La Musica Di Anouskha Shankar: Un Viaggio fra Oriente e Occidente

Tra le espressioni d’arte culturali più antiche al mondo, vi è indubbiamente la musica.

In India, la musica accompagna la tradizione intrecciandosi con la religione, la filosofia e più genericamente con l’intera  concezione della vita e del mondo, caratterizzandosi per il suo sound misterioso, per la sua atmosfera profondamente meditativa e il suo andamento ipnotico che la differenzia nei suoni e nelle forme dalla musica Occidentale.

Ma vi siete mai chiesti come sarebbe creare un connubio tra la musica tradizionale classica indiana e la musica occidentale?

Ebbene, ci ha già pensato Anoushka Shankar, nata a Londra il 9 giugno 1981 e figlia della leggenda del sitar Ravi Shankar detto “The Godfather of Sitar”, nome attribuitogli da George Harrison.

Anoushka Shankar : Photo

Anoushka incomincia a studiare musica all’età di nove anni aiutata dal padre. Segue l’attività dal vivo del padre e proprio grazie a lui partecipa al Womad festival di Peter Gabriel. Debutta con il suo album, ANOUSHKA, nel 1998 a soli 17 anni. ANOURAG segue due anni dopo, mentre nel 2001 viene pubblicato LIVE AT CARNEGIE HALL. Il lavoro successivo, RISE, esce nel 2005 seguito da KARSH KALE: BREATHING UNDER WATER nel 2007.

A soli 30 anni vantava già di un curriculum da fare invidia a molte star e di collaborazioni con Eric Clapton, Sting, Lenny Kravitz, un duetto con il famoso violinista Joshua Bell e un altro con Mstislav Rostropovich.

Sarà perché buon sangue non mente, o sarà, semplicemente, perché ha avuto il dono del talento, ma Anoushka Shankar è considerata una delle figure di spicco del panorama musicale contemporaneo e della world music.

“Non solo ho imparato da mio padre, sono andata in tour con lui, ho suonato con lui!
E così quando ho iniziato a scrivere da sola, è stata una decisione molto consapevole, volevo scoprire chi sono quando compongo musica” dice in un’intervista con Euronews.

Anoushka Shankar con il Padre Ravi Shankar : Photo

Sulla sua formazione musicale, Anouskha ammette di aver sempre avuto come termine di paragone il livello artistico molto alto raggiunto dal padre, ma con il suo inseparabile sitar, è stata in grado di creare composizioni elaborate che facessero evincere la propria personalità,  trasportando l’ascoltatore in un viaggio fra Oriente e Occidente con felici contaminazioni multietniche.

“Mi piace esplorare strade diverse nella musica, che questo sia esibirsi con mio padre – che è una sorta di ultimate experience nella musica prettamente classica – o con una band che esprime la mia visione diversa della musica classica. Oppure collaborare con artisti d’ogni tipo o con orchestre, mi diverto sempre a fare tutte queste cose.”

Anoushka Shankar: Photo

Negli album di Anouskha Shankar si sentono ritornelli che evocano il Kashmir o il Rajasthan, come tutte le diverse musiche popolari indiane. E poi, allo stesso tempo, si fa anche molta improvvisazione con il sitar.

Altra curiosità sulla giovane artista riguarda il suo strumento musicale, che ha deciso di farsi realizzare su misura!

“Sono state ridotte le dimensioni della base. Io e il sitar ci sedevamo sul pavimento e trovavo che molte parti della base fossero comunque troppo grandi per me… Così ho chiesto che il sitar fosse della mia taglia… Secondo me è bellissimo averlo reso un po’ più piccolo, perchè dà un tono molto leggero, luminoso, bello, dolce, un tono che amo molto”.

Insomma, la parabola degli Shankar è tale da abbracciare tre continenti e almeno sette decadi di storia della musica, ma Anouskha compone per un motivo molto semplice: l’amore e il grande affetto di una figlia verso il padre, proprio per questo la sua musica fa bene allo spirito e al cuore.

Detto questo, non mi resta che augurarvi un buon ascolto!

+ posts

Mi chiamo Selene Sara Molica e sono laureata in lingue e culture Orientali e Africane, presso l’Università Orientale di Napoli. Durante il mio percorso universitario mi sono dedicata all'apprendimento delle lingue Hindi e Cinese, concentrandomi in particolar modo sull'approfondimento della cultura, delle religioni e della filosofia indiana e della letteratura Sanscrita. Attualmente ricopro il ruolo di coordinatrice presso l'associazione Sakshi e la ONLUS Glocal Cities.