5% della capitalizzazione globale, livello quest’ultimo molto vicino a quello di Paesi europei come Germania e Francia. Nella sola prima settimana di febbraio, i mercati indiani hanno realizzato una performance in aumento pari al 9.4%.  

BSE e NSE: la crescita delle Borse indiane

A partire dal 2000, le Borse indiane BSE e NSE sono cresciute in modo costante del 15% su base annua, e ciò fino all’avvento del Covid19 che, come noto, ha bruscamente rallentato l’economia mondiale.

La BSE ha raggiunto i 100 trilioni di Rupese di capitalizzazione nel Dicembre 2014, per poi raddoppiare nel febbraio del 2021.

Il sentiment positivo che aleggia sui mercati finanziari indiani è frutto anche del gradimento che i mercati hanno mostrato circa la Legge Finanziaria presentata dal Ministro delle Finanze Nirmala Sitaraman.

Tra i provvedimenti ricompresi in questa Legge per l’anno 2021-2022 (occorre ricordare che l’anno fiscale indiano è ricompreso nel range 1 aprile – 31 Marzo), si annoverano gli investimenti strutturali annunciati dal governo per sostenere la ripresa economica post Covid.

Il governo Modi ha dunque annunciato una Legge Finanziaria che riconosce ampia importanza e priorità strategica agli investimenti in CAPEX, con uno scostamento del deficit di bilancio che dovrebbe aumentare poco più dell’1% rispetto alle previsioni, considerato che i tanti investimenti saranno altresì finanziati attraverso una politica attiva di privatizzazioni di aziende pubbliche.

Considerato che il costo del denaro sui mercati finanziari internazionali è molto basso, la scelta di uno scostamento di deficit programmatico tanto contenuto potrebbe sembrare una scelta alquanto conservativa; in realtà, la scelta conservativa del governo Indiano trova la sua ratio nella opportunità di prevenire, o quantomeno contenere, una possibile ondata inflattiva che potrebbe mettere in seria difficoltà centinaia di milioni di indiani, in un Paese che (è il caso di ricordarlo!) ancora oggi combatte in modo serio la povertà diffusa e una eccessiva concentrazione della ricchezza privata.

I mercati finanziari hanno reagito, dunque, con tantissimo entusiasmo dinanzi a queste scelte allocative di politica economica che, in verità, hanno subito aspre critiche da parte di tanti accademici e studiosi. Ma tant’è!

Gli analisti stimano che la crescita di fatturato delle aziende indiane ammonterà a circa il 70% nel prossimo biennio, stima che viene ritenuta assolutamente corretta da parte degli investitori anche alla luce della politica Keynesiana che il governo, come esposto, sta implementando.

Previsioni più che ottimistiche attengono anche a settori specifici, quali banche e assicurazioni (finora un po’ trascurati), e fanno il paio a regole più flessibili per ciò che attiene agli investimenti esteri.

In relazione al trend di deficit pubblico, il governo indiano ha annunciato un valore pari al 9,5% nel 2020-2021 (era pari al 4,6% nel 2019-2020), per assestarsi poi al 6,5% nel 2021-2022, continuando in tal modo la politica dei forti investimenti pubblici in luogo di un modello di austerity che in Europa ha già ampiamente mostrato i suoi limiti strutturali.

Per la prima volta a partire da 1979, l’economia indiana ha fatto segnare una crescita marginale negativa nel 2020 a causa della attuale pandemia. L’OCSE tuttavia stima la crescita indiana al 10% per il periodo 2021-2022.

Dopo essersi occupato della riforma politica e della riforma agraria, il governo Modi presenta oggi una riforma economica, molto apprezzata dai mercati finanziari e tanto lodata dal direttore executive della IMF per India, Sri Lanka, Bangladesh e Bhutan, Surjit Bhalla, come risulta da un suo articolo scritto apparso sul quotidiano Indian Express.

Altro aspetto molto importante attiene alla conseguente innovazione regolamentare implementata dalla Banca Centrale Indiana, la Reserve Bank of India. Le nuove regole, infatti, permetteranno d’ora innanzi ai privati cittadini di investire direttamente sui titoli del debito pubblico senza l’intermediazione di banche o mutual funds. Gli investitori potranno comprare strumenti diretti e indiretti di debito governativo e partecipare alle aste non competitive, direttamente online, aprendo conti specializzati senza intermediari sotto controllo diretto della Banca Centrale.

Questo mutato modus operandi apre perciò un nuovo canale per il governo che potrà quindi piazzare il proprio debito pubblico direttamente nei portafogli dei piccoli investitori che dovessero trovare interesse a investire nei Titoli di Stato indiani.

L’innovazione normativa voluta dalla Banca Centrale porta l’India nel club dei pochi Paesi (insieme a Regno Unito e Brasile) che consentono al piccolo risparmiatore un investimento diretto sui titoli governativi.

Con i mercati finanziari ai massimi storici, una legge finanziaria “bilanciata”, un piano vaccinale che prevede quasi 300 milioni di persone vaccinate nel 2021 e una Banca Centrale innovativa – ma anche attenta alla tutela del piccolo investitore – l’India si conferma quale mercato più attraente su cui investire oggi e nel prossimo futuro.

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Prof. Fabio Piluso è professore ordinario abilitato di Economia degli Intermediari Finanziari presso l'Università della Calabria e l'Università Magna Graecia di Catanzaro. E' Autore di innumerevoli pubblicazioni in materia bancaria e finanziaria ed è consulente di diverse società pubbliche e private in Italia.

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Vas Shenoy è un studioso di rapporti Europa-India. Durante gli ultimi 22 anni della sua carriera ha lavorato per la gestione di aziende e progetti nei campi della tecnologia informatica, dell’energia rinnovabile e della cooperazione e sviluppo in più di oltre trenta paesi in Europa, Medio Oriente, Africa e Asia collaborando con governi, la Banca Mondiale e enti ONU. Vas è il Presidente dell'Associazione Sākshi e della Glocal Cities ONLUS.