Le elezioni in West Bengal: Narendra Modi vis-à-vis Mamata Banerjee

Bengala Occidentale
Bengala Occidentale (source:whereig.com)

In questo breve saggio, daremo uno sguardo allo svolgimento della campagna elettorale del Bengala occidentale (West Bengal), stato dell’India orientale con capitale Kolkata, che si conferma tra gli stati con le più alte percentuali di votanti nel corso delle correnti elezioni. 

Per ben 34 anni, il governo del West Bengal è stato guidato dal CPI-M, il Communist Party of India (Marxist), subentrato nel 1977 all’Indian National Congress, il partito che portò l’India all’indipendenza e che è stato egemone a livello pan-indiano fino ai primi anni Duemila.

Nel 2011, in seguito a una serie di scandali legati all’espropriazione delle terre per la costruzione di zone economiche speciali, anche il CPI-M ha perso la sua egemonia in West Bengal. A rimpiazzarlo è stato l’All India Trinamool Congress (d’ora in poi TMC), partito nato da una costola del National Congress e guidato da una donna di spicco del recente panorama politico indiano: Mamata Banerjee, affettuosamente conosciuta come ‘Didi’ (‘sorella maggiore’ in lingua bengali), da allora Chief Minister del West Bengal per tre mandati di fila. 

Mamta Banerjee
La Chief Minister del West Bengal : Mamata Banerjee

Nel corso delle precedenti elezioni, quelle del 2019 e del 2021, il National Congress e il CPI-M si sono coalizzati in un fronte di sinistra (Left Front) sperando in un revival per fronteggiare il successo che il Bharatiya Janata Party (BJP), partito storico della destra nazionalista hindu, sta riscuotendo nello stato. Tuttavia, il Fronte è in costante discesa in termini di popolarità, e secondo gli osservatori potrebbe non portare alcun parlamentare alla Camera bassa del Parlamento. Inoltre, stiamo assistendo allo spostamento di molti ex-sostenitori del CPI-M verso il BJP, strategia che, se da un lato porta avanti la storica opposizione dei comunisti al TMC, dall’altro esprime la crescente sfiducia nei partiti tradizionali.

Grafitti Elettorale BJP
Graffito elettorale di un candidato del BJP sui muri del quartiere di Jadavpur, Calcutta sud. Aprile 2024 (foto di Swarnaba Chaudhuri).

Poster elettorale a sostegno di una candidata del Trinamool Congress Party. Calcutta, aprile 2024.
Poster elettorale a sostegno di una candidata del Trinamool Congress Party. Calcutta, aprile 2024.
Poster elettorale a sostegno di un candidato del CPI(M). Calcutta, aprile 2024.
Poster elettorale a sostegno di un candidato del CPI(M). Calcutta, aprile 2024.

In una campagna elettorale che vede sempre più protagonista il BJP, partito del Primo Ministro indiano Narendra Modi, finanche nel Bengala di tradizione laica e democratica, Mamata Banerjee sta portando avanti una campagna dai toni forti e inequivocabilmente diretti contro Modi e gli altri leader del BJP. Ha suscitato molte reazioni un discorso della Banerjee in cui apostrofa Modi ‘śālā’, intraducibile insulto che, secondo alcuni commenti degli spettatori social, poco si addice ad un confronto politico. In risposta, Dilip Ghosh, leader bengalese del BJP, ha evocato uno slogan più volte ripetuto dalla Banerjee durante i suoi rally (i.e. āmi bāṁlār meẏe – sono la figlia del Bengala), con le opportune variazioni a seconda del distretto in cui dibatte, per offendere la memoria di suo padre 

sempre sia incentrato su programmi di partito, ma si configuri spesso come uno scontro verbale.

Sul piano della propaganda, una delle strategie di Mamata Banerjee è stata opporsi al  Citizenship Amendment Act (CAA), un emendamento alla legge sulla cittadinanza che fu accolto con numerose proteste e per questo messo in pausa fino all’anno in corso. Secondo Amnesty International, il CAA pur facilitando l’ottenimento della cittadinanza indiana per le minoranze religiose provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, tra cui hindu, sikh, giainisti, buddhisti, parsi e cristiani, di fatto esclude da questo diritto i migranti di fede musulmana. In questo contesto, va ricordato che il West Bengal è tra gli stati indiani più influenzati dalla migrazione, spesso illegale, dal Bangladesh e dal Myanmar, come dimostra il caso dei musulmani Rohingya, da alcuni anni sotto i riflettori degli osservatori internazionali. Mamata ci ha tenuto a ribadire la sua opposizione alla nuova legge di cittadinanza in un suo recente comizio a Malda, distretto settentrionale del Bengala a maggioranza musulmana. 

Tra gli storici sostenitori del TMC spiccano in maggior numero i musulmani, che costituiscono il 27% dei bengalesi indiani (circa 25 milioni di persone). Sebbene il partito della Chief Minister tutt’oggi governi una porzione rilevante del voto dei musulmani bengalesi, si è assistito ad uno spostamento dei votanti musulmani verso il Left Front e il Congress. Una delle ragioni sembra essere la diseguaglianza sociale che ancora persiste tra la popolazione musulmana, oltre ad un aumento degli scontri interreligiosi, come riporta The Wire.

D’altro canto, durante i comizi del BJP in West Bengal, i principali capi di accusa sollevati contro il governo di Mamata sono la sua politica di ‘appeasement’ verso i musulmani a scapito degli hindu, trasformati in ‘cittadini di seconda classe’, secondo le parole di Modi. Anche Amit Shah, Ministro degli Interni, durante il comizio a Hooghly, ha accusato la Banerjee di aver deviato dal motto ‘Mā, māṭi, mānuṣ’ (Madre, Terra, Popolo) – slogan politico del suo partito – per abbracciare lo slogan ‘Mulla, Madrasa, Mafia’, evocando lo spettro della corruzione e dell’integralismo islamico.   

In conclusione, come altri stati dell’India ad alta concentrazione di musulmani, anche il West Bengal può rappresentare un interessante laboratorio politico da osservare per studiare alcuni dei temi al centro della politica contemporanea indiana e capire quali scenari si apriranno in seguito ai prossimi risultati elettorali.

Daniela Capello
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