Disastro ecologico in Sri Lanka : affonda la nave X-Press Pearl dopo 12 giorni d’incendio

Dopo dodici giorni di rogo, parlare di disastro ecologico in Sri Lanka non è un’esagerazione: anzi, non rende conto dell’ampiezza dei danni causati dalla nave X-Press Pearl.

La nave X-Press Pearl, inaugurata appena quattro mesi fa, ha smesso di bruciare dopo un rogo lungo dodici giorni, iniziato il 20 maggio. Approdata in questa data, il carico di acido nitrico – un prodotto chimico usato per concimare i campi e altamente infiammabile – è andato a fuoco. La nave, immatricolata a Singapore, si trovava in Sri Lanka dopo che l’India e il Qatar hanno deciso di non accoglierla nelle proprie acque. Secondo il Centro per la Giustizia Ambientale, l’equipaggio della nave era a conoscenza della perdita di acido che causò l’incendio almeno dall’11 maggio. Il capitano della nave e l’ingegnere, entrambi russi, sono stati salvati e sono sottoposti a interrogatori dall’autorità dello Sri Lanka. Due giorni fa, il « voyage data recorder », ovvero la « scatola nera » della barca, è stata recuperata : ciò dovrebbe permettere di capire meglio quello che è successo e di risalire ai responsabili di questa catastrofe.

La nave X-Press Pearl
Fonte: EPA

Si tratta infatti di una catastrofe ambientale ed economica che viene ad aggiungersi alla sfida della pandemia che ha duramente colpito l’isola a sud dell’India. La nave, che conteneva oltre 25 tonnellate di acido nitrico, sta riversando nel mare e sulle spiagge dello Sri Lanka il suo cargo e tonnellate di palline di plastica. Le autorità srilankesi stanno facendo di tutto per ripulire le spiagge prima che le palline di microplastica si disgreghino, penetrando ancora più profondamente l’ambiente. Secondo la biologa marina Asha De Vos, gli esperti non sanno che impatto potranno avere queste plastiche sugli animali. Più ancora dei prodotti chimici che si sono riversati nel mare, e che hanno un impatto per lo più locale, il pericolo che rappresenta questa nave sta in questi detriti di plastica. Essi infatti penetrano l’ambiente e viaggiano molto facilmente con le correnti. Secondo De Vos, potrebbero farsi carichi di diverse tossine, che spargerebbero quindi su una vasta area, impattando gravemente l’ambiente e la fauna. In più, in pieno lockdown, le autorità srilankesi non possono neanche fare uso di volontari per ripulire le spiagge.

Collocazione della nave
Fonte: MarineTraffic

L’ambiente non è l’unica vittima di questo incendio: l’aria e l’acqua dovranno essere rigorosamente sottoposte a esami per capire se i fumi rilasciati durante l’incendio di 12 giorni sono pericolosi per la popolazione delle coste tra Negombo e Colombo. La popolazione locale, oltre a essere a rischio a causa di questi fumi, subisce un grave danno economico perchè la pesca è stata proibita fino a data da destinarsi. Joshua Anthony, alla testa del sindacato locale dei pescatori, parla di un “colpo fatale” all’industria della pesca.

Finora sembra che il petrolio presente sula nave non si sia ancora versato nelle acque, una magra consolazione davanti a qualcosa che ha il potenziale, secondo l’ambientalista Dr. Ajantha Perera, di distruggere il fondo marino dell’Oceano Indiano.

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Io sono stato interessato all’India da quando sono piccolo, e se prima guardavo più al cibo che alla filosofia, con il crescere e il maturare mi sono avvicinato allo studio delle lingue e delle culture dell’India. Dopo una formazione generale in Francia, mi sono formato in parte nello studio delle lingue indo-europee, del persiano e dell’ebraico all’INALCO e all’EPHE di Parigi, due istituti universitari francesi. Ora sono studente all’Orientale di Napoli, dove studio il sanscrito. In parallelo, porto avanti una ricerca sulla formazione dello induismo moderno a Parigi.