Henné: Dalla mitologia alla medicina Ayurvedica

Henné: mitologia e simbolismo

Vi sarete sicuramente chiesti almeno una volta nella vita, cosa siano e cosa rappresentino quelle bellissime e affascinanti decorazioni di henné sulle mani, sulle braccia e sui piedi di moltissime donne indiane! Considerato che avrete ormai ben capito che tutta la cultura Indiana è permeata dalla mitologia, dal simbolismo e dal misticismo, inizierò a parlarvene raccontandovi di un mito davvero romantico ed affascinante legato al suo utilizzo. Secondo la mitologia indiana infatti, l’henné fu il mezzo utilizzato per far nascere una storia d’amore davvero intrigante: quella tra Shiva, Dio della distruzione, e sua moglie Parvati, che per conquistare le sue attenzioni e riuscirgli gradita, decise di dipingere e decorare tutto il suo corpo con l’henné, così da diventare irresistibile agli occhi del Dio che se ne innamorò perdutamente!

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Tuttora, le decorazioni simboleggiano seduzione e bellezza, ma hanno anche un valore di buon auspicio per i riti nuziali e in generale per il focolare domestico, simboleggiandone la protezione. Si crede che l’henné abbia sempre avuto un significato propiziatorio sia nell’aiutare l’uomo a richiamare il favore delle divinità, sia nel pronosticare il destino stesso. Secondo la superstizione ad esempio, se sul corpo della moglie predestinata la decorazione assumeva il tipico colore rosso brunastro dalle intense sfumature, questo segnalava un sentimento d’amore autentico tra i futuri sposi, poiché spesso l’henné era uno dei primi regali che il marito donava alla donna con cui desiderava convolare a nozze!

Ma cos’è effettivamente l’henné?

Il vero nome dell’henné è “Lawsonia inermis” e si tratta di un arbusto spinoso, originario dell’India occidentale, dell’Asia minore, del Nord Africa e dell’Iran. La specie è stata coltivata in tutto il bacino del Mediterraneo orientale. E’ una pianta che può sopravvivere per oltre 100 anni, produce degli splendidi fiori bianchi e le sue foglie hanno un effetto rinfrescante sulla pelle, motivo per cui sono spesso utilizzate come ingrediente in oli profumati e creme per il corpo.

Esistono diverse varietà della pianta e in India le due principali vengono chiamate rispettivamente Menhadi e Rajani. Il termine indiano”Mehndy”  è anche utilizzato per indicare la decorazione e la pittura con l’henné. Le caratteristiche della pianta derivano soprattutto dalle sue foglie che oltre a tannini, zuccheri e ceneri , contengono una particolare sostanza colorante, il lawsone, dal tipico colore rossastro. Le foglie intere dell’Henné non colorano la pelle, perché il lawsone, conosciuto anche come acido hennotannico, è trattenuto all’interno delle cellule delle foglie e deve essere liberato, tagliando o triturando la foglia,  in seguito messa a macerare in acqua a temperatura di 30 gradi centigradi. In questo modo, il lawsone migrerà gradualmente dalla polvere o pasta di Henné nello strato esterno della pelle o capelli, dove si legherà alle proteine in essa contenute, creando una colorazione visibile.

I differenti usi dell’hennè

L’henné è stato da sempre utilizzato come tintura naturale per i capelli ma in realtà, gli usi della pianta sono molteplici. La Lawsonia, nella medicina ayurvedica, ha un’azione antipiretica, alterativa (ripristina gradualmente il corretto funzionamento dell’organismo) e nervina (calma il sistema nervoso). Secondo alcuni studi si pensa che giovi alle malattie della pelle e che uccida parassiti e batteri, oltre ad avere un effetto deodorante e rinfrescante. Accanto agli scopi cosmetici e medicinali, l’henné è utilizzato per tingere pelli e stoffe.

Il vero significato del Mehndi

L’uso dell’henné è molto antico, risale addirittura al periodo degli antichi egizi (sono state ritrovate polveri di hennè e mummie con le unghie colorate nelle tombe dei faraoni). Il suo utilizzo si è diffuso rapidamente anche in Occidente ma solo come pratica estetica decorativa. Le antiche pratiche indiane inerenti all’uso dell’henné infatti, legano l’ornamento del corpo non solo alla celebrazione della figura umana, quanto piuttosto ad una prova spirituale che rimanda ad un legame tra materia e spirito, motivato perciò da riti religiosi, non certo da vanità o semplice curiosità.

Photo Credits: Josh Rodriguez (Flickr)

Pertanto, si dovrebbe considerare il mehndi come una forma d’arte e di creatività femminile, ma anche come qualcosa che va ben oltre la pura forma, per aprire ad una sorta di dialogo con l’universo. In effetti, occorre tenere presente come la religione, in India, influisca notevolmente sull’artigianato e sulle varie forme espressive: ogni oggetto ha un’anima, così le decorazioni attraverso l’henné racchiudono un’energia positiva collegata al culto e alla spiritualità.

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Mi chiamo Selene Sara Molica e sono laureata in lingue e culture Orientali e Africane, presso l’Università Orientale di Napoli. Durante il mio percorso universitario mi sono dedicata all'apprendimento delle lingue Hindi e Cinese, concentrandomi in particolar modo sull'approfondimento della cultura, delle religioni e della filosofia indiana e della letteratura Sanscrita. Attualmente ricopro il ruolo di coordinatrice presso l'associazione Sakshi e la ONLUS Glocal Cities.