Afghanistan: La pace getta l’ombra sul futuro delle donne, dei giovani e delle minoranze afghane

Bambina afghana aiutata da un soldato americano
Fonte: Flickr
Mentre il mondo occidentale inizia a scaricare la responsibilità sull’Afghanistan e continua a valutare il ritiro delle truppe NATO il 1° Maggio 2021, l’America e i suoi alleati hanno il dovere di proteggere le donne, i bambini, i giovani e le minoranze afghane, assicurandosi che il paese non torni ad essere un emirato islamico governato dai Talebani e terra di addestramento di terroristi.

“Nessun mujahid avrebbe mai pensato che un giorno avremmo affrontato una situazione del genere: schiacceremo l’arroganza degli imperatori ribelli, costringendoli ad ammettere la loro sconfitta per mano nostra”, ha detto il vice leader dei Talebani, Sirajuddin Haqqani, nell’ultimo discorso.

Quasi ogni giorno, il sito web dei talebani presenta rapporti di presunte defezioni, anche se i dettagli sono probabilmente esagerati. Numeri che non tornano sono anche quelli rilasciati dal governo afghano. “59 membri del personale passano all’emirato islamico”, si legge in un titolo.

Mentre il mondo occidentale si avvicina alla data del 1° Maggio e Biden cerca un modo per giustificare la sua permanenza a Kabul, i Talebani preparano la loro vittoria finale. Possiamo dire che dopo 20 anni l’America ha fallito a domare la tomba degli imperi. Del resto l’Unione Sovietica ci aveva provato nel lontano 1979 e dopo 10 anni si era ritirata, iniziando una guerra civile che ha consegnato Kabul nelle mani dei Talebani e Osama bin laden. L’occupazione è costata agli USA quasi 3 trilioni di dollari e 2500 vite di soldati americani. Anche Biden non vede l’ora di dimenticare questo incubo iniziato da Bush dopo l’attacco del 9 Settembre del 2011 pianificato da Osama bin Laden. Ma nonostante la retorica, cosa succede veramente dopo il ritiro delle forze NATO?

Zablan Simentov è l’ultimo ebreo afghano rimasto. Simentov si prepara a lasciare Kabul a settembre dopo le feste di Rosh Hasanah e Yom Kippur. “Se torneranno i Talebani ci sveglieranno con un schiaffo e ci butteranno via”, dice l’uomo che è sopravvissuto all’occupazione sovietica e alla guerra civile. Lui, ultimo superstite di una comunità che contava 40,000 anime a metà del ‘900, andrà a vivere con la moglie e i figli in Israele da tempo.

La situazione non è molto diversa per le altre minoranze. Negli anni ’80 i Sikh e gli Hindu afghani erano 200.000 mentre ora si contano solo poche famiglie. La maggior parte sono fuggiti negli ultimi anni e quelli che sono rimasti rischiano di essere uccisi o obbligati a migrare dopo il ritiro delle truppe occidentali. Militanti e estremisti attaccano regolarmente i luoghi di culto, uccidono e rapiscono persone per intascare la somma del riscatto. Nel 2001, i Talebani hanno contemplato la possibilità di far passare una legge che obbligava gli Hindu ad indossare un marchio che li faceva distinguere dal resto della popolazione, pratica in uso nella germania nazista.

Ma il problema del ritorno dei Talebani al governo non è solo delle minoranze. Gli Hindu, Sikh, Bah’ai, Ahmediya e l’unico ebreo rimasto sono già pronti a fuggire e rifugiarsi altrove poiché un eventuale ritorno al potere di questo gruppo barbaro significherebbe che sarà applicata una versione mediavale della legge Islamica, la Sharia. Questo si rivela un pericolo soprattutto per l’altra metà della popolazione afghana, le donne. Habiba Sarabi era l’unica donna della delegazione invitata a Mosca che ha rappresentato il governo dei Talebani per discuttere della pace. L’ex invasore, la Russia, sta cercando di mediare una tregua tra il governo e i Talebani, ma non aveva considerato necessario consultare le donne, che in tutti casi saranno contrarie al ritorno dei Talebani al potere.

La fazione estremista guidata dai Talebani uccide ogni giorno donne al potere senza distinzioni: politiche, giornaliste, giudici e funzionari pubblici. Una campagna basata sul terrore che mira a far ritirare le donne dalla sfera pubblica. Sta avendo successo perchè nessun paese tra i mediatori la famosa troika di Russia, America e Cina o Pakistan, sta coinvolgendo donne, giovani o le vittime della violenza nelle discussioni per la pace. Il 43% dei morti civili, vittime della violenza quotidiana nel paese, sono donne e bambini. Il 63%, circa 27,5 milioni di afghani, hanno meno di 25 anni.

Nessuno di questi gruppi, né minoranze né donne o giovani sono stati consultati o invitati per discuttere della pace. I signori della guerra, invece, come il “macellaio di Kabul” Gulbuddin Hemaktiyar hanno una voce grossa sul futuro del paese.

Se le truppe occidentali lasceranno l’Afghanistan il 1°Maggio, ci saranno numerose vittime. Le forze afghane, che oggi perdono 3000 uomini al mese, non riusciranno a resistere alla forza dei Talebani. Nessuno dubita che non ci vorrà tanto tempo per tornare all’età della pietra, l’emirato islamico d’Afghanistan, il sogno di ogni talebano. Un paese dove le bambine non potranno andare a scuola, dove le donne non avranno più libertà. 20 anni di progressi per i diritti delle donne e la loro partecipazione nella società sparirà in pochi mesi. Il 31 Marzo, nella conferenza “Heart of Asia” il Ministro di Affari Esteri Indiano, S. JaiShankar, ha parlato a lungo sull’importanza della pace in Afghanistan, fondamentale per assicurare la pace in Asia. Tuttavia, è stato l’unico leader che ha parlato dell’argomento citando la necessità di non sacrificare i diritti delle donne e dei giovani afghani se si deciderà di includere i Talebani nel governo.

La tomba degli imperi ora rischia di diventare la prigione per milioni di donne e minoranze afghane e le decisioni di Biden, della NATO e dell’occidente avranno un effetto pesante sul futuro dei giovani afghani e anche sul resto del mondo. A parte la perdita umana, l’America ha il dovere di non abbandonare l’Afghanistan.

+ posts