Inseminazione artificiale in India: nessun controllo sui dati

Uno studio del 2017 ha riportato che nel mondo circa il 15% delle coppie in età riproduttiva ha problemi di fertilità, tuttavia, secondo il report pubblicato dal WHO nel 2012, in almeno 190 paesi il tasso di infertilità è rimasto invariato tra il 1990 e il 2010.

In India, l’All India Institute of Medical Science ha dimostrato che il 10/15% della popolazione indiana mostra segni di complicazioni relative alla fertilità. La condizione di infertilità, di cui si parla sempre più spesso decostituendo ogni tabù a riguardo, è un concetto che è stato socialmente accettato soltanto di recente. In molti altri paesi come l’India, le donne sono spesso accusate di essere la causa del non poter avere figli ed in questo caso, la tradizione e i costumi locali permettono al marito di ripudiare la moglie se la donna non è in grado di poter dare alla luce dei figli. In passato ancora non si sapeva che non solo la donna, ma anche l’uomo poteva avere problemi di fertilità. Secondo studi recenti, sia l’uomo che la donna hanno problemi di infertilità al 40%, mentre solo nel 20% dei casi entrambi sono co-responsabili.

Copyright: Sudhir Shetty

Nel 2020, in India si è festeggiato il 42esimo anniversario dalla prima inseminazione artificiale (o IVF, In-Vitro Fertilization) avvenuta nel 1978 a Calcutta che ha dato alla luce Durga, la seconda bambina al mondo nata con questa tecnica dopo la famosa bimba inglese Louise Brown (luglio 1978).

Subash Mukherjee: il medico a lungo dimenticato

ll medico che rese possibile la nascita di Durga fu Subash Mukherjee (1931-1981), scienziato originario del Jharkhand. Nonostante il genio di Mukherjee, la comunità scientifica indiana fu a lungo riluttante nel riconoscere i suoi successi e le sue scoperte cercando di screditarlo, ostacolarlo e impedendogli di presentare i risultati delle sue ricerche all’estero (situazione che lo portò a suicidarsi nel 1981).

Subash Mukherjee a una conferenza nel 1974 Fonte: betterindia

Solo molto più tardi, nel 2002, grazie all’intervento di Anand Kumar, un altro medico che si stava occupando di inseminazione in vitro, l’Indian Council of Medical Research (ICMR) ha ufficialmente riconosciuto il lavoro di Mukherjee, fino ad allora pressochè sconosciuto. Subash Mukherjee non fu soltanto il primo a riuscire nell’IVF ma fu anche il primo ad utilizzare la gonadotropina umana della menopausa per stimolare la riproduzione delle uova ovariche.

Nel 2003, in occasione del 25esimo compleanno di Durga è stata organizzata una funzione in onore di Mukherjee. Nel 2007, la sua vita e lavoro sono stati inclusi nel Dictionary of Medical Biography pubblicato da Wellcome Trust Centre for the History of Medicine, nel quale sono stati citati 1100 scienziati di 100 paesi che hanno contribuito in maniera importante allo sviluppo e al progresso della medicina.

Necessario un database accessibile alle coppie

Oggigiorno in India si svolgono circa 200 mila cicli di inseminazione all’anno e la percentuale di successo varia dal 30 al 35%. L’insuccesso, da cui derivano spesso seri traumi e pesanti conseguenze psicologiche per entrambi i coniugi soprattutto a causa del costo della terapia (che oscilla dai 60 ai 200 mila rupie), è tuttavia molto frequente. Secondo il Centro Americano delle Malattie, del Controllo e della Prevenzione, il tasso di successo delle donne under 35 è del 38.3% scendendo poi al 32% per le donne tra i 35 e i 37 anni. E’ invece del 23.1% per le donne tra i 38 e i 40 e solo del 10.4% oltre la quantina. In India, invece, la situazione appare incredibilmente diversa se si leggono i dati forniti da alcune cliniche private. Il tasso di successo del Go IVF Surrogacy Centre in West Delhi, per esempio, è del 70-80% per le donne under 35 e del 40-50% per le over 40.

In India, negli ultimi anni il numero delle cliniche private che offrono il servizio di inseminazione artificiale è aumentato notevolmente. Tuttavia, non esiste nessun organo istituzionale che controlli e verifichi i dati rilasciati dalle cliniche IVF, che utilizzano tali informazioni in maniera del tutto arbitraria per attrarre la clientela. Ogni clinica può infatti riportare qualsiasi numero o cifra relativa al successo dei suoi servizi, senza che ci sia possibilità di controllare la veridicità di tali informazioni. In India, infatti, non esiste un database centralizzato che raccolga e regolamenti gli standard riguardo l’IVF, perciò le cliniche private possono riportare qualsiasi dato, mentre i clienti non possono accertarsi che i dati sponsorizzati dalle cliniche siano reali e non falsificati. Nel 2017 è stata anche presentata una proposta di legge, l’Assisted Reproductive Technology (Regulation) BIll, che andava a regolarizzare e supervisionare le cliniche IVF assicurandosi che le attività svolte fossero eseguite in totale sicurezza e seguendo principi etici. Tuttavia, questa proposta è rimasta solo una bozza e ancora oggi in India non esiste un registro centralizzato che raccoglie e controlla i dati riguardo l’inseminazione in vitro forniti sia da ospedali che da cliniche private.

Un sistema di controllo di questo tipo è già in uso in Inghilterra, dove le cliniche inviano i loro dati in un registro centrale e le coppie che desiderano provare l’IVF possono accedere al portale e scegliere il centro migliore basandosi sul tasso di successo di una data clinica. In India, l’ICMR ha fondato il National Registry of Art Clinics & Banks in India proprio a questo scopo: creare un database in cui ogni clinica può registrarsi fornendo i propri dati. Malgrado il tentativo dell’istituto, al giorno d’oggi solo 400 centri su circa 1,500-2,000 presenti su tutto il territorio indiano si sono iscritti alla piattaforma.

Piccola Curiosità

Considerato il costo delle terapie di inseminazione artificiale, i governi di alcuni paesi offrono gratuitamenti cicli di IVF a gruppi minoritari e coppie con problemi di fertilità. In Francia, il governo francese offre 4 cicli di terapia alle coppie eterosessuali sposate. In India, l’IVF a titolo gratuito è invece utilizzata per combattere l’infertilità della comunità dei parsi che, attraverso questo programma, è incentivata a riprodursi.

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Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.