Ganesha, il dio più popolare della mitologia indù in tutto il mondo

Una delle divinità più note e venerate del pantheon induista è Ganesha, considerato figlio primogenito di Shiva e Parvati e conosciuto con 108 nomi all’interno della tradizione.

Shiva, Parvati e Ganesha
Shiva, Parvati e Ganesha: Pic

Il dio dalla testa di elefante è venerato dagli induisti soprattutto per il fatto che nei testi sacri Indù è considerato colui che rimuove gli ostacoli e il Signore del buon auspicio. Prima di dare avvio a qualcosa di importante, come un lungo viaggio, un esame, la costruzione di una casa, viene invocato Ganesha per ricevere protezione e aiuto. Per questo motivo, anche tutte le sessioni di bhajan (canti devozionali) cominciano con una invocazione a Ganesha.

Proprio come l’elefante, ognuno di noi dovrebbe imparare a rimuovere gli ostacoli che si presentano lungo un cammino che può essere più o meno tortuoso. Inoltre, per gli Indù, l’elefante è simbolo di autorità e di saggezza.

La leggenda

Alla figura di Ganesha, chiamato anche Ganesh, Vinayaka o Ganapati, come a tutte le divinità del pantheon indù, sono legati diversi miti che variano di paese in paese. Secondo la leggenda più accreditata, il dio sarebbe il figlio di Shiva e Parvati, la quale un giorno, in assenza del marito, miscelò una goccia del suo sudore con dell’argilla, modellò la forma di un bambino e gli infuse la vita. Decise poi di andare a farsi un bagno e ordinò al bambino di non lasciar entrare nessuno ma, poco dopo, sopraggiunse Shiva. Il bambino gli proibì di varcare la porta e Shiva, impulsivo e impaziente, gli tagliò la testa. Parvati fu subito presa da un enorme dolore, perciò Shiva ordinò ai suoi attendenti di porre sul corpo del bambino la prima testa che avessero trovato. La testa era quella di un elefante e, nonostante tutti inizialmente guardassero il bambino con orrore, l’amore di Parvati per Ganesha fece sì che divenne ben presto una figura gradevole, in grado di suscitare profonda simpatia e grazia agli occhi di tutti.

L’iconografia

All’iconografia di Ganesha sono legati innumerevoli simboli e significati:

  • Ganesha è panciuto ed il suo addome tondeggiante rappresenta la pazienza e l’appagamento;
  • le sue orecchie molto grandi simboleggiano l’importanza dell’ascolto per giungere alla conoscenza;
  • sulla fronte porta il simbolo del tridente (passato, presente e futuro) che appartiene a suo padre Shiva;
  • ha quattro braccia che rappresentano la sua attività nei confronti degli esseri: in una mano stringe un laccio e in un’altra un gancio, i quali simboleggiano che Ganesha con l’uno avvicina i suoi devoti a sé mentre con l’altro li allontana da ogni pericolo; con la terza e la quarta mano compie invece dei mudra, quello dell’erogazione di doni (varada mudra) e quello dell’assenza di timore (abhaya mudra). È generalmente raffigurato mentre tiene nella terza mano alcuni dolci indiani rotondi (modaka), ai quali è estremamente affezionato, che rappresentano l’abbondanza;
  • il suo veicolo (vahana) è il topo bandicoot indiano il quale, anche se piccolo, è in grado di distruggere imponenti strutture e di divorare grandi quantità di grano. Il topo rappresenta l’ego e lo spirito della vita e simboleggia perciò la capacità di Ganesha di superare qualsiasi cosa per ottenere ciò che vuole poiché, cavalcandolo, lui ne diviene padrone in senso positivo.

Curiosità e miti

  • Ganesha è considerato lo scrittore del Mahabharata, il più grande poema epico al mondo, che gli è stato dettato dal saggio Vyasa. Ma, mentre Ganesha stava scrivendo ad una velocità prodigiosa, la sua penna si ruppe. Decise perciò di rompersi una zanna e di usarla per continuare a scrivere. Per questo motivo Ganesha è sempre rappresentato con una zanna rotta.
  • Un’antica leggenda racconta che un giorno Ganesha, andando ad una festa per il suo compleanno, mangiò così tanti laddoos (dolci tradizionali a forma di sfera) che, tentando di alzarsi, cadde. Nel vedere questa scena, il Dio luna rise di lui. Furioso, Ganesha maledisse la luna e chiunque la guardasse in questo giorno. Ganesha decide poi di perdonarlo, ma non del tutto: è per questo che, da quel giorno, la luna sarà luminosa solo a intermittenza. In alcuni luoghi, durante la Ganesha Chaturthi (la festa dedicata al compleanno del dio), gli indù evitano ancora di guardare la luna perché credono che non sia di buon auspicio.
  • Un giorno Shiva e Parvati decisero di mettere alla prova i propri figli, Ganesha e Kartikeya, per determinare chi sarebbe stato a prendersi cura delle persone sulla Terra: chi per primo avesse fatto il giro del mondo avrebbe vinto. Kartikeya partì subito sul dorso del suo pavone ma il povero Ganesha aveva come veicolo solo un piccolo topo. Pensò un attimo al da farsi e, nella freschezza della sua innocenza, gli venne un’idea: fece lentamente il giro dei suoi genitori e poi disse di aver concluso la gara. Ganesha spiegò poi che rispettava e amava così tanto i suoi genitori, creatori dell’intero universo, che girare attorno a loro sarebbe stato come fare il giro intorno al mondo. Gli dei decisero che Ganesha aveva mostrato saggezza e lealtà e che perciò meritava di vincere il premio.
Rappresentazione del Ganesh Chaturthi come un balletto in un film di Bollywood
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Mi chiamo Rebecca Della Lena, vengo dall'Umbria ma vivo a Napoli da studentessa fuorisede. Frequento il terzo anno dell'Università L'Orientale e studio Giapponese e Hindi. Mi piace tutto ciò che concerne le culture orientali, soprattutto storia, letteratura e musica!