The Disciple (2020) di Chaitanya Tamhane in concorso per il Leone d’Oro a Venezia

Il regista Chaitanya Tamhane, che con Court (2014) si era aggiudicato il premio della categoria Orizzonti nel 2014ritorna alla mostra del cinema di Venezia con il suo nuovo film The Disciple (2020), in cui la musica è ancora una volta la protagonista.

Il film di Chaitanya Tamhane è frutto di un’attenta analisi del canto classico indiano khyal, termine che deriva dal persiano e significa “immaginazione”. Un khyal è costituito da un repertorio di canzoni brevi (da due a otto linee) chiamate bandish, ciascuna basata su un raga specifico accompagnata da strumenti musicali come la tabla o il pakhawaj (tipica percussione del subcontinente indiano). Un genere musicale che fatica a sopravvivere nell’era della superficialità musicale bollywoodiana, idea ben espressa nella pellicola del regista marathi.

Sharad Nerulkar è un uomo che decide di consacrare la sua vita alla musica, senza riuscire a far successo nel mondo dello spettacolo e a realizzarsi, neanche nella vita privata. Forse non abbastanza talentuoso o capace di scavare nella sua anima alla ricerca della verità, egli non abbandona il suo sogno e continua a collezionare umiliazioni e fallimenti. Eterno sacrificio, eterna ricerca.

Le parole della sua guru, Maai, accompagnano il protagonista ed il pubblico durante tutto il film. Mentre Sharad guida di notte sulle strade deserte, le registrazioni della voce di Maai ereditate dal padre gli risuonano nelle orecchie:

Arrendersi e sacrificarsi. La musica è una ricerca eterna. Nei testi sacri non c’è scritto come interpretare i raga. La musica khyal esprime lo stato d’animo del musicista. Attraverso i raga egli ricerca la verità, liberandosi dall’ignoranza e dai pensieri negativi. Questa ricerca è un percorso lungo e arduo, al termine del quale l’artista si sentirà baciare dalla Dea Saraswati. Gli esercizi non riveleranno la verità. Cantare i raga significa guardarsi dentro con onestà e fare ciò richiede molta forza. La ricerca della verità è difficile, è la ricerca di una vita. Bisogna avere il coraggio di affrontarla perchè crea dolore.

Altri film indiani alla 77a Mostra del Cinema di Venezia: Milestones di Ivn Ayr e Anita di Sushma Khadepaun, entrambi in Concorso per la categoria Orizzonti 2020, esplorano l’intimità di personalità provenienti da background differenti, ma unite dalla solitudine, dalla difficoltà di ‘essere’ e dall’inimicizia della società indiana nei loro confronti.

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Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.