I dipinti di V.S. Gaitonde in vendita all’asta: nuovo record nella storia dell’arte indiana

Pittura a olio, 1961
Fonte: Saffronart

La tela a olio del 1961 di V. S. Gaitonde, venduta all’asta per 5.5 milioni di dollari giovedì sera, ha stabilito un nuovo record nella storia dell’arte indiana. L’opera non è solo la più costosa tra i lavori venduti di Gaitonde, ma il suo prezzo è il più alto mai registrato da un artista indiano nel mondo.

I lavori di V.S. Gaitonde (1924-2001), che egli stesso definiva “non-oggettivi”, catturano la profondità del pensiero e della stessa ricerca artistica. La tela del 1961 è una delle ultime opere orizzontali, prima che l’artista passasse definitivamente allo spazio verticale.

Secondo Dinesh Vazirani, co-fondatore della casa d’aste Saffronart, responsabile della vendita dei lavori di Gaitonde, l’estetismo artistico dell’artista nasceva da un profondo stato meditativo in cui si immergeva mentre realizzava le sue opere. Influenzato dal Buddhismo Zen, dalla filosofia hindu e dal minimalismo, le tele di Gaitonde sono avvolte da un aurea silenziosa e da un certo mistero.

Le opere dell’artista sono state esibite in tutto il mondo dagli Stati Uniti al Giappone. Tra il 2015-2016, la mostra new yorkese V. S. Gaitonde: Pittura come processo, pittura come vita è approdata a Venezia, al Guggenheim Museum.

E’ un momento storico non solo per l’India, ma per lo stesso Gaitonde, artista su cui non si sono mai fatti studi approfonditi ed è un punto di svolta per lo studio dell’arte asiatica moderna e contemporanea, che in qualche modo riscrive la storia dell’arte del ‘900.

la curatrice della mostra Sandhini Poddar.
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Laureata Magistrale all’Università di Napoli L’Orientale, ho conseguito la laurea triennale all’Università di Venezia con la tesi “Ascetismo: i rituali della rinuncia”. I miei studi si sono concentrati soprattutto sullo studio della lingua Hindi e Urdu con un particolare interesse verso le religioni e le culture di questi due paesi. L’esperienza di studio presso l’Istituto Nazionale di Lingue e Civiltà Orientali di Parigi (INALCO) mi ha permesso di intraprendere lo studio della lingua telugu che mi ha portato ad avvicinarmi all’India del sud e, in particolare, alla sua evoluzione linguistica, letteraria e politica.